Tuesday, May 26, 2020

Una seconda vita per il mio OUD

Restaurare un Oud da rottamare

Desideravo da molto tempo un Oud, un liuto arabo/persiano/egiziano/turco/siriano che suonato da Anouar Brahem, jazzista tunisino, fa sognare. Per 2/300$ si può acquistarne uno online ma è come per le chitarre che conosco meglio, sotto i 1000$ è difficile trovarne una davvero buona. Quindi avrei voluto un Oud da 3000$ ma era una cosa insensata e fuori scala. Un giorno ho visto su ebay un Oud mezzo distrutto col ponte staccato e diverse spaccature nella cassa e mi sono chiesto se non fosse l'occasione per giocare al piccolo liutaio e tentare di avere un Oud suonabile. Ho visto dalle foto che aveva i peg per accordare in legno e non in plastica e mi sembrava un buon segno. Ho fatto un'offerta da 80euro e me lo sono aggiudicato. Quando è arrivato le condizioni generali erano pietose, peggio delle foto del venditore perché probabilmente proviene da una regione con umidità alta ed è stato trasferito in Germania in un clima decisamente più secco, e le spaccature della cassa erano ancora più gravi di quelle in foto che probabilmente risalivano a qualche anno fa. Ecco alcune foto che però non rendono esattamente la gravità dello stato dello strumento al suo arrivo.


Ed eccolo rinato dopo il restauro.

E il suono è piacevole

Ed ecco le varie fasi del restauro.
Vi erano due guai principali da risolvere: il ponte staccato e le spaccature nella cassa oltre al manico scollato ma quest'ultimo non era particolarmente difficile da riincollare. Ho guardato un mucchio di video di liutai che osano scoperchiare violini di inestimabile valore e alla fine mi son detto che forse avrei potuto tentare un vero restauro da liutaio, cosa che non avevo ancora osato fare. La mia liuteria infatti finora era stata piuttosto grossolana, la costruzione del Kyl Kayak che è stata un'impresa molto impegnativa, era comunque piuttosto primitiva, si è trattato di scavare uno strumento in un blocco di legno. Ma la liuteria di una cassa di legno leggero, quella di un liuto, di un violino o di una chitarra con strutture interne complesse è tutt'altra cosa. Le diverse parti incollate adeguatamente costituiscono lo strumento e ne determinano il suono, i margini di manovra sono quindi esigui. 
Ho deciso quindi di staccare il "sound board" cioè la facciata dello strumento dalla cassa, nel caso dell'oud di forma ovale con la cassa composta di listelli di legno. Praticamente scoperchiare lo strumento tagliando con un taglierino centimetro per centimetro il bordo cercando di limitare i danni.

Questo per poter riparare separatamente le spaccature della cassa e incollare adeguatamente il ponte al sound board tenendo conto della trazione enorme delle corde.
Prima mi sono dedicato al sound board incollando tutto quello che si poteva riparare.

 
Ho incollato il ponte principale, cosa relativamente facile con lo strumento smontato.
E il manico alla cassa
E qui è iniziata l'avventura del piccolo liutaio che deve imitare quelli veri per tentare di riparare gigantesche spaccature della cassa ovale fatta di strisce di legno incollate. Ho guardato e riguardato i video su youtube dei liutai che riparano tutto con una maestria che ti illude che sia quasi facile emularli. Non è così ma sono comunque riuscito a fare dei quadratini di legno di rinforzo da incollare sulle spaccature. Non potendoli morsettare ho usato una tecnica che ho visto funzionare: legare il pezzetto di legno con filo di nylon facendolo passare dalla spaccatura e tirandolo all'esterno. E funziona.
E poi mi sono inventato una specie di stucco per riempire le voragini con colla bianca e segatura di legno rimastami dallo scavo nel blocco di mogano con cui ho costruito il Kyl Kayak.
A questo punto prima di rimettere insieme le due parti dello strumento mi sono chiesto come correggere i diversi punti dove la vernice si era rovinata e finalmente ho deciso di non verniciare per niente ma grattare via completamente la lacca lucida facendo riemergere il legno naturale. Una scelta super premiata da un risultato magnifico sia perché il legno naturale è molto bello con sfumature di colore splendide, ma anche perché grattando con taglierino e carta vetrata (ore o forse giorni!) sono scomparsi un mucchio di difetti e segni del tempo.
L'operazione successiva, incollare le due parti, non è stata senza apprensione perché doveva combaciare tutto e una volta incollato c'era poco da correggere. Ho studiato e provato a lungo senza colla, e ho aggiunto una sorta di guida per mantenere la posizione esatta del bordo.
E finalmente ho incollato le due parti, ma non potendo usare morsetti per tenerle unite, vista la forma arrotondata, ho usato nastro adesivo. Successivamente ho visto su youtube un liutaio che aveva fatto la stessa cosa,
Tolto il nastro adesivo ho carteggiato sopratutto i bordi e ho dato due o tre mani di olio paglierino per nutrire il legno.



Ultima tappa: costruire un "Nut" il ponticello alto che ho intagliato provvisoriamente in bamboo sostituito poi, quando l'ho ricevuto, con un nut  di corno di mucca in cui ho fatto i 12 intagli per le corde. 



Sunday, April 12, 2020

Ho costruito un KYL KAYAK o un KYL KOBYZ

Il mio Kyl Kayak fatto in casa


Il KYL KAYAK del Kyrgyzstan è quasi uguale al KYL KOBYZ del Kazakhstan, differisce solo per un attacco centrale della pelle tesa sulla cassa e per la forma della curvatura interna della cassa a "cuore". Il Kyl Kobyz è ben più famoso ed è un po' lo strumento nazionale kazako. Io però ho scelto piuttosto il Kyl Kayak perche mi piace di più ed è stato il primo che ho incontrato l'anno scorso peregrinando su youtube. 



Ho visto questo video e mi ha impressionato la sonoritâ di questo strumento, non tanto il genere musicale, comunque piacevole, ma proprio la sonorità stridente, grezza e aggressiva con un bordone continuo sottostante dato dalla seconda corda suonata in modo continuo. Uno strumento primitivo con una struttura molto semplice, scavato tutto in un blocco di legno, una liuteria semplice e "abbordabile" se si fa parte di quelli per cui nulla é impossibile se non si è provato. Si tratta di un precursore dei vari liuti che nasceranno più tardi in Asia e in Europa. 
In verità si possono comprare su ebay dei Kyl Kobiz da 300 a 1000$ ma non sono belli come quelli che si vedono suonare dai musicisti Kazaki e quindi non mi rimaneva che costruirmelo visto che escludevo l'opzione di viaggiare in Asia per procurarmelo. Purtroppo non ho trovato né piani, né disegni e quindi ho riflettuto parecchio sulla possibilità di riuscire a costruirlo con quel poco che avevo. Alla fine ho deciso e sono partito da una marea di video trovati sempre su youtube (a volte copiando scritte incomprensibili in russo o altre lingue) e qualche testo in inglese quà e là. Le proporzioni e le misure ho dovuto immaginarle confrontando fotografie calcolando le diverse parti in proporzione. Pur diverso dal Morin Khuur Mongolo (ne ho uno che fortunatamente mi è servito per fare qualche confronto) ha le stesse corde di crine di cavallo e la stessa accordatura anche se rovesciata. Si suona quindi con l'archetto e le note si ottengono premendo piuttosto le unghie lateralmente sulle corde perché non ci sono tasti e sono lontane dal manico, o tirando le corde coi polpastrelli visto che risultano sospese nel vuoto.



Potevo immaginare di tutto quando ho cominciato a costruirlo ma non certo che l'avrei finito in un'atmosfera surreale di Pasqua in pandemia 2020.



Ma per chi volesse farsene uno da solo, cominciamo dall'inizio.
Per prima cosa ho fatto dei disegni sulla base delle foto e dei video stabilendo proporzioni e forma delle diverse parti, anche quelle che si vedono poco come il retro o la parte interna della cassa vuota ricoperta dalla pelle tesa.
Mio nipote Stefano Piccardo che ha una falegnameria mi ha procurato, incollando tre pezzi, un blocco di legno di mogano 80x25x15 del peso 20Kg, su cui ho disegnato il piano base dei primi tagli che lui mi ha sgrossato con la sega a nastro professionale nalla parte relativa al manico. Da solo avrei passato un mese per fare questo taglio iniziale! E ora pesava un po' meno.


E qui è iniziata l'avventura dello scavo della cassa che è durata un'eternità perché non essendo abituato ho dovuto praticamente imparare facendolo. Le maggiori difficoltà come è ovvio le ho avuto scavando l'interno; non è evidente ad esempio controllare lo spessore durante lo scavo e poi lo scavo arrotondato all'interno è uno spasso. È un po' come scavare una grossa tazza. Ho finalmente capito le differenze fra scalpelli con forme e dimensioni molto diverse. E anche la differenza di qualità fra i diversi scalpelli.



Per come la pelle è tesa sulla cassa nel Kyl Kayak (qui sta la maggior differenza col fratello Kyl Kobyz) ho immaginato, visto che non ho foto della costruzione in Kyrgyzstan, che ci volesse una sorta di ponte . L'ho costruito col bamboo di un assetto da cucina Ikea che mi aveva trovato Cri per la riparazione della mia Pipa cinese.



Nel taglio iniziale avevo mantenuto intero il blocco della cassa per poterlo scavare bloccandolo nelle morse del mio banco da falegname. Ma ora che lo scavo interno era finito si doveva togliere il materiale superfluo intorno alla cassa centrale e per il taglio grossolano sono tornato da Stefano.



Sono passato quindi alla fase della rifinitura dello scavo interno e poi alla lavorazione dell'esterno del manico e della cassa alternando scalpelli, perless e carta vetrata



Ho fatto anche le scanalature per attaccare le corde credendo di poter utilizzare dei "peg" di una Pipa cinese ma non hanno funzionato perché non tenevano l'accordatura. Probabilmente il diametro del peg non era sufficientemente grande oppure, ed è l'ipotesi più plausibile, la combinazione dei due tipi di legno non aveva atrito sufficiente per la forte trazione di quel tipo di corde. Nella fase finale quindi ho dovuto arrendermi a quello che molti musicisti ormai fanno con questo tipo di strumenti a corde: montano la meccanica da chitarra o, come nel mio caso vista la forte tensione delle grosse corde, una meccanica da basso elettrico, meno bella e romantica ma più efficiente quanto a stabilità e correzione fine dell'accordatura.



Finita la lavorazione del legno sono passato alla pelle che Dani ha trovato su Amazon.fr venduta per i Djambee (tamburo africano) a un prezzo molto ragionevole. Ho disegnato la forma "probabile" secondo una prova in plastica previa, l'ho tagliata e l'ho lasciata una notte nell'acqua. È diventata morbidissima mentre sembrava cartone durissimo, ho fatto i buchi in cui ho fatto passare una corda e l'ho tesa sulla cassa. Qualche trucchetto ho dovuto farlo perché si piazzasse ben tesa sul ponticello di Bamboo (una mia invenzione che non saprò mai se potrebbe essere condivisa da un costruttore asiatico). E dopo qualche ora è seccata ed è ben tesa come se fosse un tamburo.



Ho modificato un ponticello da violoncello cercando di immaginare le misure di quelli originali dalle foto e ho costruito in legno un attacco per le corde.



Mi piace il risultato esteticamente e il suono mi sembra molto simile a quello delle registrazioni che ho trovate del Kyrgyzstan e del Kazakhstan. Quindi sono molto contento. E a chi volesse cimentarsi in questa impresa garantisco che ne vale la pena
Musica dalla finestra in tempo di Covid19.

Sunday, March 1, 2020

25 anni dalla morte del vescovo Eugenio

Come ricordare un saggio, un maestro, un amico?

Oggi, 25 anni fa moriva il vescovo Eugenio Corecco e la sua memoria è la gioiosa presenza di una bella persona, un saggio, un maestro, un amico. 
Come ricordarlo anche a chi incrocia queste note? Come si ricorda un saggio a chi magari non ne ha ancora incontrato uno, perché di saggi nella vita non se ne possono incontrare molti? Su questo blog lui è menzionato, in 11 post, alcuni a lui dedicati, perché è stata una delle persone più importanti nella mia vita. Probabilmente il modo giusto per ricordarlo è quello di guardare con serenità alla realtà che ci circonda in una prospettiva di percorso carico di significato. Corecco infatti, dai rapporti personali alle dotte riflessioni teologiche aveva sempre una sorta di sguardo sereno che rimandava al significato profondo di ogni cosa. Voleva bene alle persone, voleva bene alla realtà che guardava con lucidità, voleva bene al "pensiero". 


Nel post in suo ricordo del 2015: "Da Vescovo, qualche anno prima di morire, mi ha affidato Caritas Ticino, un direttore laico non era certo nella tradizione e nelle aspettative, e rivoluzionò le basi del modello di intervento sociale che fino ad allora era indiscusso: il "bisogno" non doveva più essere il punto di riferimento per pensare al sociale, ma la "persona" che è molto più del suo bisogno, cioè portatrice di risorse. Ho una gratitudine smisurata per questa idea straordinaria che mi ha arricchito personalmente permettendomi di lottare controcorrente per affermare un pensiero geniale che fonda la speranza su una visione positiva e vincente della persona, anche quella più segnata dalla sofferenza e dal limite. Non era un sociologo o un economista ma un uomo di fede e questa immagine della persona non definita dai limiti ma dalle risorse, nasceva proprio dalla sua capacità di coniugare fede e ragione: la salvezza è possibile per tutti."



E sulla facciata del CATISHOP.CH a Pregassona, il gigantesco tabellone metallico di 4m x 8m (600kg) riporta la sua frase del 1992 che ha rivoluzionato la concezione dell'impegno sociale tradizionale per Caritas Ticino:
"La carità non ha come misura il bisogno dell'altro, ma la ricchezza dell'amore di Dio. È infatti limitante guardare all'uomo e valutarlo a partire dal suo bisogno, poiché l'uomo è di più del suo bisogno"

La seconda intuizione geniale del vescovo Eugenio Corecco per quel che riguarda Caritas Ticino e la mia vita professionale, è stata quella sull'informazione elettronica. Voleva che facessimo una radio ma poi ci incoraggiò a lanciarci nell'avventura della produzione televisiva, che per un'organizzazione locale socio-caritativa, nel 1994 era qualcosa di assolutamente impensabile. Morì dopo pochi mesi dall'inizio di questa impresa straordinaria ma la sua eredità morale, la sua caparbietà, il suo sperare contro ogni speranza, ci ha accompagnato e sostenuto fino a oggi, ogni settimana, anno dopo anno per 25 anni. 

Mi piace pensare che i 1800 video su youtube siano il segno della sua presenza e della sua benevolenza. 25 anni di produzione video e 25 anni da quando l'amico saggio ci ha lasciati indicandoci la strada.

Monday, February 24, 2020

Siamo di passaggio

Sorveglio la vita che inizia e la vita che finisce.


Un'amica a cui è nata una nipotina proprio mentre sua sorella sta morendo mi scrive: Sorveglio la vita che inizia e la vita che finisce. Riscopro  il silenzio della meraviglia. La cura della presenza silenziosa, non c’è niente da aggiungere alla gratitudine di esserci per salutare chi arriva e salutare chi parte. E ricordare che siamo davvero di passaggio.

Penso che questa lucidità si possa avere in momenti di verità che solo se si è predisposti a coglierli, questi diventano percepibili. Le domande fondamentali, esistenziali, "da dove vengo, dove vado, quanto mi resta?" (mi riferisco al post Blade Runner novembre 2019) qui si ritrovano in una sintesi carica di bellezza e di significato, con una piccola creatura che viene alla luce, una giovane donna che muore, e noi che siamo di passaggio.

Ieri ho visto il film Systemsprenger (System Crasher 2019), un gioiello tedesco, che descrive alcuni mesi della vita disperata di una bambina di 9 anni, disattata e violentissima, e i tentativi inutili di alcuni educatori per aiutarla a uscire dal tunnel della marginalizzazione. 

La sofferenza di questa creatura ferita, mirabilmente interpretata, interroga sul significato stesso dell'esistere: a cosa sono destinati gli esseri umani? Vi può essere un destino buono se non si è amati? Tra la vita che nasce e la vita che finisce c'è possibilità di redenzione, di felicità? 

Saturday, January 4, 2020

Pensieri sul Natale

Il mio Natale 2019

Presepe davanti a casa a Vaglio

Natale dovrebbe essere considerato da tutti, credenti, praticanti e non, come l'inizio della cultura cristiana che per un europeo significa il bagaglio ontologico, originale, da cui derivano, con disastri e distorsioni di natura diversa, tutti i sistemi in cui siamo immersi: il sistema giuridico, sociale e politico. C'è chi invece ama pensare che sia la rivoluzione francese ad aver costruito la cultura europea, c'è chi è terrorizzato dal presepe "confessionale" e chi preferisce ignorare la storia nascondendo con renne e babbi natale l'unico significato del Natale sostanzialmente perché non reggerebbe il confronto delle idee. Ho sentito di uno che dice che il Natale è la festa degli amanti del fantasy. Mi è piaciuta!

Quindi il Natale è prima di tutto la nascita di un personaggio carismatico all'origine della cultura cristiana che per almeno  un miliardo e mezzo di persone è figlio di Dio, morto a trentatre anni e risuscitato dopo tre giorni.


Giacomo Contri nel suo Think di Natale ha scritto: Per natale, ai bambini solo oro incenso e mirra, cose da adulti ricchi.


Interpreto che gli adulti siano ricchi quando sono capaci di un pensiero sano, che permette loro di cogliere la straordinaria eccezionalità del Natale.


Ho fatto alcune considerazioni all'incontro natalizio dell'équipe di Caritas Ticino il 18 dicembre 2019, che riporto registrate e trascritte. 

Trascrizione dell'intervento
Ieri con Dani abbiamo finito il presepe, che è a grandezza naturale perché ci facciamo prestare dalla Mara dal PO di Giubiasco due manichini che loro hanno battezzato Prisca e Davide; infatti dicono che Prisca Davide vanno in trasferta a Vaglio a fare la Madonna e San Giuseppe ma poi in gennaio tornano a lavorare al CATISHOP di Giubiasco. Allora è il secondo anno che facciamo questo presepe con queste figure di grandezza naturale, lo facciamo davanti a casa dove abbiamo una vecchia stalla rustica, molto molto pittoresca, molto bella, quindi l'ambiente è veramente suggestivo, poi le luci eccetera eccetera; e quindi la gente passa e inevitabilmente si ferma a guardare questa scena che è molto bella, che è molto suggestiva. E la riflessione che faccio è proprio sulla gente che passa davanti a un presepe: si tratta di persone che grosso modo, tagliando un po' grossolanamente, appartengono a due categorie, cioè quelli che sono cattolici praticanti e quelli che non lo sono. Non entro in merito alla fede visto che la fede è un dono ed è una questione personale, ma il dato oggettivo è che se sei praticamente vuol dire che frequenti la chiesa, se non la frequenti non sei praticamente. Queste due categorie di persone possono guardare al presepe in modo diverso. I presenti, qui oggi, fanno parte di queste due categorie che convivono bene in Caritas, ma oggettivamente vuol dire che ci sono posizioni diverse di fronte all'esperienza religiosa. 

Mi veniva da dire questo: chi fa un'esperienza religiosa, a Natale ha un'opportunità, una opportunità speciale, perché l'atmosfera, il clima, la storia, quella che raccontava Dante insomma, permette di fermarsi un attimo; e mi dicevo che in fondo sarebbe bello che davanti a quel presepe, chi è praticante possa in qualche modo domandarsi quanto viva profondamente questa sua esperienza di fede al punto tale che questa diventi testimonianza, che sia trasparente, che sia visibile da coloro che invece non la fanno e che ne siano interessati. Ma non sto pensando a questioni di tipo filosofico o teologico complicatissime, sto pensando alla vita di tutti i giorni. Mi chiedevo in fondo (è una domanda che ovviamente pongo anche a me stesso) quanto siamo capaci di essere testimoni di un esperienza di letizia, quanto siamo capaci di essere testimoni, alla mattina quando incontriamo le persone, quanto siamo capaci di testimoniare che l'esperienza di gioia e di letizia che dovremmo fare è autentica al punto tale che qualcuno guardandoci possa dire: “ma in fondo probabilmente quello lì ha la possibilità di fare un'esperienza interessante, che mi interessa”. Oppure un’altra considerazione. Per esempio per chi è sposato magari da 20-30 anni, nel mio caso 50 potersi dire ma quanto l'esperienza di amore fra due persone diventa testimonianza di un'esperienza bella che altri possano guardare con interesse. Intendiamoci bene, non ho mai teorizzato sul fatto che l'esperienza cristiana permetta un'esperienza di coppia che funziona, le statistiche comunque dicono che non è vero. Ho sempre pensato per esempio nella mia bella storia con Dani che principalmente sia dovuta al fatto che io ho incontrato una persona straordinaria e che abbiamo avuto la fortuna di poter camminare assieme e costruire una storia assieme; allora cosa c'entra l'esperienza Cristiana io sono certo che l'esperienza Cristiana ha aiutato moltissimo ed è stato un valore aggiunto in quello che è la qualità di questa costruzione di rapporto. Quindi sono certo che se da una parte brutalmente potrei dire che far funzionare la coppia è affar nostro, dall'altra tutto quello che è un cammino che aiuta a ricentrare, a mantenere vivo quell’elemento fondamentale nel rapporto della coppia che è che la curiosità di uno verso l'altro, è di grande aiuto. Allora la domanda davanti al presepe è: ma quanto sono capace di testimoniare questa cosa in modo tale che un altro possa essere interessato? Dico questo perché ho la profonda convinzione che le chiese si svuotano non perché c'è in atto un processo di secolarizzazione inarrestabile ma semplicemente perché quelli che le frequentano non sono affascinanti. Lo dico brutalmente, ci sono lodevoli eccezioni ma mediamente chi frequenta le chiese non è abbastanza affascinante da interessare gli altri. Il cristianesimo si è diffuso perché qualcuno trovava che questi cristiani erano interessanti, erano affascinati, lo è stato all'inizio delle comunità cristiane ma è continuato. Mi ricordo che a vent’anni con Dani abbiamo cominciato a fare un'esperienza di una certa radicalità di fede solo ed esclusivamente perché avevamo incontrato delle persone che ci sembravano interessanti, che avessero nella loro vita qualche cosa in ordine alla felicità, alla possibilità di essere felici, non in ordine a chissà che cosa. Tu le incontri e allora poi dici potrei provare anch'io. Allora mi dico che chi ha, mi permetto di dire, la fortuna di fare un'esperienza come quella religiosa, davanti al presepe sarebbe bello che si domandasse quanto sia capace di questa trasparenza per essere interessante per gli altri. 


Vengo invece a una considerazione più di tipo laico e mi dicevo: ma il fondo molte persone che non fanno un'esperienza religiosa potrebbero pensare che quel presepe fa parte delle feste, fa parte di un certo contesto, ma non è affar mio. Evidentemente è un errore, ma perché? Non perché tutti debbano essere condizionati dall'esperienza religiosa che in quel presepe inizia, ma per il fatto che siamo figli di una cultura Cristiana e questo non ce lo toglie nessuno. Ora questa cultura Cristiana è fondata su questa esperienza che nasce in un momento storico che è quello del presepe  Sono 2000 anni che questa storia segna una cultura, che vuol dire segnare un ordine di valori di riferimento; poi magari se ne fanno di tutti i colori però è pur vero che il riferimento per esempio al rispetto della vita in una cultura, si traduce in leggi, si traduce in sistema sociale, in sistema politico. Sono cose che nella nostra cultura europea hanno un'origine precisa, sono stati marcate fortemente. Allora anche chi non fa un’esperienza religiosa credo che a Natale di fronte a quell'immagine lì, ha comunque una possibilità di porsi delle domande importanti. Mi permetto, visto che sono appassionato di cinema di citare un film straordinario che uscito nel 1982 che è Blade Runner. (Post del blog da cui sono tratte le considerazioni relative a Blade Runner).Chi non l'ha visto è gravemente colpevole di questa mancanza e spero che prima o poi possa colmare questa lacuna imperdonabile. Questo film del 1982 è ambientato il mese scorso, cioè il film inizia con “Los Angeles novembre 2019”. Di questo straordinario film sono state fatte parecchie versioni, rovinandolo sostanzialmente, perché il regista, sono convinto, che gli sia venuto questo capolavoro suo malgrado perché Infatti ne ha fatte di tutti i colori per rovinarlo. Ma la prima versione che uscita al cinema aveva un commento off, cioè il protagonista continua a raccontare delle cose che aiutano, da una parte a capire la storia nei dettagli ma dall'altra a fare delle considerazioni molto profonde. Il plot di questo di questo film è che un gruppo di replicanti, cioè di esseri umani costruiti in laboratorio, ne fa di tutti i colori per riuscire a raggiungere il creatore cioè lo scienziato che li hai inventati, un certo Tyrell della Tyrell  Corporation che reclamizzava questi replicanti dicendo “più umano dell'umano”. Blade Runner è la definizione di coloro che eliminano questi replicanti pericolosi dicendo che li ritirano, non che li ammazzano ma che li ritirano e quindi il protagonista del film è un Blade Runner. C'è una una scena verso la fine da cui prendo spunto per una questione molto profonda e molto seria che è questa: il Blade Runner dopo aver fatto fuori 5 replicanti col sesto ne fa di tutti i colori per riuscire a farlo fuori ma non ci riesce anzi il nostro eroe vola da un tetto di una casa di non so quanti piani e quindi si sarebbe sfracellato, ma il nemico, il replicante lo prendi al volo e lo salva, lo sbatte lì, si siede, sorride e muore. Muore perché la maggior parte dei replicanti erano fatti con una data di termine cioè solo 4 anni di vita. Arrivo alle considerazioni che fa il nostro Blade Runner dicendo: Non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto non l'avessi amata prima. Non la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita. Aveva voluto le stesse risposte che in fondo tutti noi vogliamo: da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. 



Da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. A me questo film ha sempre fatto riflettere molto, l'ho visto non so quante volte, perché attraverso i comportamenti di esseri “sintetizzati”, ci butta addosso evidentemente le questioni fondamentali per noi. E mi dicevo: chi non fa un'esperienza religiosa, davanti al presepe, ha comunque la possibilità, all'interno di una cultura impregnata di quella storia, di andare al fondo di se stessi, con quelle domande fondamentali; ma non tanto con la preoccupazione che qualcuno, magari il padreterno prenda il telefono e ti risponda dicendo da dove vieni, dove vai, quanto ti resta. Ma perché il porsi delle domande esistenziali vuol dire sostanzialmente mettersi in modo serio davanti a se stessi, e magari guardando il presepe ma anche guardando la propria moglie, guardando i propri figli, i propri amici, chiedendosi quindi in fondo di essere più veri, più autentici e più radicali nella propria esperienza vitale per quanto riguarda le cose importanti cioè le cose veramente importanti della nostra vita. Io credo che il Natale possa in qualche modo essere un'occasione interessante per tutti quindi da un certo punto di vista. Io spero che succeda a Vaglio quando le persone passano davanti al nostro presepe, ma spero in generale che le persone abbiano la possibilità, magari in questo clima un po' romantico che va benissimo, di essere presi per farsi delle domande importanti su se stessi. Poi se volete la formulazione di questo Blade Runner nei confronti del replicante è una delle tante sintesi. Insomma: da dove vengo, dove vado e quanto mi resta. Per cui come esperienza personale cerco di fare a me stesso queste domande e mi auguro che anche voi abbiate questa possibilità. Quindi buon Natale. 


Il mio Natale è quello della famiglia che riesce a ritrovarsi per un giorno almeno, con scambi di racconti, di doni, di esperienze, di approfondimenti, dove ognuno porta la sua ricchezza di vita e per un attimo la scambia con tutti gli altri. Ci si racconta, si gioca, si preparano manicaretti e si risistema tutto, si ascolta musica e magari ci sta anche un film. 

Gioacchino ha scritto sulla chat di famiglia: Degli alieni direbbero che per potersi sedere da adulti si devono portare gli occhiali


Basilio si è portato la sua attrezzatura per fotografare il cielo e la notte di Natale ha registrato alcune foto spettacolari, ottenute dopo molte ore di elaborazione. 
Sul balcone ha piazzato cavalletto, motore per seguire il cielo, filtri per la diverse componenti stellari, sensore raffreddato a -41 gradi, e il tutto collegato via USB con un computer portatile all'interno.



Dal presepe davanti alla stalla a pochi metri dal balcone dove un po' di tecnologia cattura le immagini del cielo, la quarta, the Rosette Nebula, lontana 5219 anni luce. Il presepe ci riporta a duemila anni fa ma anche viaggiando alla velocità della luce bisognerebbe andare indietro due volte e mezza per essere davanti alla Rosette Nebula. Difficile rapportarsi con questi ordini di grandezza dove la relazione spazio/tempo deve essere ridefinita per rapporto a una incapacità congenita degli esseri umani a gestire la propria finitezza. Ridefinire un'idea di tempo metabolizzabile da esseri che esistono per una manciata di anni, un secolo al massimo che è una bazzecola per l'universo e per la storia. Sono sfide intellettuali affascinanti.

Ho scoperto, grazie a Cristiano, proprio in questi giorni natalizi, l'esistenza di un progetto musicale della durata di 1000 (proprio tre zeri) anni. E pur essendo una esperienza musicale la riflessione è sul tempo. Logplayer è iniziato a mezzanotte del 31 dicembre 1999 e continuerà fino alla mezzanotte del 31 dicembre del 2999 senza ripetersi mai. Il compositore inglese Jem Finer (conosciuto per la sua band irlandese Pogues) ha registrato 234 campane tibetane e gongs, per 20 minuti e 20 secondi, e un algoritmo le combina in modo che non si ripetano per mille anni. 


Se Natale è l'occasione per rifarsi delle domande importanti cercando di situarle nel contesto giusto, allora guardando the Rosette Nebula o ascoltando Longplayer, forse la terza domanda di Blade Runner "quanto mi resta?" apre una dimensione nuova, forse quella che fa dire a Dave Bowman (Odissey 2001/2010) "My God, it's full of Stars".