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venerdì 27 giugno 2025

Bdim7 per Madre Elisabetta

 Musica elettronica per esprimere bellezza

Oggi Madre Elisabetta del monastero di Cademario compie cinquant'anni e le sue consorelle hanno avuto l'idea di offrirle una raccolta in video di contributi di amici e parenti, sul tema della "bellezza". Testi, musica e canti. Anche noi abbiamo realizzato un video di 4' con un testo di Dani e un pezzo musicale che ho realizzato con diversi strumenti elettronici e acustici elettrificati. 
Ecco la versione solo musicale senza il testo e la lettura di Dani.


L'idea di partenza è stata quella dell'acqua che scorre, che ha ritmo e cambia di intensità sonora a seconda delle variazioni di quantità.
Ho iniziato quindi con una sorta di imitazione dell'acqua della nostra fontana di Vaglio con un Sequencer Arturia Keystep Pro (sembra una tastiera) collegato a un Sintetizzatore Beringher Neutron. Il suono dell'acqua è presente lungo tutto il pezzo.
All'uscita una serie di pedali per effetti: (nell'ordine) Booster, Harmonizer, Chorus, Flanger e Delay
Dall'uscita si va al mixer e all'aplificatore Fender a cui sono collegati anche tutti gli altri strumenti.

Il Sequencer permette di memorizzare delle sequenze di note e di ripeterle in vari modi, sequenze e arpeggi. Ho scelto le note di un accordo Cdim7 (C Eb Gb A) che però gli oscillatori del sintetizzatore hanno abbassato di mezzo tono, quindi Bdim7 (B D F Ab) è diventato l'accordo per tutti gli altri strumenti.
Per poter registrare lo strumento seguente alla  fontana, il Kucho, l'unico non elettrificato, e suonarlo allo stesso tempo in syncro senza avere la registrazione del sintetizzatore in cuffia, ho utilizzato in sottofondo un Tampoura elettrico che dava il ritmo sia al sintetizzatore sia poi al Kucho.
Ho registrato quindi alla fontana il Kucho con un sottofondo di Tampoura elettronico che va anche a batteria. Il Kucho di Okinawa è uno strumento giapponese raro e praticamente introvabile che mi sono costruito nel 2022.

Ho aggiunto la registrazione dello Jouhikko finlandese che mi sono costruito nel 2021 aggiungedovi 15 corde risonanti.

Ho utilizzato due pedali: FreezeWah-Wah. Il Freeze (come dice il nome) congela un suono schiacciando il pedale da pianoforte e mi è servito per avere lungo tutto il pezzo il colpo di archetto iniziale sulle corde di risonanza, con un effetto di bordone.

Poi ho inserito il Theremin e contemporaneamente il canto col Vocoder/Harmonizer.
Il Theremin, inventato quasi casualmente nel primo novecento dall'omonimo fisico russo, è probabilmente l'unico strumento che si suona senza nessun contatto diretto ma solo attraverso l'interferenza dei due campi magnetici (tonalità e volume) con la posizioene delle mani.

Il Vocoder/Harmonizer, Voice Transformer Roland VT-4 qui moltiplica la voce cantata secondo le note codificate in Midi, inviate in questo caso dal mio Sequencer, quindi Bdim7 sulla tastiera.

In fine il violino indiano in plexiglass con 15 corde di risonanza che ho costruito l'anno scorso e tre pedali: Compressor, Whammy e Flanger. Il Whammy in particolare  permette di cambiare instantaneamente tonalità.

È stato quindi un crescendo di strumenti e di "forza dell'acqua" che alla fine si sono interrotti contemporaneamente salvo il Sintetizzatore. Per avere questo finale di tutti gli strumenti contemporaneamente, oltre alla registrazione in cuffia mi sono aiutato con il video su uno schermo dello studio mentre suonavo tutti gli strumenti. Il colpo finale di archetto del Kucho mi ha aiutato molto per raggiungere l'effetto del finale. Mi sono registrato tutti gli strumenti da solo con un registratore audio Zoom e due telefoni usati come telecamere. Un ciak iniziale mi ha permesso di sincronizzare tutto. È  stato divertente. 

lunedì 14 ottobre 2024

The Heart of a Luthier

L'AI canta per me

Da tempo sono fra quelli che si interessano al dibattito e alle riflessioni sull'intelligenza artificiale. La svolta è epocale e complicata perché c'è in atto un rovesciamento di paradigmi che hanno accompagnato l'umanità per molto tempo, quindi trovare l'equilibrio, le soluzioni e la regolamentazione necessaria per questo nuovo assetto é molto difficile e rischioso. Ma non si torna indietro e bisogna che gli "ottimisti" si adoperino perché il buon senso prevalga e la rivoluzione planetaria sia a misura d'uomo. Siccome sono nel campo di quelli che vedono nell'AI il bicchiero mezzo pieno, sono contento di essere nato in tempo per vedere cose carine come quella che racconto ora.

Mio figlio Gioacchino ha scritto un testo su di me con ChatGPT e ha chiesto a suno.com di farne una ballata. Ecco il testo e la ballata. Per far pronunciare alcune parole ha dovuto "correggerle" come Giger (l'artista H. R. Giger) con Geegher!

"The Heart of a Luthier"
(A Ballad for Roby)

[Verse 1]
In the quiet hills of Ticino,
Where the rivers softly flow,
There’s a man whose hands bring life
To what others might not know.
With his tools and gentle touch,
He restores what time’s left behind,
Asian strings, or maybe a drum,
If it’s broken, to Roby it’ll hum.

[pre chorus]
Don’t ask him to dinner or a social event,
He’d rather be home with incense scent!

[Chorus]
He’s got more movies than he’ll ever see,
Thousands of tapes, now all in HD,
Harley rides, and Hendrix jams,
Escher prints and Giger’s hands.
Oh, Roby Noris, life’s your stage,
Tech-savvy wizard at any age.
With raglio dell'asino in your ears,
You're rocking through your golden years!

[Verse 2]
The world outside may rush away,
But he prefers the quiet stay,
He worries sometimes, about people’s lack,
Of passion, of drive, of motivation’s track,
But Roby, don’t fret, you’re showing the way,
By living your life with gusto each day.

[Chorus]
He’s got more movies than he’ll ever see,
VHS turned to USB.
Harley rides, and Hendrix jams,
Escher prints and Giger’s hands.
Oh, Roby Noris, life’s your stage,
Tech-savvy wizard at any age.
With raglio dell'asino in your ears,
You're rocking through your golden years!

[Bridge]
You see a world that’s lost its spark,
Where people stumble in the dark.
But you still dream, you still believe,
In what the heart and mind can weave.
With music, with hope, you build anew,
A chair, an instrument, a brighter view.
And though you stay away from crowds,
Your presence lifts us all somehow.


Traduzione italiana


“Il cuore di un liutaio”
(Una ballata per Roby)


[Strofa 1]
Nelle tranquille colline del Ticino,
dove i fiumi scorrono dolcemente,
C'è un uomo le cui mani danno vita
A ciò che altri non sanno.
Con i suoi attrezzi e il suo tocco gentile,
ripristina ciò che il tempo ha lasciato,
uno strumento orientale o forse un tamburo,
Se è rotto, per Roby vibrerà.

[pre-coro]
Non invitatelo a cena o a un evento sociale,
preferisce stare a casa con il profumo dell'incenso!

[Coro]
Ha più film di quanti ne vedrà mai,
Migliaia di cassette, ora tutte in HD,
girii in Harley e jams di Hendrix,
stampe di Escher e mani di Giger.
Oh, Roby Noris, la vita è il tuo palcoscenico,
mago della tecnologia a qualsiasi età.
Con il raglio dell'asino nelle orecchie,
Sei in grado di vivere magnificamentei tuoi anni d'oro!

[strofa 2]
Il mondo fuori può correre via,
ma lui preferisce rimanere tranquillo,
A volte si preoccupa della mancanza nella gente,
di passione, di slancio, di motivazione,
Ma Roby, non preoccuparti, stai mostrando la strada,
vivendo la tua vita con gusto ogni giorno.

[Coro]
Ha più film di quanti ne vedrà mai,
VHS trasformati in USB.
Giri in Harley e jams di Hendrix,
stampe di Escher e mani di Giger.
Oh, Roby Noris, la vita è il tuo palcoscenico,
mago della tecnologia a qualsiasi età.
Con il raglio dell'asino nelle orecchie,
Sei in grado di vivere magnificamentei tuoi anni d'oro!

[Bridge]
Vedi un mondo che ha perso la sua scintilla,
dove la gente inciampa nel buio.
Ma tu sogni ancora, credi ancora,
in ciò che il cuore e la mente possono tessere.
Con la musica, con la speranza, costruisci di nuovo,
Una sedia, uno strumento, una vista più luminosa.
E anche se stai lontano dalle folle,
la tua presenza ci solleva tutti in qualche modo.







lunedì 29 luglio 2024

75 anni

Buon compleanno a me



75 anni sono un bel traguardo che fa più effetto quando ne hai magari 20 di meno, rispetto a quando li hai davvero e non ci ttrovi proprio niente di strano. Poi pensi a Mick Jagger che ne ha già 80 e corre avanti e indietro sui palchi di mezzo mondo, e sposti così il tuo eventuale traguardo un po' più in là.
 
Non ho l'abitudine al rimembrare, al ricordare il passato e non lo faccio quindi neppure oggi. In sintesi posso dire di aver vissuto bene questi tre quarti di secolo. Vista la progressiva archiviazione del passato per cui non so bene se quello che si racconta della mia giovinezza sia un mio vissuto o un innesto del mio programmatore, le memorie di qualche nipote, posso affermare con assoluta certezza che almeno l'ultimo mezzo secolo che ricordo abbastanza, é stato davvero caratterizzato da un sentimento di pienezza e sostanzialmente di felicità. 
La valutazione centrata sul presente, sulla percezione di ciò che vivo istante per istante in una sorta di proiezione su ciò che avviene successivamente, in divenire quindi, é il compimento armonico di ciò che mi appare giusto e bello. Traduco il sentimento di pienezza in una percezione di un ordine di cose messe al loro giusto posto. Potrei forse dire con mal celata presunzione che si compie ciò che é giusto e armonico. 

Non é estraneo a questo "sentire", la percezione del bello che appaga, che completa; metti i pezzi del tuo puzzle uno dopo l'altro al loro posto. 
La bellezza e la percezione del bello mi ha sempre accompagnato, almeno credo (mi pare), ma in questa fase della vita questa dimensione é prepotentemente presente. Nella musica che occupa uno spazio importante, soprattutto nell'ascolto ma anche nel costruire strumenti a corde e ad arco e poi strimpellarli producendo persino suoni interessanti.

Ma l'aspetto centrale della bellezza é senza dubbio la percezione dell'alterità nella persona che condivide il mio peregrinare, che guarda con benevolenza quello che sono nel profondo, sicuramente anche in ciò che io non conosco bene di me stesso. Questa presenza straordinaria, nel senso più letterale, oltre l'ordine immaginabile, in qualche modo rende ragione del bello che mi circonda e che posso cogliere. Il piacere e la gratitudine di poterle vivere accanto.

A 75 anni é bello fare delle cose speciali, come costruire una poltrona design (Joe Plush) per mia nipote  che rappresenta "la descendance"; in clima da Olimpiadi (che non mi interessano) c'é una sorta di passaggio ideale di testimone fra ciò che vivo e ciò che sarà la sua vita da grande e il suo sguardo sulla realtà.

Buon compleanno a me

venerdì 29 marzo 2024

Venerdì Santo

Bisogno di trascendenza e di riti


Il venerdì Santo è un esempio di quei momenti liturgici che possono dare senso all'affermazione "La bellezza conduce a Dio" quando si ha la fortuna, sempre più rara, di viverli in luoghi dove l'attenzione al dettaglio, i gesti della liturgia e i canti, sono particolarmente curati, con gusto e rigore nella tradizione. Oggi a Cademario, nel monastero di clausura delle suore Clarisse, i silenzi, i gesti e il canto, costruivano quel rito che ha il sapore di una risposta adeguata a un bisogno profondo di trascendenza. Si tratta di una esperienza sensoriale accompagnata dalla riflessione della parola che, pur austera nella forma, riempie di serenità; lo stato di benessere credo sia paragonabile a ciò che si può raggiungere con diverse discipline orientali.

La relazione tra bellezza e spiritualità espressa nell'affermazione "La bellezza conduce a Dio", che chatGPT attribuisce a una lista nutrita di filosofi e teologi, penso esprima bene questa esperienza di benessere e di pace interiore che una liturgia particolarmente curata può produrre. A Novosibisk in Siberia 25 anni fa ho assistito a una liturgia bizantina straordinaria, di alcune ore, con tre cori che si alternavano su tre piani della chiesa: era stata una di queste incredibili esperienze dove il connubbio bellezza-spiritualità è palpabile.

Purtroppo il mondo cattolico nel tentativo di democratizzare e soprattutto di far partecipare il popolo, ha perso di vista la ricchezza che la tradizione secolare ed austera aveva come espressione del bello che conduce a Dio, e quindi la stragrande maggioranza delle chiese oggi, con brutti canti sguaiati e chitarre grattanti, distrugge sistematicamente ogni possibile espressione del "bello" liturgico.

Sono particolarmente grato a chi, come le Clarisse di Cademario, mette un grande impegno per recuperare questa straordinaria ricchezza offerta dalla tradizione. Non sono individui fuori dal comune, non sono extraterrestri, sono persone che hanno colto quanto possa essere coinvolgente una riproposta rigorosa ed equilibrata dell'espressione liturgica tradizionale.

Mi rammarico che poche persone purtroppo abbiano accesso a queste opportunità, ma ciò fa parte di un processo di semplificazione e di appiattimento che tocca un po' tutte le forme di comunicazione e di espressione artistica di questa epoca di paradosso, fra una possibilità teorica di accesso a tutto, come gli esseri umani non hanno mai avuto nella loro storia, e la difficoltà ad accettare che solo attraverso un percorso di lavoro pedagogico e di fatica, si può accedere a qualunque forma di conoscienza.

L'impegno di chi si prodiga per offrire espressioni di bellezza che tendono alla trascendenza, oggi è un compito profetico che va supportato con profonda gratitudine.

   

giovedì 7 marzo 2024

Thanks Stanley


25 anni fa moriva Stanley Kubrick
(7 marzo 1999, settantenne)


Su Kubrick sono state scritte un’infinità di cose e realizzati numerosi documentari. Inutile provare ad aggiungere altro non avendo nessuna autorevolezza o competenza per farlo.
Mi limito quindi a esprimere la mia gratitudine per le emozioni e per le riflessioni che questo maestro del cinema mi ha regalato. Studenti a Parigi, con Dani avevamo visto 2001 Odissea nello spazio, del 1969, ed era stata la svolta del cinema di fantascienza che conoscevamo, e un’occasione di riflettere sulle questioni esistenziali che quel viaggio nello spazio proponeva. Forse una tappa paragonabile è stata solo diversi anni dopo, nel 1982, con Blade Runner.
La tecnica assolutamente perfetta - non esisteva ancora la grafica computerizzata - che tiene perfettamente anche dopo 55 anni, allora era stata incredibile, una novità neppure lontanamente immaginabile. Penso che la mia passione per il cinema sofisticato che fa spettacolo sia nata lì. La scelta della musica, anche in questo Kubrick è stato geniale, aveva fatto fare al mezzo cinematografico un salto con quel linguaggio audiovisivo ipnotico che poteva incantare su due piani sensoriali.

Gli altri capolavori come Arancia meccanica, Barry Lindon, Shining e Full Metal Jacket non hanno fatto altro che confermare come Kubrick fosse il mio regista preferito che ad ogni soggetto nuovo aggiungeva un bagaglio di approfondimenti e raffinatezze di linguaggio. Li ho visti e rivisti, sempre scoprendo dettagli ricchi di quella ricerca maniacale della perfezione.

Ma il film che più mi ha colpito e intrigato, è l’ultimo, il più complesso, il suo testamento, Eyes Wide Shut. Kubrick, Pur mantenendo intatti molti elementi della storia originale dell’austriaco Arthur Schnitzler, Traumnovelle, nella sua trasposizione newyorkese in epoca contemporanea, peraltro realizzata a Londra, l’ha trasformata in una riflessione personale sul rapporto tra realtà e sogno, ma in particolare sull’amore di coppia. Mi sono chiesto se non fosse l’ultima dichiarazione a sua moglie. È morto una settimana dopo aver presentato il film agli attori e alla produzione, probabilmente consumato da quell’impegno che forse gli ha chiesto anche l’ultimo respiro.

Mi hanno fortemente colpito e commosso diversi passaggi dei colloqui fra la coppia dei protagonisti, da cui emerge la necessità di scavare nel profondo di una relazione che va costruita continuamente rivoluzionando i parametri dati per scontati in una prospettiva da reinventare, fondandola su una fedeltà al rapporto con l’altro. Ma è Alice – una Nicole Kidman da Oscar – che riesce a tirare le fila di questo sguardo carico di speranza nonostante tutto, perché non è tanto importante distinguere ciò che è sogno da ciò che è realtà ma, da sopravvissuti, fare i conti con la verità del rapporto di coppia.

Il compositore György Ligeti, che ritroviamo in diverse scene di 2001: A Space Odyssey e Eyes Wide Shut, dice nel documentario "Stanley Kubrick: A Life in Picture" che era colpito da come Kubrick avesse capito il senso profondo della sua musica: in particolare raccontava che il pezzo “Musica Ricercata” usata nella seconda parte dell’orgia di 
Eyes Wide Shut quando il protagonista-intruso viene scoperto, un passaggio drammatico, l’aveva scritta sotto Stalin non potendola rappresentare in pubblico, per esprimere l’idea di una pugnalata al dittatore.

Grazie Stanley

lunedì 25 dicembre 2023

Corde simpatiche su un Plock Fiddle

Trasformazione di un Plock Fiddle


A Natale ho finito la trasformazione del mio Plock Fiddle, strumento tra la viola e il violino suonato verticalmente.
Il lavoro è stato fatto nella falegnameria/stalla che fa da sfondo al nostro presepe davanti a casa a Vaglio. Una sorta di omaggio a San Giuseppe falegname.

Ho comperato recentemente un Plock Fiddle da un musicista tedesco appassionato di strumenti a corde.
Ecco lo strumento prima e dopo la trasformazione.

Ho aggiunto 16 corde di risonanza, corde simpatiche che entrano in risonanza da sole col suono delle corde principali. Ho rifatto il ponticello, il capotasto, e ho riverniciato tutto lo strumento.
La storia del Plock Fiddle, ammesso che sia tutto vero, è curiosa. Compare in Polonia nel 1600 probabilmente da una contaminazione turca, ma presto scompare. Rimangono degli schizzi e negli anni 80 del secolo scorso, in uno scavo, se ne trova un esemplare nella cittadina di Plock, da cui il nome dato allo strumento. Alcuni liutai allora lo ricostruiscono e comincia a essere suonato sia per musica popolare che classica. È conosciuto anche come Suka e ne ho visto almeno due varianti a 5 e 6 corde. Maria Pomianowska è una musicista polacca che ha contribuito molto alla diffusione del Plock Fiddle.

Siccome spesso è suonato con note lunghe e suonando assieme più corde, ho pensato che ci vorrebbero proprio delle corde simpatiche per prolungare quel tipo di sonorità. È anche vero che di per sé aggiungerei corde simpatiche a quasi tutti gli strumenti a corde e soprattutto ad arco, ma questa è una mia fissazione da quando negli anni sessanta ho scoperto il sitar e la musica indiana.
Ecco l'inizio del progetto della struttura per aggiungere le 16 corde di risonanza e la realizzazione del supporto in legno coi 16 buchi per i piroli.

Ho costruito una chiave in legno per poter girare i piroli molto vicini.

La verniciatura ha richiesto come sempre molto tempo; prima un colore fatto con una base scura a cui ho aggiunto polvere rossa e poi molti strati di vernice trasparente con pennello soffice, intercalati sempre da carta abrasiva finissima, non oltre comunque la 1500.

Il progetto di ponticello e la sua realizzazione sono state la fase più delicata e complicata. Sono partito da un'immagine trovata in un video. La particolarità di questo ponte è che il Sound Post (l'anima) fa parte del ponte e si incastra in un incavo della tavola armonica superiore, mentre normalmente è un pezzo separato incastrato fra
la tavola armonica superiore e il fondo dei violini e violoncelli.

Ho poi modificato il progetto iniziale inclinando la parte del ponte dedicata alle 16 corde simpatiche, per evitare che l'archetto le toccasse quando lo si inclina per suonare solo le prime corde principali basse.

Ho rifatto il capotasto in osso incollando due pezzi per chitarra. L'ho fatto alto la metà di quello di legno originale che credo fosse sbagliato visto che la tecnica usata da diversi musicisti è quella di toccare il manico con i polpastrelli mentre si schiacciano lateralmente le corde con le unghie. L'originale alto il doppio rendeva impossibile questa modalità.

Ho preso come riferimento alcuni ponticelli nei video su youtube, la mia principale 
irrinunciabile fonte di informazioni tecniche.


Avendo abbassato il capotasto ho dovuto mettere dei piccoli meccanismi a rotelline (per chitarra elettrica) per tenere basse le corde dando la giusta inclinazione verso il capotasto. Ho anche spostato i due piroli delle corde basse, la prima e la seconda, che intralciavano il passaggio delle corde simpatiche.
Ed ecco il sistema dei 6 piroli principali e i 16 delle corde simpatiche.

In fine, in perfetto spirito Eco Recycling, da un pelapatate rotto ho ricavato una leva per tenere abbassata la cordiera (per violino 1/2) delle corde simpatiche.



Accordatura dopo  alcune prove: 
6 corde principali: F2 Bb2 F3 Bb3 F4 C5
16 corde simpatiche: intervalli di mezzo tono da Bb3 a C#5

In ambiente gotico


domenica 10 dicembre 2023

Pittura e anelito di infinito

 Mostrare l’evidenza del trascendente


La copertina della rivista di Caritas Ticino di Natale é una natività del fiammingo Petrus Christus (1410-1475) di Bruges. Chiara Pirovano conclude la presentazione di questo dipinto con una sottolineatura che mi colpisce profondamente relativamente al contesto culturale e religioso che stiamo vivendo.
"......la Natività del nostro artista risponde con elegante naturalismo paesaggistico e virtuosismo formidabile nella resa dei dettagli, a quel desiderio innato negli artisti fiamminghi del Quattrocento con cui cercarono a più riprese di “mostrare l’evidenza del trascendente nella realtà contingente” (C.Pescio) assecondando quel sentimento, oggi atterrito da un’assordante secolarizzazione, che attraverso l’arte dava forma e figura, sin dal medioevo, al divino partendo dalla natura imperfetta."

Di fronte all'incanto che provo guardando opere d'arte di questa caratura, di fronte ai fiamminghi che mi affascinano, mi chiedo cosa significhi oggi “mostrare l’evidenza del trascendente nella realtà contingente, assecondando quel sentimento, che attraverso l’arte dava forma e figura al divino, partendo dalla natura imperfetta."
Sento che la bellezza e l'esperienza del bello, caratterizzano in modo inequivocabile la struttura umana che vive un anelito d'infinito anche quando questo non è percepito coscientemente. Gli esseri umani si distinguono per questa peculiarità nel poter cogliere un desiderio profondo di raggiungere un orizzonte senza confini per rispondere a un bisogno originale di completezza impossibile con la sola comprensione umana della realtà.

I fiamminghi del quattrocento, ma non solo, osavano rappresentare "l'evidenza della trascendenza" nella realtà che li circondava, una realtà imperfetta carica di limiti ma utilizzabile per dare "forma e figura al divino".

Cosa non funziona più? Perché non sappiamo più osare tanto? Non credo sia una questione di fede, anche se una cultura secolarizzata mette a dura prova i presupposti di un modello di vita religiosa centrato sulla figura di un Dio fattosi uomo. Credo però che la questione nodale sia più laica ed abbia a che vedere con una incapacità ad ammettere che l'anelito di infinito sia radicato profondamente nella natura umana. Siamo in balia di una cultura possibilista, relativista, dal ventre molle, che privilegia il "politically correct" di fronte a una possibile verità assoluta totalmente misconosciuta. Siamo arrivati alla "cancel culture". Togliamo goffamente i simboli religiosi per non offendere quelli di altre confessioni mentre neghiamo così a tutti la possibilità di credere in qualcosa. Siamo orfani di un pensiero sano.

Forse contemplare oggi, lasciandoci emozionare, opere che appartengono a una cultura che osava “mostrare l’evidenza del trascendente" ci può aiutare a riscoprire la nostalgia di un anelito nascosto nel profondo di noi stessi.

domenica 29 ottobre 2023

Dal Dilruba al Taus


Se hai un Dilruba ma desiderassi avere un Taus?

Una domanda sibillina, non sono in molti a porsela, forse qualcuno in India, chissà. Io avendo da anni un Dilruba, quando ho scoperto l'esistenza del Taus, che è all'origine del Dilruba, avrei voluto proprio averlo nella mia collezione di strumenti. Ma è piuttosto caro e poi mi son detto che si poteva tentare la trasformazione del Dilruba: una sorta di ritorno alle origini.

Ma vale la pena di tornare indietro nella storia: Il sesto dei dieci guru della religione Sikh, il principe Guru Hargobind (1595 –1644), passeggiando in un bosco sentì cantare un pavone, ne fu incantato e subito chiese di costruire uno strumento che riproducesse quel suono stupendo. Così, storia o leggenda che sia, nacque il TAUS che significa "pavone". E in effetti col Taus - o col Dilruba - si riesce a riprodurre un suono abbastanza simile al canto o piuttosto alle grida del pavone.
Il Taus sembra un piccolo sitar indiano, con cassa principale in legno - e non la zucca del sitar -, ma la grande differenza è che si suona con l'arco che quindi dà sonorità particolari, allungate e direi ipnotiche. 


Sono sempre più attirato dalle sonorità degli strumenti a corde suonati con l'arco piuttosto che con una penna o con le unghie. E in fondo mi piacciono molto i suoni "slide" ottenuti strisciando oggetti lisci sulle corde, perché hanno qualche similitudine coi suoni ottenuti con l'archetto.

Riprendendo la storia, si scopre che un altro principe sihk, il decimo e ultimo guru "umano" Sikh, il Guru Gobind Singh (1666 –1708) trasformò il Taus in Dilruba.

Praticamente si é tolto il pavone, per semplificare lo strumento che veniva utilizzato anche in guerra e trasportato a cavallo.



Ho cominciato a documentarmi sulla forma vera del pavone che volevo costruire.


Devo dire che i Taus moderni, anche quelli di prezzo elevato, hanno ridotto il pavone a una specie di coperchio decorativo, appiattito da togliere facilmente, che ha fatto perdere la corporeità 3D dei pavoni dei Taus antichi che si vedono nei musei.


Ho quindi cercato un po' di immagini di Taus antichi.


Ho disegato uno schizzo di riferimento per preparare i pezzi di legno da incollare dando quindi spessore al pavone.

E ho ordinato, come sempre da Aliexpress, le penne di pavone per la coda e per la cresta.

Ho tagliato i pezzi di legno, li ho incollati e ho cominciato a lavorare il blocco di legno.


Ho realizzato un incastro per poter togliere il pavone quando si devono cambiare le corde. È piuttosto macchinoso ma funziona e il pavone é stabile e sembra un pezzo unico con lo strumento anche quando si manipola energicamente il tutto.


Disegno e scultura con un utensile interessante per realizzare la testa e il becco. Alla fine la pittura con un colore che ho fatto fare sul modello dello strumento, molto costoso ma non preciso, per cui ho dovuto aggiungere un po' di nero.


Ho costruito il supporto per la coda del pavone.

La cresta poi con l'adattamento della lunghezze delle piume

Ho voluto aggiungere una piccola zucca secca al manico come risulta su alcune immagini di Taus. Si tratta, come per altri strumenti come ad esempio il Sitar, di una cassa di amplificazione visto che il manico é cavo. L'effetto si sente. Ho trovato online una piccola zucca decorativa e l'ho adattata e bucata. Ho avuto qualche difficoltà con la verniciatura perché la superficie della zucca non é per niente porosa e la vernice non attacca.



Alla fine ho aggiunto due piedi metallici cromati al pavone - con gommini di piede di violoncello - per aumentare la stabilità dello strumento mentre lo si suona. 


E per la stessa ragione ho adattato una specie di supporto "da spalla" fatto con un pezzo di vecchio archetto, e persino una piccola cintura di stoffa, perché l'aggiunta della zucca rende impossibile tenere lo strumento nella posizione che permette di suonarlo normalmente appoggiandolo alla spalla sinistra.