Sunday, April 12, 2020

Ho costruito un KYL KAYAK o un KYL KOBYZ

Il mio Kyl Kayak fatto in casa


Il KYL KAYAK del Kyrgyzstan è quasi uguale al KYL KOBYZ del Kazakhstan, differisce solo per un attacco centrale della pelle tesa sulla cassa e per la forma della curvatura interna della cassa a "cuore". Il Kyl Kobyz è ben più famoso ed è un po' lo strumento nazionale kazako. Io però ho scelto piuttosto il Kyl Kayak perche mi piace di più ed è stato il primo che ho incontrato l'anno scorso peregrinando su youtube. 



Ho visto questo video e mi ha impressionato la sonoritâ di questo strumento, non tanto il genere musicale, comunque piacevole, ma proprio la sonorità stridente, grezza e aggressiva con un bordone continuo sottostante dato dalla seconda corda suonata in modo continuo. Uno strumento primitivo con una struttura molto semplice, scavato tutto in un blocco di legno, una liuteria semplice e "abbordabile" se si fa parte di quelli per cui nulla é impossibile se non si è provato. Si tratta di un precursore dei vari liuti che nasceranno più tardi in Asia e in Europa. 
In verità si possono comprare su ebay dei Kyl Kobiz da 300 a 1000$ ma non sono belli come quelli che si vedono suonare dai musicisti Kazaki e quindi non mi rimaneva che costruirmelo visto che escludevo l'opzione di viaggiare in Asia per procurarmelo. Purtroppo non ho trovato né piani, né disegni e quindi ho riflettuto parecchio sulla possibilità di riuscire a costruirlo con quel poco che avevo. Alla fine ho deciso e sono partito da una marea di video trovati sempre su youtube (a volte copiando scritte incomprensibili in russo o altre lingue) e qualche testo in inglese quà e là. Le proporzioni e le misure ho dovuto immaginarle confrontando fotografie calcolando le diverse parti in proporzione. Pur diverso dal Morin Khuur Mongolo (ne ho uno che fortunatamente mi è servito per fare qualche confronto) ha le stesse corde di crine di cavallo e la stessa accordatura anche se rovesciata. Si suona quindi con l'archetto e le note si ottengono premendo piuttosto le unghie lateralmente sulle corde perché non ci sono tasti e sono lontane dal manico, o tirando le corde coi polpastrelli visto che risultano sospese nel vuoto.



Potevo immaginare di tutto quando ho cominciato a costruirlo ma non certo che l'avrei finito in un'atmosfera surreale di Pasqua in pandemia 2020.



Ma per chi volesse farsene uno da solo, cominciamo dall'inizio.
Per prima cosa ho fatto dei disegni sulla base delle foto e dei video stabilendo proporzioni e forma delle diverse parti, anche quelle che si vedono poco come il retro o la parte interna della cassa vuota ricoperta dalla pelle tesa.
Mio nipote Stefano Piccardo che ha una falegnameria mi ha procurato, incollando tre pezzi, un blocco di legno di mogano 80x25x15 del peso 20Kg, su cui ho disegnato il piano base dei primi tagli che lui mi ha sgrossato con la sega a nastro professionale nalla parte relativa al manico. Da solo avrei passato un mese per fare questo taglio iniziale! E ora pesava un po' meno.


E qui è iniziata l'avventura dello scavo della cassa che è durata un'eternità perché non essendo abituato ho dovuto praticamente imparare facendolo. Le maggiori difficoltà come è ovvio le ho avuto scavando l'interno; non è evidente ad esempio controllare lo spessore durante lo scavo e poi lo scavo arrotondato all'interno è uno spasso. È un po' come scavare una grossa tazza. Ho finalmente capito le differenze fra scalpelli con forme e dimensioni molto diverse. E anche la differenza di qualità fra i diversi scalpelli.



Per come la pelle è tesa sulla cassa nel Kyl Kayak (qui sta la maggior differenza col fratello Kyl Kobyz) ho immaginato, visto che non ho foto della costruzione in Kyrgyzstan, che ci volesse una sorta di ponte . L'ho costruito col bamboo di un assetto da cucina Ikea che mi aveva trovato Cri per la riparazione della mia Pipa cinese.



Nel taglio iniziale avevo mantenuto intero il blocco della cassa per poterlo scavare bloccandolo nelle morse del mio banco da falegname. Ma ora che lo scavo interno era finito si doveva togliere il materiale superfluo intorno alla cassa centrale e per il taglio grossolano sono tornato da Stefano.



Sono passato quindi alla fase della rifinitura dello scavo interno e poi alla lavorazione dell'esterno del manico e della cassa alternando scalpelli, perless e carta vetrata



Ho fatto anche le scanalature per attaccare le corde credendo di poter utilizzare dei "peg" di una Pipa cinese ma non hanno funzionato perché non tenevano l'accordatura. Probabilmente il diametro del peg non era sufficientemente grande oppure, ed è l'ipotesi più plausibile, la combinazione dei due tipi di legno non aveva atrito sufficiente per la forte trazione di quel tipo di corde. Nella fase finale quindi ho dovuto arrendermi a quello che molti musicisti ormai fanno con questo tipo di strumenti a corde: montano la meccanica da chitarra o, come nel mio caso vista la forte tensione delle grosse corde, una meccanica da basso elettrico, meno bella e romantica ma più efficiente quanto a stabilità e correzione fine dell'accordatura.



Finita la lavorazione del legno sono passato alla pelle che Dani ha trovato su Amazon.fr venduta per i Djambee (tamburo africano) a un prezzo molto ragionevole. Ho disegnato la forma "probabile" secondo una prova in plastica previa, l'ho tagliata e l'ho lasciata una notte nell'acqua. È diventata morbidissima mentre sembrava cartone durissimo, ho fatto i buchi in cui ho fatto passare una corda e l'ho tesa sulla cassa. Qualche trucchetto ho dovuto farlo perché si piazzasse ben tesa sul ponticello di Bamboo (una mia invenzione che non saprò mai se potrebbe essere condivisa da un costruttore asiatico). E dopo qualche ora è seccata ed è ben tesa come se fosse un tamburo.



Ho modificato un ponticello da violoncello cercando di immaginare le misure di quelli originali dalle foto e ho costruito in legno un attacco per le corde.



Mi piace il risultato esteticamente e il suono mi sembra molto simile a quello delle registrazioni che ho trovate del Kyrgyzstan e del Kazakhstan. Quindi sono molto contento. E a chi volesse cimentarsi in questa impresa garantisco che ne vale la pena
Musica dalla finestra in tempo di Covid19.