Friday, September 18, 2020

50 anni dalla morte di Jimi Hendrix

 Jimi Hendrix un padre musicale



50 anni fa, oggi, moriva Jimi Hendrix. Ero in Germania a studiare il tedesco per qualche mese, lavorando in un grande magazzino, a Monaco. Era stato un colpo incredibile, come se fosse morto qualcuno di molto vicino, e infatti lo era, anche se solo relativamente all'universo musicale e culturale che aveva una grande importanza per me. La sua musica aveva rivoluzionato il già incredibile mondo musicale che con Beatles e Rolling stones aveva segnato la svolta epocale degli anni sessanta non solo per la musica ma per tutta una cultura giovanile. Jimi aveva stravolto tutto con l'uso del distorsore e dell'echo; l'echo non era un effetto elettronico digitale ma un marchingegno analogico fatto artigianalmente con un'asola di nastro 6mm che continuava a girare su un aggeggio che ormai fa parte della storia della musica. I suoni prolungati, stridenti, esasperati su armonici che nessuno aveva ascoltato prima, facevano da contenitore di melodie semplici, fortemente ritmate, che non andvano ripetute canterellando ma sentite nel profondo delle proprie viscere. Nel corso degli anni il mio percorso musicale mi ha portato a incrociare esperienze musicali straordinarie dal nord Europa all'Asia, con visitazioni e incroci interessantissimi fra India, Giappone, Mongolia, Cina e Xijnang, Korea, Kirzikistan ecc. ma anche una tappa mozartiana all'uscita di Amadeus o l'immersione nella musica elettronica, o la musica sacra di Arvo Pärt, o lo sguardo multiforme e sempre sorprendente dei compositori di musica contemporanea. Con Jimi Hendrix è cominciato questo percorso iniziatico di una ricchezza inestimabile, perché è difficile rendere ragione dell'esplosione interiore verso un'universo dalle mille sfaccettature dove la creatività e l'espressione della bellezza raggiungono cime vertiginose. La passione per le sonorità sempre più ricercate e strane mi è nata con lui anche se mi ci sono voluti molti anni per scoprire dove si può arrivare quando la ricerca musicale è guidata da una insaziabile curiosità per quello che gli esseri umani sono stati capaci di elaborare come esperienza sonora nelle diverse espressioni e percorsi storico culturali. In qualche modo credo che con Jimi Hendrix mi si sia aperto un nuovo orizzonte dove non c'erano più regole musicali fisse e irrinunciabili, ma solo un flusso di idee in continua evoluzione. È stata la scoperta tangibile della possibilità che la vibrazione musicale diventi corporea come espressione di una profonda emozione interiore. Un interprete, probabilmente ignaro, di quella bellezza straordinaria che suscita un anelito di infinito, un desiderio di trascendenza. 

Wednesday, August 26, 2020

Dal Sidecar a Giger

Trasformazione grafica predigitale

Cristiano si è appena comprato un glorioso Triumph

e la cosa mi ha suscitato fantastici ricordi degli anni 70, quando con Dani, sposati ma studenti, siamo andati all'università a Parigi a fare Arts plastiques et Cinema, e avevamo un Triumph. Era un sidecar che avevamo assemblato acquistando un Triumph Trophy 650cc dalla polizia del canton Vaud.
Facevamo avanti e indietro per le vacanze semestrali e a Natale, Parigi-Lugano Lugano-Parigi, anche in inverno e persino con la neve. Dani dentro un sacco a pelo, non avevamo le tutine da motociclisti che si vedono oggi, leggeva e dormiva durante questi viaggi interminabili. A quel tempo fare i motociclisti era un'avventura, avevamo la borsa degli attrezzi perché ne succedevano continuamente di tutti i colori. Ci si fermava sul bordo della strada e si aggiustava la moto come se si fosse in officina, a volte con l'aiuto di altri motociclisti che si fermavano a darti una mano. Nei dintorni di Berna una volta ho smontato il motore a bordo strada, l'ho portato via e sono tornato a rimontarlo, riparato, una settimana dopo.  Ecco ad esempio la testimonianza di una riparazione della gomma del carrozzino. Dietro alla foto c'è l'annotazione di Dani: I nostri viaggi, autostrada verso Parigi 1973. 


E il sidecar è diventato un soggetto per un lavoro di grafica per l'università. All'epoca avevo già come idolo H.R. Giger che non aveva ancora fatto Alien (1979) ma aveva già al suo attivo cose meravigliose che guardavo e a cui mi ispiravo.
Così è nata l'idea di fare una trasformazione del sidecar come se implodesse verso il centro dell'immagine. Non c'erano i computer e quindi significava calcolare tutto a mano con sistemi di griglie, di coordinate e di parametri che ho dovuto praticamente inventarmi. E dopo quattro passaggi di trasformazioni successive, prove e disegni a china, ne è venuto fuori una specie di feto gigeriano con la targa sul cranio che ho ridisegnato a puntini. Ecco i quattro disegni definitivi del processo di trasformazione:
Ed ecco la rielaborazione per punti del quarto disegno con evidente somiglianza con i disegni di Giger
Alcuni dettagli di disegni di H.R. Giger dell'epoca

Ed questi sono i disegni preparatori su carta trasparente coi calcoli delle trasformazioni passando da una griglia di quadrati che si trasformano in un cerchio. C'era un particolare rigore nel riportare i punti dal mondo "quadrato" a quello "rotondo" affinché non si trattasse di una trasformazione fantasiosa ma di qualcosa di matematico quindi calcolabile. 

A 50 anni di distanza in un epoca digitale dove facciamo praticamente tutto quello che vogliamo modellizzando in 3D e facendo roteare gli oggetti virtuali che abbiamo creato, beh questi disegni ricordano un altro mondo, quello di prima, dove comunque si facevano cose incredibili. Affascinante.


Tuesday, August 25, 2020

Nebula dell'Aquila per i 69 anni di Dani

Buon compleanno dall'universo

Dani è tornata da una breve vacanza marittima ad Albenga con Angela (sua sorella) e Aurelia (una amica) dove ha festeggiato il suo 69esimo compleanno
Poco dopo entrando in camera ha fatto un salto ed è rimasta immobile per qualche secondo di fronte al suo regalo di compleanno di cui non sospettava nulla:
una gigantografia (282cmx145cm) della Nebula dell'Aquila fotografata da Basilio. Osservabile anche con effetto notte grazie a una fila di led azionabili dalla postazione di Dani a letto.
Ma cominciamo questa vicenda dall'inizio o meglio dai tempi recenti, visto che la nebulosa si è formata 2 o 3 milioni di anni fa'. Basilio (mio figlio), che fa foto astronomiche straordinarie, l'ha fotografata quest'anno catturando la sua immagine che risale a circa 5700 anni luce. Il termine fotografare forse è fuorviante per chi crede che significhi schiacciare il bottone dello scatto, perché si tratta di ben altro lavoro. Ecco la scheda tecnica che mi ha fornito Basilio:

Nebulosa dell'Aquila (M16/NGC6611)
Nebulosa a emissione nella costellazione del Serpente. A ~5700 anni luce di distanza dalla terra si formò tra 2 e 3 milioni di anni fa (al tempo degli australopitechi) e fu scoperta nel 1746 dall'astronomo di Losanna Jean-Philippe Loÿs de Cheseaux. 
I pilastri interni, composti di gas e polveri, scartano di continuo materiali che si comprimono al centro della nebulosa per generare periodicamente nuove stelle. Prima di consumarsi completamente dovrebbero passare ancora almeno 100'000 anni.
La foto (di Basilio Noris):
Scattata sull'arco di 13 notti tra il 1 giugno e il 19 luglio 2020 da un balcone Zurighese con un telescopio Ritchey-Chrétien 8" e una astrocamera raffreddata, catturando globalmente 18 ore di luce separando le frequenze corrispondenti agli ioni di Zolfo II (4h), Idrogeno α (10h) e Ossigeno III (4h), materiali rappresentati rispettivamente dai colori rosso, oro e turchese. L'utilizzo di tecniche di modellizzazione del rumore e dei difetti ottici hanno permesso di estrarre l'immagine da un cielo con un forte inquinamento luminoso (Bortle Class 6)

Abbiamo cominciato a discutere via whatsapp con Basilio sulla possibilità di realizzare una parete o una gigantografia, ma volevamo che fosse di qualità. Lui ha trovato un laboratorio che ci ha stampato in un solo pezzo la foto che ha previamente rielaborato apposta per una stampa di quelle dimension. In una settimana è arrivato il tubo con la stampa arrotolata a Vaglio. Al primo sguardo, srotolata per terra nella mia falegnameria in stalla, è risultata impressionante.
Con Giona (mio figlio, gemello di Basilio) abbiamo comperato un piano di Pavatex e gli abbiamo fatto un'intelaiatura di listoni. Alla fine il tutto ha un'aria molto solida e stabile ma pesa probabilmente 25 kg. Quindi ingombrante e pesante. Abbiamo steso la stampa sopra al pannello
e poi abbiamo incollato in 4 tappe, spalmando con spatole colla bianca da falegname non diluita (sui blog dicono di diluirla ma è meglio non farlo). Decine di vecchi album di fumetti hanno fatto da peso per l'incollatura dei bordi.
Il giorno dopo il pannello era pronto ma come farlo entrare con  quelle dimensioni in una vecchia casa? Dalla finestra. 
Ed ecco il reportage minuto per minuto che Ingrid (mia sorella) ha fatto dell'operazione mentre Marco (suo marito) ha fatto il terzo uomo necessario per essere attivi su tre piani. E persino Joël, un vicino, dalla finestra, ha partecipato divertendosi in questa situazione "fuori scala"
Più velocemente di quanto mi aspettassi, la gigantografia era appesa al muro.

Basilio Noris, autore della foto, un mese dopo in visita a Vaglio