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mercoledì 28 maggio 2025

Un figlio compie 50 anni

Buon compleanno Elia


Se hai 5 figli e il primo, nato quando ne avevi 26, compie 50 anni significa che di strada ne hai fatta un bel po'. Poi siccome la vita media si è allungata parecchio, dimunuisce la percezione del tempo passato e della condizione di anziano che tutto sommato sembra ancora da definire in rapporto a chi ha passato i novanta e se la cava. Sensazione strana ma gratificante nel guardare a un figlio cinquantenne che mi sembra vivere bene il suo mezzo secolo con una bella famiglia. Il gioco della "descendance" con una nipote adorabile, fa riflettere su come siamo costruiti per scrivere quel pezzetto di storia dell'umanità che ci è affidata.
 
Probabilmente ciò che resta negli esseri umani dell'istinto di consevazione della specie condizionano quella percezione residua della responsabilità dei genitori nel garantire la sopravvivenza dei figli: questo credo si manifesti in una falsata considerazione dei figli che ci appaiono sempre non abbastanza grandi da essere lasciati andare per conto proprio, come se avessimo sempre un ruolo attivo. Evidentemente non è vero ed è ben poco razionale, lo sappiamo, ma siamo bravi a mascherare a noi stessi questa relaziona anomala che in modo poco coscente da qualche parte è presente. Sicuramente più siamo cartesiani per temperamento, e meno questa percezione strampalata del nostro presunto ruolo si manifesta, ma da qualche parte credo rimanga anche se assopita.

Con gratitudine, affetto e orgoglio paterno, guardo Elia, "altro" da me, forse sempre più "altro" da me, che scrive il suo pezzo di storia. È affascinante questa percezione dell'alterità in un rapporto affettivo, dove lo stupore è forse la caratteristica più evidente.

Una magnifica festa in giardino con 70/80 persone venute anche da lontano, belle persone, vivaci, simpatiche; con Giona abbiamo grigliato una montagna di carne e qualche spiedino vegetariano. Giocando con un Sequencer, un sintetizzatore, un Theremin e numerosi pedali per effetti, ho partecipato a un pezzo musicale assieme a Alice al trombone e Antonio alla batteria, per accompagnare un improvvisato coro, il tutto, a tratti, come sfondo per accompagnere la lettura di Mila dei testi augurali delle tre donne di Elia: mamma, moglie e figlia. Molto carino e sembra sia piaciuto davvero.


martedì 1 aprile 2025

Alterità e amicizia

70 anni di un’amica

A 70 anni se hai vissuto con intensità i rapporti con quelli che hanno attraversato il tuo cammino, puoi avere amici da mezzo secolo. Un’amica ha voluto festeggiare questo traguardo con quelli che più da vicino hanno condiviso un pezzo di strada. Ci ha riuniti quindi, un gruppo ristretto, in un luogo austero carico di storia per una cena.

A un certo punto della serata ha preso la parola, hanno spento la musica di fondo, e ha fatto il giro di tutti i convitati indirizzando a ciascuno un pensiero a partire dalla storia di amicizia, con aneddoti, e molte considerazioni su ciò che ha caratterizzato la relazione con ciascuno. Ne è risultata una carellata di approfondimenti sul tema dell’amicizia e dell’amore, come se ci fosse un canovaccio per una lezione. Ma ricucendo i ricordi e in particolare sottolineando gli elementi più caratteristici di ogni relazione ne è risultato un percorso di una vita attraverso gli incontri con quegli amici di lunga data.

Indubbiamente la sensibilità e l’attenzione di questa persona che si è raccontata attraverso il suo sguardo sulle persone diventate suoi amici, sul fratello e sul marito, sono stati gli elementi determinanti di quel momento particolarmente bello, commovente e gratificante, ma credo che in quella scelta di una modalità particolare per comunicarci il suo affetto abbia giocato anche una pedagogia di vita che permette di cogliere i dettagli che a molti sfuggirebbero.

Credo si possa dire che in quella mezz’ora ci fossero gli elementi di riflessione per un approfondimento della questione nodale dell’alterità. La saggezza che volente o nolente ti ritrovi sulle spalle a 70 anni se hai saputo raccogliere gli input per capire il significato dell’alterità, probabilmente ti ha fatto fare anche qualche passo per rispondere agli altri quesiti fondamentali dell’esistenza: da dove vengo, chi sono, dove vado.

Mi colpisce sempre partecipare a occasioni dove sento la forza di un pensiero sano che è sempre vincente nonostante sia statisticamente minoritario. Come in uno scenario di un film scritto bene, il pensiero sano si accompagna con una sorta di armonia che esprime la bellezza del creato, della realtà che ci circonda. 

Bellezza anche nella sofferenza quando si riesce a cogliere l’essenziale, ciò che è davvero essenziale. Un’amica che non ha potuto venire perché molto ammalata ha partecipato un po’ in remoto e mi sembrava perfettamente integrata in quel momento di racconto della vita che vale sempre la pena di essere vissuta pienamente.

Ho una profonda gratitudine per poter avere diverse occasioni dove la riflessione permette di cogliere i nodi essenziali di una esistenza felice. Perché di questo si tratta, la ricerca della felicità, che esiste ed è per certi versi a portata di mano: è dove si trovano le risposte di senso legate all’alterità. Quello che poi in termini semplici chiamiamo amicizia.

martedì 15 ottobre 2024

Ricordando Giacomo Contri

La pulsione di morte come lavoro per morire


Il 21 gennaio 2022 moriva Giacomo Contri, l’amico saggio che mi ha aperto lo sguardo sul punto nodale dell’esistenza: il pensiero sano. Spesso mi ritrovo a riflettere su questa questione che è carica di prospettive e di speranza perché il patrimonio straordinario di cui posso disporre è il pensiero. 
Il 12 ottobre 2024 al simposio della SAP (Società Amici del Pensiero) Raffaella Colombo, presidente e moglie di Giacomo Contri, lo ha ricordato nei suoi ultimi giorni. Ho trovato stupendo l’accompagnamento alla morte, l’approccio della morte prossima, riletta attraverso la pulsione di morte come lavoro per morire.

(Testo rivisto da Raffaella Colombo)
Premetto a quello che avevo preparato per oggi un commento all’intervento di Mariella, una sottolineatura. Pulsione di morte significa che stiamo parlando della morte reale, ma stiamo parlando anche di cadaveri viventi, cioè di chi vive come morto o desiderando la morte. Non c’è dubbio, diceva Mariella leggendo Freud, che ogni essere vivente morirà.
Io ho avuto il privilegio di accompagnare, e state attenti! non è un discorso tristo, ho avuto il privilegio di accompagnare Giacomo Contri fino alla morte e ho capito quello che è in atto in un uomo che, gravemente ammalato, a un certo punto…, un uomo che non ha mai pensato alla morte, l’avrà forse fatto come tutti da nevrotico ma il pensiero sano non pensa alla morte, “la morte non è un pensiero”, diceva Giacomo Contri, anzi si pensava eterno, e aveva sempre un domani. È arrivato un momento qualche settimana prima, e sempre di più negli ultimi giorni, in cui non solo gli veniva meno il corpo, ma era sempre più incapace, inabile di recepire gli eccitamenti, fino agli ultimi due giorni quando non riusciva a bere, a mangiare, neanche a fumare [chi lo ha conosciuto sa cosa intendo dire]. [Persino parlare gli era diventato uno sforzo immane di articolazione e emissione di voce: solo parole-frasi e un’ultima frase-messaggio, l’ultimo suo ricomporsi]. Insomma il corpo gli era venuto meno come quel bene che è, nell’essere umano, la fonte dell’eccitamento, la fonte della spinta all’eccitamento assunta dal pensiero come esso stesso eccitamento. Non posso dire che non volesse eccitamenti, cioè non volesse più saperne di quello che veniva dall’esterno, ma non sapeva come raccoglierli.
Ebbene, questo corrisponde alla descrizione di Freud ripresa da Mariella (intervento precedente), della pulsione di morte. La pulsione di morte è una legge (pulsione /legge) così come lo è la pulsione, o legge di moto a meta, salvo che non ha la meta del profitto, ha un’altra meta, quella del “basta, va bene così”, dello spegnere [l’ancora e ancora]. Ed è a tal punto attiva da formare un’attività. Infatti la tradizione parla di “buona morte”. E lui ha seguito la forma di questo movimento fino a non respirare più. Io considero questo ‘non più’ come ‘la meta normale’ della pulsione di morte. Considero cioè la pulsione di morte come ‘lavoro per morire’. Così come per chi resta ci sarà un lavoro di lutto da fare, che è il lavoro per lasciarlo andare. Io, quantomeno, mi sono accorta che si trattava di questo per me: lasciarlo andare, nel pensiero, nel ricordo, negli errori percettivi delle prime settimane quando si è abituati a certi movimenti, a certi comportamenti.
Ma, ecco che questa stessa pulsione di morte può avere altre mete: mete patologiche, cioè non volerne più sapere di eccitamenti esterni. Non volerne più sapere di nessuno, il ritiro fino all’autismo, fino alla catatonia, che però per un vivente con un organismo sano non riesce, non si riesce. Il catatonico non riesce a non sentire niente, infatti sente tutto ma ha la superbia di non far sapere agli altri il suo desiderio di ottenere profitto, di ottenere il rapporto con un altro: “io non ho bisogno di nessuno”. Volevo aggiungere questa sottolineatura e distinzione a quanto detto da Mariella, perché in effetti la forza presente come possibilità di “spegnere”, di non volerne più sapere, esiste come forza biologica. Alla fin fine è lo stesso per il senso di sazietà: “basta così” equivale a non volere più eccitamento. Ed è, Freud parlava di “impasto”, è impastata con la legge di moto a meta, le serve, non le è opposta, nel pensiero sano.

Un bel ricordo dell'eredità lasciata da Giacomo Contri è stato registrato con Raffaella Colombo e Glauco Genga, segretario della SAP e psicoanalista, in Caritas Ticino a Lugano nel Catishop.ch col titolo "Giacomo Contri - L’eredità di un pensiero. La psicanalisi, Freud e uno spettacolo teatrale".


lunedì 29 luglio 2024

75 anni

Buon compleanno a me



75 anni sono un bel traguardo che fa più effetto quando ne hai magari 20 di meno, rispetto a quando li hai davvero e non ci ttrovi proprio niente di strano. Poi pensi a Mick Jagger che ne ha già 80 e corre avanti e indietro sui palchi di mezzo mondo, e sposti così il tuo eventuale traguardo un po' più in là.
 
Non ho l'abitudine al rimembrare, al ricordare il passato e non lo faccio quindi neppure oggi. In sintesi posso dire di aver vissuto bene questi tre quarti di secolo. Vista la progressiva archiviazione del passato per cui non so bene se quello che si racconta della mia giovinezza sia un mio vissuto o un innesto del mio programmatore, le memorie di qualche nipote, posso affermare con assoluta certezza che almeno l'ultimo mezzo secolo che ricordo abbastanza, é stato davvero caratterizzato da un sentimento di pienezza e sostanzialmente di felicità. 
La valutazione centrata sul presente, sulla percezione di ciò che vivo istante per istante in una sorta di proiezione su ciò che avviene successivamente, in divenire quindi, é il compimento armonico di ciò che mi appare giusto e bello. Traduco il sentimento di pienezza in una percezione di un ordine di cose messe al loro giusto posto. Potrei forse dire con mal celata presunzione che si compie ciò che é giusto e armonico. 

Non é estraneo a questo "sentire", la percezione del bello che appaga, che completa; metti i pezzi del tuo puzzle uno dopo l'altro al loro posto. 
La bellezza e la percezione del bello mi ha sempre accompagnato, almeno credo (mi pare), ma in questa fase della vita questa dimensione é prepotentemente presente. Nella musica che occupa uno spazio importante, soprattutto nell'ascolto ma anche nel costruire strumenti a corde e ad arco e poi strimpellarli producendo persino suoni interessanti.

Ma l'aspetto centrale della bellezza é senza dubbio la percezione dell'alterità nella persona che condivide il mio peregrinare, che guarda con benevolenza quello che sono nel profondo, sicuramente anche in ciò che io non conosco bene di me stesso. Questa presenza straordinaria, nel senso più letterale, oltre l'ordine immaginabile, in qualche modo rende ragione del bello che mi circonda e che posso cogliere. Il piacere e la gratitudine di poterle vivere accanto.

A 75 anni é bello fare delle cose speciali, come costruire una poltrona design (Joe Plush) per mia nipote  che rappresenta "la descendance"; in clima da Olimpiadi (che non mi interessano) c'é una sorta di passaggio ideale di testimone fra ciò che vivo e ciò che sarà la sua vita da grande e il suo sguardo sulla realtà.

Buon compleanno a me

giovedì 7 marzo 2024

Thanks Stanley


25 anni fa moriva Stanley Kubrick
(7 marzo 1999, settantenne)


Su Kubrick sono state scritte un’infinità di cose e realizzati numerosi documentari. Inutile provare ad aggiungere altro non avendo nessuna autorevolezza o competenza per farlo.
Mi limito quindi a esprimere la mia gratitudine per le emozioni e per le riflessioni che questo maestro del cinema mi ha regalato. Studenti a Parigi, con Dani avevamo visto 2001 Odissea nello spazio, del 1969, ed era stata la svolta del cinema di fantascienza che conoscevamo, e un’occasione di riflettere sulle questioni esistenziali che quel viaggio nello spazio proponeva. Forse una tappa paragonabile è stata solo diversi anni dopo, nel 1982, con Blade Runner.
La tecnica assolutamente perfetta - non esisteva ancora la grafica computerizzata - che tiene perfettamente anche dopo 55 anni, allora era stata incredibile, una novità neppure lontanamente immaginabile. Penso che la mia passione per il cinema sofisticato che fa spettacolo sia nata lì. La scelta della musica, anche in questo Kubrick è stato geniale, aveva fatto fare al mezzo cinematografico un salto con quel linguaggio audiovisivo ipnotico che poteva incantare su due piani sensoriali.

Gli altri capolavori come Arancia meccanica, Barry Lindon, Shining e Full Metal Jacket non hanno fatto altro che confermare come Kubrick fosse il mio regista preferito che ad ogni soggetto nuovo aggiungeva un bagaglio di approfondimenti e raffinatezze di linguaggio. Li ho visti e rivisti, sempre scoprendo dettagli ricchi di quella ricerca maniacale della perfezione.

Ma il film che più mi ha colpito e intrigato, è l’ultimo, il più complesso, il suo testamento, Eyes Wide Shut. Kubrick, Pur mantenendo intatti molti elementi della storia originale dell’austriaco Arthur Schnitzler, Traumnovelle, nella sua trasposizione newyorkese in epoca contemporanea, peraltro realizzata a Londra, l’ha trasformata in una riflessione personale sul rapporto tra realtà e sogno, ma in particolare sull’amore di coppia. Mi sono chiesto se non fosse l’ultima dichiarazione a sua moglie. È morto una settimana dopo aver presentato il film agli attori e alla produzione, probabilmente consumato da quell’impegno che forse gli ha chiesto anche l’ultimo respiro.

Mi hanno fortemente colpito e commosso diversi passaggi dei colloqui fra la coppia dei protagonisti, da cui emerge la necessità di scavare nel profondo di una relazione che va costruita continuamente rivoluzionando i parametri dati per scontati in una prospettiva da reinventare, fondandola su una fedeltà al rapporto con l’altro. Ma è Alice – una Nicole Kidman da Oscar – che riesce a tirare le fila di questo sguardo carico di speranza nonostante tutto, perché non è tanto importante distinguere ciò che è sogno da ciò che è realtà ma, da sopravvissuti, fare i conti con la verità del rapporto di coppia.

Il compositore György Ligeti, che ritroviamo in diverse scene di 2001: A Space Odyssey e Eyes Wide Shut, dice nel documentario "Stanley Kubrick: A Life in Picture" che era colpito da come Kubrick avesse capito il senso profondo della sua musica: in particolare raccontava che il pezzo “Musica Ricercata” usata nella seconda parte dell’orgia di 
Eyes Wide Shut quando il protagonista-intruso viene scoperto, un passaggio drammatico, l’aveva scritta sotto Stalin non potendola rappresentare in pubblico, per esprimere l’idea di una pugnalata al dittatore.

Grazie Stanley

sabato 9 ottobre 2021

MEZZO SECOLO ASSIEME

50 anni di matrimonio

Chi ha portato più di diciottomila caffè a letto a sua moglie, con buone probabilità ha vissuto un bel mezzo secolo.
Oggi con Dani festeggiamo i cinquant'anni di matrimonio.

Mezzo secolo sono un'inezia per l'universo e per la storia ma per gli esseri umani che hanno uno spazio di esistenza che non va oltre il doppio, sono un periodo piuttosto importante. Rispetto agli usi e costumi attuali poi il traguardo di matrimonio può sembrare un record di durata. Si dirà che siamo vissuti in un'altra epoca in cui le cose erano molto diverse. Credo invece che nell'alchimia che fa stare assieme le persone sia determinante la ricerca della propria felicità in sintonia con un'altra persona che percorre un cammino parallelo quando si è deciso di costruire in due qualcosa di molto importante.
Dopo mezzo secolo assieme "l'altro" e "l'alterità" sono concetti che si modificano e si rimodellano secondo una sorta di percorso simbiotico che comunque non scombina il dato di base relativo al fatto che siamo entità diverse che si guardano. Ed è proprio questo sguardo sull'altro che determina la qualità della relazione e la sua crescita. L'interesse vivo per l'altro è un indicatore importante che attesta il desiderio di stare assieme perché si ritiene che ne valga veramente la pena, cioè che la propria felicità sia legata strettamente a quella relazione.
I nostri interessi sono diversi, talvolta molto diversi ma è interessante scambiare la visione personale che ciascuno ha su ciò che gli interessa e gli piace. Due esempi. Non ho mai letto libri di Sigrid Undset di cui Dani è un'esperta e conosce tutto quello che lei ha scritto ed è stato pubblicato; siamo stati anche diverse volte in Norvegia sulle tracce di questo personaggio di cui apprezzo molto la lettura e l'interpretazione che ne fa Dani.

E analogamente credo che Dani, pur non avendo interesse per la musica e men che meno quella strana che io ascolto spesso, sia comunque interessata ai racconti che le faccio su musicisti e strumenti strani di cui sono appassionato e che a volte mi costruisco.


Facciamo molte cose assieme e da quando siamo in pensione è ancora meglio perché possiamo stare assieme tutto il giorno. 


Credo di aver avuto un dono particolare nel aver potuto vivere questo mezzo secolo così, con Dani e con la nostra famiglia che è cresciuta negli anni e ho una profonda gratitudine nei suoi confronti. Ho cercato di esprimere qualche pensiero in questo senso che ho scritto su una foglia gigante seccata. Si tratta di una foglia di Colocasia detta anche Orecchia di Elefante (Elephant Ear) che ho fatto seccare per due settimane pressandola e stirandola. Poi mi sono costruito alcuni accessori per poter scriverci sopra con colori acrilici che hanno anche loro cinquant'anni, infatti li avevamo ricevuti a Parigi dalla ditta Lefranc & Bourjois per la quale, da studenti in arts plastiques et cinema, avevamo fatto dei lavori in cartapesta ed eravamo stati pagati con colori.

È una giornata molto speciale in cui abbiamo riservato un momento di raccoglimento nel monastero di Cademario che frequentiamo abitualmente la domenica.
Abbiamo pregato l'ora Sesta con le suore che alla fine prima di andarsene si sono girate verso di noi sorridendo e una di loro ci ha portato un regalo. Un bel momento commovente di comunicazione non verbale e di condivisione della nostra gioia e della nostra storia attraverso la grata della clausura.





sabato 26 dicembre 2020

Natale in pandemia

Natale 2020

Un Natale speciale per tutto il mondo cristiano che ha celebrato l'inizio della cristianità dovendo fare i conti con la pandemia. Dai momenti pubblici come la messa ai momenti privati, tutto è stato adattato alle esigenze di difesa dal contagio del covid 19 che da un anno imperversa su tutto il pianeta. Mascherine, distanza "sociale", pranzo natalizio con massimo di 10 persone ecc. ecc.
Lo ricorderemo, sperando che sia solo una parentesi e non la nuova normalità.
Tutti penso abbiano cercato di inventarsi un modo compatibile per poter festeggiare il Natale rispettando le norme. Ma credo che per milioni di persone questo Natale sia stato caratterizzato da solitudine e per molti anche da sofferenza per le condizioni di vita, per la malattia e per la morte dei propri cari. 
Noi siamo fra quelli che sono stati graziati, per noi è stato un bel Natale.
Abbiamo potuto prepararlo con gioia e serenità. Il presepe davanti a casa a Vaglio coi personaggi grandezza naturale.
Non si sono fatti gli incontri prenatalizi ad esempio a Caritas Ticino e, da solo, mi sono registrato e montato questo video augurale

La Messa della notte di Natale siamo andati come di consueto al monastero delle Clarisse di Cademario. Momento bello, curato dalle suore che sono molto attente ai dettagli, ai gesti liturgici, ai canti, con un prete capace di far riscoprire il senso religioso nella suo profondo significato teologico con alcuni guizzi di sorprendente novità. In 17 a distanza, con mascherine e disinfettante prima e dopo la funzione. Anche se fuori dalla chiesina ci si è ritrovati con qualcuno che sembrava aver scordato la pandemia e ha tentato di abbracciarci!
Con chi non poteva venire a cena o al pranzo di Natale abbiamo passato un po' di tempo, la vigilia, nel giardino; un tea, qualche biscotto e il piacere di stare assieme. Un modo strano per vederci a cui ci siamo ormai abituati e alla fine va benissimo, se si è vestiti adeguatamente tenendo conto dei rigori invernali!
La cena e il pranzo di Natale l'abbiamo fatti in un grottino di vicini che ce lo hanno prestato. Semiaperto, una parete non c'è e dà sul giardino, 3/6 gradi che siamo riusciti ad alzare fino a 17/20 con un cannone a gas che fa un gran rumore ma riesce a produrre un vento caldo che ci ha permesso di sopravvivere praticamente all'esterno. Un camino nell'angolo ha aiutato sia a creare l'atmosfera rustica adeguata sia a tirar su qualche grado almeno nell'area vicina. Abbiamo arredato con 3 tavolini distanziati il più possibile secondo i nuclei famigliari secondo i presupposti ipotetici del contagio da evitare. La questione contagio è stata discussa a lungo ascoltando le diverse teorie che vanno dalle forme più rigorose di isolamento a quelle un po' più blande.  Abbiamo optato per un compromesso che ci è parso farci correre dei rischi che abbiamo ritenuto compatibili con la nostra situazione ed accettabili. Opinabili ovviamente, ma credo si debbano fare delle valutazioni severe sulle proprie condizioni, ma che tengano conto anche di quanto, in quella situazione specifica si sia disposti a correre dei rischi considerati ragionevoli accettandone le conseguenze. Un po' come quando vai in autostrada e qualcuno potrebbe perdere il controllo e arrivarti addosso ma accetti questo rischio solo perché la probabilità che avvenga è molto bassa. 
C'eravamo quasi tutti ed è stato molto bello. Dani ha sfoderato una qualità di cuoca notevole e ci ha davvero viziato con un mucchio di prelibatezze. Insomma c'era proprio tutto quello che desideriamo ci sia a Natale, dallo scambio di doni a una convivialità molto piacevole, in questo contesto strano, nordico, alla fine divertente e certamente da ricordare come il Natale più "freddo". 

Mi ha colpito, fra tante cose, la maturità della nostra nipote di 9 anni che vedo raramente: la genialità del suo osservare la realtà, l'interesse per la lettura con performance incredibili nella velocità (un libro in qualche ora) e la capacità di tener banco sui dettagli ad esempio della saga di Harry Potter; ma ciò che più mi ha colpito è l'attenzione al benessere delle altre persone, ad esempio nei confronti della mamma o delle nonne, che potrebbe sembrare dipendenza ma è solo preoccupazione per il loro benessere, a un certo punto ha detto "non vorrei che si sentisse esclusa". Straordinario a 9 anni. 
D'altra parte consideravo che se un essere umano ha la fortuna di vivere la sua prima parte della vita in un ambiente sano, voluto bene, stimolato e assecondato nelle sue aspirazioni e desideri, messo a contatto col sapere, con la conoscenza, con l'arte e la capacità creativa in genere, sviluppa un potenziale straordinario che altrimenti difficilmente potrà manifestarsi. Poi in più uno ci mette certamente del suo, della sua unicità, della sua personale genialità, ma le condizioni in cui si è inseriti sono ciò che farà poi la differenza profonda fra chi apre con facilità i suoi orizzonti e chi farà molta fatica a farlo o non lo potrà mai fare.

Ora che piano piano tutti ripartono, le luci diminuiscono, come dice Dani, la mia saggia moglie, non bisogna dar spazio alla nostalgia ma alla gratitudine per le persone care che abbiamo visto.

Il giorno di Natale un nipote ha comunicato che nascerà a luglio la sua seconda figlia. Ecco una persona che potrà ricordare il 2020 non come il buio anno della pandemia ma quello in cui due esseri umani hanno voluto che esistesse, per amore.

martedì 25 agosto 2020

Nebula dell'Aquila per i 69 anni di Dani

Buon compleanno dall'universo

Dani è tornata da una breve vacanza marittima ad Albenga con Angela (sua sorella) e Aurelia (una amica) dove ha festeggiato il suo 69esimo compleanno
Poco dopo entrando in camera ha fatto un salto ed è rimasta immobile per qualche secondo di fronte al suo regalo di compleanno di cui non sospettava nulla:
una gigantografia (282cmx145cm) della Nebula dell'Aquila fotografata da Basilio. Osservabile anche con effetto notte grazie a una fila di led azionabili dalla postazione di Dani a letto.
Ma cominciamo questa vicenda dall'inizio o meglio dai tempi recenti, visto che la nebulosa si è formata 2 o 3 milioni di anni fa'. Basilio (mio figlio), che fa foto astronomiche straordinarie, l'ha fotografata quest'anno catturando la sua immagine che risale a circa 5700 anni luce. Il termine fotografare forse è fuorviante per chi crede che significhi schiacciare il bottone dello scatto, perché si tratta di ben altro lavoro. Ecco la scheda tecnica che mi ha fornito Basilio:

Nebulosa dell'Aquila (M16/NGC6611)
Nebulosa a emissione nella costellazione del Serpente. A ~5700 anni luce di distanza dalla terra si formò tra 2 e 3 milioni di anni fa (al tempo degli australopitechi) e fu scoperta nel 1746 dall'astronomo di Losanna Jean-Philippe Loÿs de Cheseaux. 
I pilastri interni, composti di gas e polveri, scartano di continuo materiali che si comprimono al centro della nebulosa per generare periodicamente nuove stelle. Prima di consumarsi completamente dovrebbero passare ancora almeno 100'000 anni.
La foto (di Basilio Noris):
Scattata sull'arco di 13 notti tra il 1 giugno e il 19 luglio 2020 da un balcone Zurighese con un telescopio Ritchey-Chrétien 8" e una astrocamera raffreddata, catturando globalmente 18 ore di luce separando le frequenze corrispondenti agli ioni di Zolfo II (4h), Idrogeno α (10h) e Ossigeno III (4h), materiali rappresentati rispettivamente dai colori rosso, oro e turchese. L'utilizzo di tecniche di modellizzazione del rumore e dei difetti ottici hanno permesso di estrarre l'immagine da un cielo con un forte inquinamento luminoso (Bortle Class 6)

Abbiamo cominciato a discutere via whatsapp con Basilio sulla possibilità di realizzare una parete o una gigantografia, ma volevamo che fosse di qualità. Lui ha trovato un laboratorio che ci ha stampato in un solo pezzo la foto che ha previamente rielaborato apposta per una stampa di quelle dimension. In una settimana è arrivato il tubo con la stampa arrotolata a Vaglio. Al primo sguardo, srotolata per terra nella mia falegnameria in stalla, è risultata impressionante.
Con Giona (mio figlio, gemello di Basilio) abbiamo comperato un piano di Pavatex e gli abbiamo fatto un'intelaiatura di listoni. Alla fine il tutto ha un'aria molto solida e stabile ma pesa probabilmente 25 kg. Quindi ingombrante e pesante. Abbiamo steso la stampa sopra al pannello
e poi abbiamo incollato in 4 tappe, spalmando con spatole colla bianca da falegname non diluita (sui blog dicono di diluirla ma è meglio non farlo). Decine di vecchi album di fumetti hanno fatto da peso per l'incollatura dei bordi.
Il giorno dopo il pannello era pronto ma come farlo entrare con  quelle dimensioni in una vecchia casa? Dalla finestra. 
Ed ecco il reportage minuto per minuto che Ingrid (mia sorella) ha fatto dell'operazione mentre Marco (suo marito) ha fatto il terzo uomo necessario per essere attivi su tre piani. E persino Joël, un vicino, dalla finestra, ha partecipato divertendosi in questa situazione "fuori scala"
Più velocemente di quanto mi aspettassi, la gigantografia era appesa al muro.

Basilio Noris, autore della foto, un mese dopo in visita a Vaglio