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venerdì 31 ottobre 2025

Yayli Tanbur con 20 corde

Una pentola e due scatole di tonno per un Yayli Tanbur

Se una vecchia pentola tenuta penzolante da uno dei manici e picchiettata con una bacchetta risuona bene e a lungo, può diventare la cassa armonica di uno strumento a corde. Bisogna avere anche due scatole di tonno con la stampa sul metallo (rare rispetto a quelle con l'etichetta cartacea incollata), una pelle di tamburo, un po' di legname e qualche accessorio musicale, e si può costrire un Yayli Tanbur turco da suonare con archetto. 

Lo Yayli Tanbur si suona verticalmente e su una sola corda o due assieme, le altre corde sono solo di risonanza e suonano per simpatia. Nello strumento originale sono generalmente solo 6 ma avendo visto un musicista greco che ne aveva aggiunte altre 6 ho pensato di saddoppiare e di fare la scala completa di semitoni, quindi 12 corde simpatiche in più ed ecco il mio Yayli Tanbur a 20 corde. Normalmente la cassa armonica rotonda è fatta di legno ma ce ne sono anche di metallo, da qui l'idea della pentola.

Sono sempre affascinato e impressionato nel trovare strumenti che hanno molto in comune anche in paesi diversi e a volte lontani (per posizione o per cultura) fra loro e mi chiedo sempre se si tratti di contaminazioni o di idee simili nate in situazioni diverse. Talvolta questi fenomeni sono documentati come ad esempio fra Cina e paesi intorno che hanno sviluppato strumenti simili: ad esempio partendo dal Gutzeng, famosissima sorta di arpa che é arrivata anche in Giappone diventando il Koto. Ecco due miei gioielli: il Gutzeng cinese, 160 cm che si suona pizzicando le corde con delle unghiette,  e lo Ajaeng coreano, 138 cm che si suona con l'archetto. In entrambi si suonano le corde dalla parte destra dei ponticelli (singoli e molto alti) e si modifica la nota base di ogni corda schiacciandole e variando la pressione con la mano sinistra dalla parte sinistra dei ponticelli. 

Anche se molto diverso come forma, lo Yayli Tanbur mi ricorda il Satar degli Uyghur dello Xinjiang (Cina), per la posizione verticale, un unica corda principale suonata con archetto e diverse corde simpatiche; ecco il mio Satar 

I due popoli, turco e Uyghur,  condividono comunque l'origine turca e la lingua, l'Uyghur è il turco moderno. Ma non ho mai letto notizie su come sia avvenuta la contaminazione, ammesso che non me la sia immaginata solo io. 

Ed ecco il mio Yayli Tanbur di cui sono particolarmente contento per la sonorità sia acustica, sia elettrica.


Non avendo nessuna indicazione sulle dimensione dello strumento, come ho già fatto in passato, ho confrontato delle immagini prese dai video di youtube. Fotomontando su di me l'immagine dello strumento ho fatto un calcolo approssimativo delle dimensioni

In realtà c'è una differenza nella stima delle misure, probabilmente un mio errore, fra le due "fonti", ma visto che questo strumento non l'ho mai avuto in mano per misurarlo, non ho rispettato le misure stimate della lunghezza del manico che alla fine è 125 cm e così la distanza nut-bridge (capotasto-ponticello) del mio Yayli Tanbur è di 123cm. Insomma il mio strumento credo sia più lungo di quelli originali e quindi potrei considerarlo un po' un Yayli Tanbur "basso".

Ho disegnato il manico per calcolare la distanza possibile fra le corde, considerato l'aumento da 8 a 20.

Ho iniziato la costruzione dal manico e dal collegamento con la pentola. La trazione delle corde rende necessario un fissaggio molto solido che impedisca al manico di inclinarsi e rimanga nella posizione dove le corde avranno la giusta distanza dal manico. Un po' di margine, ma non molto, c'è con l'altezza del ponticello.

La parte alta del manico con la scanalatura per le corde e il posizionamento delle due meccaniche dei piroli non sono state proprio una passeggiata. Ho anche dovuto prevedere uno spostamento laterale incollando un listello di legno ma alla fine funziona.

I buchi dei piroli laterali sono stati semplici mentre più complicato è stato il posizionamento dei chiodini dorati che servono anche come "capotasto" per le corde simpatiche. Visto che la distanza fra ogni corda è circa 1,2 millimetri e doveva essere piuttosto precisa perché le corde non si toccassero, ho stampato in scala 1:1 il disegno e l'ho posizionato attaccandolo con scotch al manico. Ho quindi piantato i chiodini in posizione sulla carta. Ha funzionato perfettamente.


Con due scatole di tonno, una appiattita per farne un coperchio, ho costruito l'involucro dell'elettronica che controlla volume e tono del pickup.

Ho forato il manico della pentola per farlo diventare l'attacco delle corde. Ho avuto qualche perplessità sulla resistenza del materiale alla trazione di 20 corde ma per ora sembra resistere. Ho anche aggiunto una striscia di cuoio per evitare di pungersi con la fine delle corde.

Ho preparato la pelle di tamburo calcolando e forando i buchi, cercando di prevedere l'intreccio della corda che tende la pelle. Ho tagliato la pelle su misura, l'ho lasciata qualche ora in aqua e l'ho posizionata sulla pentola. La difficoltà è stata  calibrare la tensione della corda (un buco infatti si è strappato) e prima di fare seccare la pelle ho tirato ancora un po' la corda. Alla fine la pelle seccando si tende molto e la pentola è diventata un tamburo.

La costruzione del ponticello è stata particolarmente complicata perché si trattava di trovare una altezza precisa perchè le corde fossero all'altezza giusta dal manico, ma a complicare le cose rispetto a uno strumento con cassa di legno, c'è la pelle tesa che tende a sprofondare un po' variando ovviamente l'altezza del ponticello. Ho sperimentato diverse soluzioni e alla fine ho messo sotto al ponticello un listello di legno che attraversa completamente la pelle tesa. Questo listello, un pezzo di un vecchio tagliere da cucina che avevamo dismesso, passato nella mia nuova piallatrice (una bomba), distribuisce la pressione delle corde dal ponticello a tutta la superficie del "tamburo" e non solo sulla lunghezza della base del ponticello. Anche intagliare con una limetta le sedi delle corde a distanza di poco più di un millimetro ha richiesto tempo e una particolare attenzione. Qualche difficoltà anche nella scanalatura del pickup a filo, che deve essere mantenuto in pressione affinché trasmetta le vibrazioni.

Alla fine ho dovuto fare le corde tagliandole da rocchetti di filo di acciaio da 0,3 e 0,4 mm per le corde principali (la seconda di ottone, almeno sembra) e 0,2 mm per le corde di risonanza. Ho trovato gli spessori consigliati via AI che parla anche turco! Avevo comperato online due set di corde ma sono per un Yayli Tanbur più corto. Ho cercato una accordatura possibile che significa trovare l'altezza dove fermarsi prima del punto di rottura della corda. 

1a corda principale G2
2a corda principale G1

le 6 corde simpatiche usuali su piroli meccanici:
3a corda E2
4a corda G2
5a corda B2
6a corda A2
7a corda C3
8a corda F2

12 corde simpatiche aggiunte coi piroli di legno laterali: 
da F2 fino a E3 con intervallo di semitono.

Ho anche dovuto improvvisare un supporto (cavalletto per chitarra e un cuscino) per poter suonare avendo la gamba destra libera per i pedali degli effetti elettronici e lo strumento più in basso. Nel video si vede la posizione. Quella classica dei musicisti turchi non mi piace per niente perché é faticosissima. E poi non so suonare musica turca!


Eccolo finito. 

E ha trovato una sua collocazione sulla parete del mio studio dedicata a Giger.


Dopo averlo costruito ho trovato una ricerca accademica su questo strumento fatta dal dipartimento di musica dell'Università Afyon Kocatepe di Afyonkarahisar, una grossa città della Turchia occidentale. Si tratta di una tesi che in parte si coincentra su come lo strumento sia conosciuto e percepito, magari poco interessante per noi lontani dalla realtà musicale turca, ma che ha anche interrogato liutai e musicisti che danno un quadro affascinante dello Yayli Tanbur. La tesi è ovviamente in turco e si intitola YAYLI TANBURUN TÜRK MÜZİĞİNDEKİ YERİ ÖNEMİ VE KULLANIMI (link per chi parla turco sul titolo) ma ho fatto la traduzione con l'ausilio di ChatGpt. Un lavoro lunghissimo di pazienza e di sopportazione dei limiti dell'AI che ad esempio non riesce a decodificare i caratteri con accenti turchi in pdf anche se io li vedo benissimo su schermo. Ed ecco la tesi tradotta: IL POSTO, L’IMPORTANZA E L’USO DEL TANBUR A CORDE SFREGATE NELLA MUSICA TURCA.

giovedì 21 agosto 2025

Un violoncello da giardino

Ho costruito un ForkCello


E apena finito mi è servito, oggi, per suonare Happy Birthday a Dani che festeggia il suo compleanno al mare e l'ha ascoltato in rete.


La costruzione è stata più complicata di quanto pensassi perché un forcone non è esattamente un elemento usuale nella liuteria. Il forcone non era lungo abbastanza per le misure del violoncello, quindi l'ho allungato incollando un manico da pala, utilizzando l'impugnatura originale del forcone come base per l'appoggio del ponticello.

Uno dei problemi più complessi è stato la posizione del ponticello. È un po' complicato ma la foto forse aiuta a capire la questione. Il manico di un violoncello non è sullo stesso asse della cassa ma il forcone/pala sono sullo stesso asse, quindi se il ponticello fosse stato appoggiato sopra al manico (posizione A) l'angolo della tastiera sarebbe stato troppo ampio e impossibile da suonare perché il manico sarebbe stato troppo grande per la mano sinistra. 
Ho allora costruito una struttura che mi ha permesso di abbassare la posizione del ponticello che passa oltre il manico e si appoggia (dove c'è il pickup) su una base apposita. Così la mano fa un po' fatica nelle posizioni delle note più alte ma è suonabile. 

Altro capitolo complicato è stato quello della struttura per i piroli. La tensione delle corde infatti avrebbe fatto ruotare inevitabilmente il manico rotondo dove volevo piazzare i piroli. Ho messo un tondino metallico per evitare la rotazione. Funziona visto che tiene bene l'accordatura.
I fori per i piroli conici sono stati fatti a mano con l'attrezzo da liutaio.

E manualmente con limette ho realizzato anche il capotasto.

Ho fatto dello stucco con polvere finissima di legno e colla per poter lisciare tutte le parti del manico dove scorre la mano.

Con una scatola di tonno ho fatto il contenitore del controllo elettronico del pickup.

La tastiera l'ho  incollata e avvitata con due supporti dopo aver calcolato l'angolo relativo al ponticello e all'altezza giusta delle corde.

E in fine la cordiera. Fra i pezzi di macchinari che tengo per le varie costruzioni ho trovato quello giusto per l'aggancio della cordiera ma bucare il tridente d'acciaio non è stato facile. Sono riuscito grazie a un trucco poco conosciuto che mi ha svelato mio cognato Tanin, fabbro: I metalli duri si possono bucare con le punte per la pietra.

Uno strumento che si combina bene con l'atmosfera rural/country di casa nostra. 

E il ForkCello si aggiunge così alla serie di strumenti strampalati che ho cominciato a costruire qualche anno fa quando ho scoperto su youtube Justin Jonhson, bluesman americano che si è costruito alcune slide guitar, quelle che si suonano strisciando un tubo metallico cromato, tradizionalmente un bottle neck (manico di bottiglia), partendo da oggetti improbabili come una pala, uno skatebord e un asse da stiro.

Mi sono quindi costruito anch'io una chitarra slide con una pala, uno skatebord
e un asse da stiro. Sotto al ferro da stiro, a cui ho sostituito il riscaldamento con le luci led, si attacca un EBow (effetto per chitarra elettrica).

E poi con due padelle, un coperchio e un mestolo ho fatto una Padellitarra.

Ora il forkCello sta bene vicino alla shovelguitar


venerdì 27 giugno 2025

Bdim7 per Madre Elisabetta

 Musica elettronica per esprimere bellezza

Oggi Madre Elisabetta del monastero di Cademario compie cinquant'anni e le sue consorelle hanno avuto l'idea di offrirle una raccolta in video di contributi di amici e parenti, sul tema della "bellezza". Testi, musica e canti. Anche noi abbiamo realizzato un video di 4' con un testo di Dani e un pezzo musicale che ho realizzato con diversi strumenti elettronici e acustici elettrificati. 
Ecco la versione solo musicale senza il testo e la lettura di Dani.


L'idea di partenza è stata quella dell'acqua che scorre, che ha ritmo e cambia di intensità sonora a seconda delle variazioni di quantità.
Ho iniziato quindi con una sorta di imitazione dell'acqua della nostra fontana di Vaglio con un Sequencer Arturia Keystep Pro (sembra una tastiera) collegato a un Sintetizzatore Beringher Neutron. Il suono dell'acqua è presente lungo tutto il pezzo.
All'uscita una serie di pedali per effetti: (nell'ordine) Booster, Harmonizer, Chorus, Flanger e Delay
Dall'uscita si va al mixer e all'aplificatore Fender a cui sono collegati anche tutti gli altri strumenti.

Il Sequencer permette di memorizzare delle sequenze di note e di ripeterle in vari modi, sequenze e arpeggi. Ho scelto le note di un accordo Cdim7 (C Eb Gb A) che però gli oscillatori del sintetizzatore hanno abbassato di mezzo tono, quindi Bdim7 (B D F Ab) è diventato l'accordo per tutti gli altri strumenti.
Per poter registrare lo strumento seguente alla  fontana, il Kucho, l'unico non elettrificato, e suonarlo allo stesso tempo in syncro senza avere la registrazione del sintetizzatore in cuffia, ho utilizzato in sottofondo un Tampoura elettrico che dava il ritmo sia al sintetizzatore sia poi al Kucho.
Ho registrato quindi alla fontana il Kucho con un sottofondo di Tampoura elettronico che va anche a batteria. Il Kucho di Okinawa è uno strumento giapponese raro e praticamente introvabile che mi sono costruito nel 2022.

Ho aggiunto la registrazione dello Jouhikko finlandese che mi sono costruito nel 2021 aggiungedovi 15 corde risonanti.

Ho utilizzato due pedali: FreezeWah-Wah. Il Freeze (come dice il nome) congela un suono schiacciando il pedale da pianoforte e mi è servito per avere lungo tutto il pezzo il colpo di archetto iniziale sulle corde di risonanza, con un effetto di bordone.

Poi ho inserito il Theremin e contemporaneamente il canto col Vocoder/Harmonizer.
Il Theremin, inventato quasi casualmente nel primo novecento dall'omonimo fisico russo, è probabilmente l'unico strumento che si suona senza nessun contatto diretto ma solo attraverso l'interferenza dei due campi magnetici (tonalità e volume) con la posizioene delle mani.

Il Vocoder/Harmonizer, Voice Transformer Roland VT-4 qui moltiplica la voce cantata secondo le note codificate in Midi, inviate in questo caso dal mio Sequencer, quindi Bdim7 sulla tastiera.

In fine il violino indiano in plexiglass con 15 corde di risonanza che ho costruito l'anno scorso e tre pedali: Compressor, Whammy e Flanger. Il Whammy in particolare  permette di cambiare instantaneamente tonalità.

È stato quindi un crescendo di strumenti e di "forza dell'acqua" che alla fine si sono interrotti contemporaneamente salvo il Sintetizzatore. Per avere questo finale di tutti gli strumenti contemporaneamente, oltre alla registrazione in cuffia mi sono aiutato con il video su uno schermo dello studio mentre suonavo tutti gli strumenti. Il colpo finale di archetto del Kucho mi ha aiutato molto per raggiungere l'effetto del finale. Mi sono registrato tutti gli strumenti da solo con un registratore audio Zoom e due telefoni usati come telecamere. Un ciak iniziale mi ha permesso di sincronizzare tutto. È  stato divertente.