Friday, March 7, 2014

Digital Divide

Digital Divide delle società avanzate (9.9.2013)

 

Che i paesi in via di sviluppo paghino lo scotto di una tecnologia che corre non meraviglia nessuno. Più difficile da capire è la spaccatura digitale nei paesi ricchi e avanzati. Da quando la rete internet è diventata accessibile a tutti e la corsa tecnologica offre ogni giorno di tutto e di più, una cosa è evidente: il divario fra i digitali (nativi o migrati) e i non digitali. Due mondi che convivono senza parlarsi fra loro, con un divario che aumenta, più la tecnologia hardware e software avanza. Ed è incredibile che non si percepisca questa assurda convivenza fra gente che non si capisce, con conseguenze non indifferenti.

  • Se si è digitali non si riesce ad immaginare che si possa vivere senza rete veloce e senza aggeggi per accedervi, accessibili dappertutto. Non si riesce neppure a immaginare che il mondo accademico ad esempio sia poco digitale, o che professionisti con grandi business e responsabilità siano degli analfabeti digitali.
  • Se non si è digitali al contrario (magari si pensa di esserlo perché si usa saltuariamente la posta elettronica)  non si immagina neppure lontanamente le possibilità di conoscenza e di utilizzo di quanto messo a disposizione in rete utilizzino quotidianamente gli “altri”. E tutto continua come se nulla fosse anche se le grane ci sono ma non sono percepite come Digital Divide. Un esempio: i genitori (o gli insegnanti) non digitali sono molto preoccupati e si lamentano coi figli che “passano troppo tempo davanti al computer” non capendo che il guaio è solo che loro non sanno assolutamente cosa sia il mondo a cui hanno accesso i figli e quindi non hanno nessuna possibilità di aggancio con le scelte che questi fanno. E soprattutto non hanno nessuna credibilità.
I’m 64 years old and my wife 62

A casa nostra dove siamo rimasti in due, abbiamo 7 PC sparsi nei diversi locali, di cui due sempre accesi e uno in standby; a questi si aggiunge il mio netbook che fa il pendolare “casa ufficio”, l’ipad di Dani e i nostri due smartphone.
Nessuna mania tecnologica, sono solo elettrodomestici che ci permettono semplicemente di vivere facendo tutto ciò che ci interessa, dalle ricette delle melanzane alla creazione di musica elettronica in solaio. Dai portatili che ti permettono, in cucina o in camera da letto (foto della tecnologia della nostra bedroom), di leggere e scrivere o visionare video da youtube, ai 17 Tb di Harddisk con alcune migliaia di film HD da guardare dal letto o in salotto col proiettore su schermo a parete.


 (3a foto: a sinistra 5 hard disk esterni per un tot di 17 Tb di video/film HD, visibili via rete GigaLan anche al piano di sopra con proiettore su grande schermo)


Migrare verso il mondo digitale

La rogna quasi insormontabile per i non digitali è che l’approccio tradizionale, legato al modello secondo cui quello che non si sa lo si studia, non funziona. Il salto sta nel modo di pensare, o di approccio, e non nelle conoscenze da acquisire. Infatti si può imparare tutto ma è molto più difficile, a volte impossibile, cambiare logica nel proprio schema di acquisizione di elementi di informazione e di rielaborazione di quei dati. L’approccio ludico è quello che funziona meglio: fare cose che divertono e fanno piacere. Su questa spinta giovani o meno giovani possono entrare in una rete che non ha più i punti di riferimento rassicuranti del modello precedente: ad esempio non ci sono più necessariamente luoghi precisi dove andare ad attingere conoscenze (e se anche ci sono questi luoghi non interessa molto sapere il chi sono, cosa fanno e dove sono situati) ma nodi di una rete che intrecciano dati, rielaborando continuamente percorsi e modi di fruizione. Bisogna cambiare logica per approcciare questo fiume di sapere sparso dovunque riuscendo ad addomesticarlo. Train the net

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