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martedì 18 aprile 2023

Accompagnare la fine di un essere a base di carbonio

Un gatto, un umano o un androide che si spengono

Oggi per la prima volta ho seppellito una gatta. Sotto un salice. Ho fatto persino una lapide col suo nome altisonante: Marie Curie. Era più o meno in pensione stabile da noi da diverso tempo. È la gatta di mia figlia Alice, si sono accompagnati per quindici anni, ma i musicisti sono sempre in giro e i gatti alla fine possono essere adottati dagli anziani genitori che sono prevalentemente stazionari.

Siccome si è ammalata e dopo un anno si è spenta piano piano, apparentemente senza dolore, ho avuto modo di osservarla mentre andava lentamente verso la fine e poi nelle sue ultime ore di vita. Un essere vivente, quindi a base di carbonio, che conclude un suo personale ciclo di vita, una visione per certi versi commovente dell'ordine naturale in cui si vive e si muore in un alternarsi armonico di queste due espressioni fondamentali dell'esistere: vivere e morire come un compimento di un destino cosmico in cui ogni essere a base di carbonio esprime la sua grandezza, la sua unicità, il suo destino in un ordine più grande.
Non dico questo perché straziato dalla morte del gatto di casa, ci si affeziona ovviamente a un animale anche se non lo si è scelto se ci si ritrova a passare molto tempo assieme, ma le riflessioni suscitate da questa gatta sono di ben altra natura: si tratta di una questione esistenziale relativa a ogni forma vivente che negli umani raggiunge il massimo del coinvolgimento emotivo. Ma vorrei in qualche modo tentare di separare la questione emotiva, dall'osservazione empirica del fatto ricorrente dello spegnersi della vita in tutti gli esseri a base di carbonio.
In questo tentativo il gatto che muore rappresenta la ricorrente espressione dell'alternarsi ripetitivo di cicli che hanno inizio compimento e fine. In una armonia continua che mi pare affermi quello che definiamo in termini filosofico-esistenziali come destino ma che in termini più prosaici sono l'aver compiuto ciò che era giusto fare, quindi avendo contribuito a una sorta di armonia universale. In questo senso sia un gatto o un genio umano possono aver adempiuto al loro compito. Evidentemente qui non mi riferisco alla gatta seppellita oggi ma ad ogni forma di vita che conosciamo e che potremmo avere l'occasione di osservare o perché no, contemplare.

Diversi anni fa, forse decenni, mi ritrovai non so più come ad uccidere dei gatti appena nati perché in sovranumero, secondo una prassi usuale nelle culture rurali che mi hanno sempre affascinato ma a cui non ho mai appartenuto. Ho un ricordo impreciso ma abbastanza lucido sull'angoscia e il rifiuto di quell'intervento di eutanasia che non mi corrispondeva in nessun modo nonostante la contradizione evidente del mangiar carne di animali che ovviamente qualcuno ha macellato. Credo che la chiave di comprensione stia nel moto che definirei instintivo, naturale, di rifiuto di ogni intervento finalizzato a terminare un processo vitale che potrebbe invece protrarsi, senza una motivazione sufficientemente forte per giustificarne la "ragionevolezza". La vita per essere interrotta deve esserci una sorta di ragione superiore che possa rendere l'interruzione accettabile. In qualche modo credo ci sia un valore straordinario nella vita che si esprime in forme molto diverse ma comunque sempre simili dal profilo del meccanismo originale. 

Penso ad esempio di essere sempre stato contrario all'aborto per un fascino/rispetto per le forme vitali prima di abbordare questioni ideologiche/sociali/etico/morali che mi sembra vengano dopo. Forse semplificando un po' ho sempre creduto che se un topo è un topo fin dal suo concepimento anche un essere umano lo è e quindi prima di affrontare una lista infinita di questioni complesse e profonde di natura socio-politica, c'è da considerare quel mucchio di cellule che diventeranno un essere umano come una forma vivente che va difesa. Se l'essere umano in divenire  è un essere vivente qualcuno deve stare dalla sua parte affermando che l'interruzione della vita è un errore tecnico in prospettiva.

Potrei sembrare assolutamente irriverente paragonando senza fare i distinguo previsti fra l'interruzione delle diverse forme di vita ma credo che fra lo spegnersi della vita di una gatta anziana o lo spegnersi della vita di un essere umano le differenze sostanziali relative all'avvenimento contingente dal profilo strettamente empirico verificabile, siano minori di quanto si creda. Ho accompagnato alcune persone care nel loro ultimo cammino e a distanza di anni, riuscendo a separare l'aspetto emotivo, rimane una serena contemplazione del concludersi di una forma vitale che va osservata come un "giusto" compimento di una sorta di missione personale che ogni essere vivente deve avere in una visione cosmica armonica.

Sono abbastanza vecchio e non vedrò lo sviluppo di forme di vita artificiale intelligente. Con ChatGPT ci sono i primi singulti di cose che andranno molto lontano e forse quello che la fantascienza ci ha offerto come spunti di riflessione potrebbe essere il preludio di una convivenza fra forme di vita a base di carbonio e altre forme che magari avranno solo una percentuale molto bassa di carbonio ma si potranno considerare vitali. Sulla scia di grandi pagine cinematografiche sul tema, ne ho contate almeno una ventina fra le produzioni degne di nota, mi chiedo cosa potrebbe significare accompagnare alla morte, cioè alla fine del ciclo di esistenza, un androide, un forma di vita artificiale intelligente. Il corrispondente del battito cardiaco della nostra gatta che ha cominciato a rallentare fino ad arrestarsi, sarà sostituito da altro che però avrà più o meno lo stesso significato. In Blade Runner Il replicante cattivo alla fine salva l'eroe, Deckart il poliziotto, perché capisce che sta morendo e "amava la vita più di quanto l'avesse mai amata prima. Non solo la sua vita. La vita di chiunque.". E forse è proprio questa la giusta chiave di lettura: amare la vita come qualcosa di straordinario e affascinante sia che sia a base di carbonio o altro, ma che la si possa definire tale al di fuori da qualsiasi forma ideologica che la possa fagocitare.

giovedì 9 maggio 2019

Awakenings

Risvegli particolari

Risvegli, Awakenings, film del 1990, è un film drammatico con un buon cast che fa venire i brividi, mentre i nostri risvegli quotidiani sono decisamente più banali e senza sussulti, salvo qualche rara eccezione in cui anche noi, comuni mortali, siamo confrontati con l'imprevisto. Ecco un esempio.
Vaglio, via  Vaglio di sotto 15, primo piano, letto triangolare, Giovedì 9 maggio 2019 ore 10:00:
Dani è sveglia dalle 8:00 e legge, scrive e organizza, tenendo sotto controllo coi suoi device portatili, se non l'intero pianeta, almeno la parte di ecosistema digitale a cui ha accesso. Io non so bene se sia già ora di svegliarmi essendo andato a letto alle 3:20 dopo aver riordinato (e scaricato alcuni mancanti) una ventina di film di Ridley Scott. Sonnecchio con la testa teneramente appoggiata al braccio destro di Dani che armeggia con l'Ipad e tento di fare un calcolo difficilissimo in quel momento, cioè quante ore abbia dormito, e quindi se sia davvero ora di alzarsi. Mentre cerco di dare una formulazione razionale a questo quesito che nella mia vita da pensionato sto formulando in piena notte, mi pare di sentire una goccia d'acqua fra naso e occhiali che ho comunque indossato anche se non sono sveglio. Dopo poco la sensazione si riconferma, un'altra goccia mi raggiunge, e a questo punto immaginando cose strane, da uno scherzo di Dani e qualche altro fenomeno, farfuglio una frase che credo sia stata "ma cosa sono queste gocce d'acqua?" e Dani credo abbia risposto come si risponde a uno che sta sognando; però insisto e allora lei accetta che ci sia qualcosa di reale in questa conversazione anomala, guarda in alto verso il soffitto e sentenzia: "ma è pipì di gatto".

Parentesi informativa ad uso di chi non ha tutti i dati relativi alla nostra situazione. 
Noi abbiamo in pensione per un mese i due gatti di nostra figlia Alice che abita a due km da noi a Bigorio, ma essendo musicista, quando è in giro per il mondo a beare il suo pubblico della grazia e della maestria con cui gestisce il suo trombone, pensa giustamente che i suoi micetti stiano meglio da noi dove non si sentono abbandonati. I due quadrupedi sono Marie Curie, madre, piccola e intelligente, e Rambo, figlio, 7/8 kg di muscoli, ossa e pelo, che non brillano per acume.
Rambo in un angolo luminoso a Bigorio


Marie Curie e Rambo in ambiente dark a Vaglio

Tornando agli avvenimenti: siccome Marie Curie è da tempo dormiente nel nostro letto, si deduce che a urinare sulle nostre teste dalla camera di sopra sia Rambo. Risveglio improvviso, adrenalina, corsa verso il piano superiore e conferma dell'ipotesi. Ormai sono ben sveglio e prendo della carta igienica per asciugare il pozzetto che attraverso il pavimento di travi della nostra vecchia casa filtra di sotto, mentre Dani agguanta Rambo e procede all'operazione educativa che consiste nel mettere il naso del gatto nella pipì e poi nella lettiera dove avrebbe dovuto farla. L'animale non si divincola pur avendo la muscolatura e l'energia per evitare di subire la lezione e sembra accettare costernato il quadro coercitivo. Mi chiedo se non abbia sviluppato una sorta di coscienza della colpa.

Poco dopo, come documentato dalla foto, la situazione è normalizzata e anche Dani schiaccia un pisolino. Intanto sono le 11 am.

martedì 5 gennaio 2016

Vorrei qualche Husky e una slitta

Vorrei qualche Husky e una slitta


Sui social network credo ci siano più foto di cani e gatti che di esseri umani o almeno questa è l'impressione che ho talvolta su Twitter nonostante i miei 662 following siano piuttosto elittari visto che si interessano di questioni sociali, politiche, filosofico-religiose e artistiche (musica, cinema, fumettistica, arti figurative ecc). Insomma gattini e cuccioli si sprecano, magari con filmatini gif di qualche secondo per creare atmosfere dineyane alla portata di tutti. Mi infastidiscono e cerco di evitare l'impatto con queste distorsioni della realtà addomesticata che non riescono ad intenerirmi neanche per un attimo.
Non mi piacciono gli animali? Assolutamente no, mi piacciono se sono al loro posto. 
Vorrei ad esempio avere qualche Husky ma a condizione di avere anche una slitta e vivere fra i ghiacci. Ho una simpatia e forse una affinità atavica con gli Inuit e quindi probabilmente mi piacerebbe veramente avere un Husky, essere un Inuit e vivere sui ghiacci del polo. Per conoscere gli Inuit in modo poco impegnativo e piacevole ho in mente due bei film: Smilla's Sense of Snow del 1997 (Smilla e il senso della neve) e Chloe and Theo del 2015.

Un cane da slitta ha una sua dignità legata alla sua capacità e funzione di compagno dell'uomo con cui stabilisce un rapporto stretto e costruttivo finalizzato a realizzare cose utili e persino  alla sopravvivenza. Penso che potrei affezionarmi molto a un cane in quelle condizioni proprio sulla base di quel riconoscimento e rispetto della dignità dell'animale armonicamente inserito in un ordine della natura.
Ma fuori da quel contesto o da una situazione analoga dove la dignità dell'animale si configura in stretta relazione con la sua funzione, (cani pastore, da catastrofe ecc), mi riesce molto difficile immaginare una relazione se non improntata alla "pietà" per un animale assolutamente fuori posto. Faccio già molta fatica ad immaginare un cane da compagnia abitando in piena campagna con kilometri di prati e boschi intorno, ma in una realtà cittadina o paesana come le nostre proprio non capisco cosa ci stia a fare quel poveretto se non quale schiavo delle varie, più o meno gravi, patologie umane. Mi sono soffermato velocemente a guardare gli umani che frequentano i parchetti per cani, cessi a cielo aperto regolamentati e molto curati, dove i temi di conversazione, codificati precisamente, sono rivelatori di un orizzonte compromesso da una serie di fattori di cui nè sono coscienti, nè sono responsabili direttamente gli umani in questione. Quelli della protezione animale non godono delle mie simpatie visto che manifestano spesso tratti maniacali operando sostituzioni di specie fra quella umana e quella animale. Ciononostante ho un senso di pietà per quella schiera di animali umanizzati in modo distorto, non solo nei nomi e nelle modalità di comunicazione, ma nella sostanza del rapporto con l'umano che li schiavizza, trattandoli benissimo come se fossero umani. La mistificazione collettiva fa apparire come una prova di affetto e di dedizione all'animale ciò che è solo una imposizione innaturale di comportamenti modellati sulle esigenze del padrone: bisogno di affetto, di dominio, di prestazioni, di competizione ecc. Si fanno corsi per imparare ad addestrare i propri animali ma sarebbe più interessante creare dei corsi per imparare a gestire i propri guai senza farli pagare a un animale che non ne ha nessuna colpa o responsabilità.

Il film di Spielberg del 2001 A.I. Artificial Intelligence metteva a tema l'idea della sostituzione di entità artificiali come persone-copia con tutte le conseguenze persino nella proiezione 1000 anni dopo: penso a uno scenario analogo dove potersi procurare cani e gatti prodotti artificialmente in funzione delle esigenze di giocattolo per umani adulti che stanno meglio se hanno a fianco il PET (animale da compagnia) su misura. E perché no! Se potessimo stare meglio guarendo magari un po' dalle diverse nevrosi, avendo il Pet artificiale su misura, potremmo addirittura farlo pagare dalla cassa malati. In questo caso io sarei considerato un assicurato che costa parecchio coi miei Husky, la slitta e l'igloo in Alaska con l'allacciamento online via satellite per poter continuare a sproloquiare sul mio blog.


martedì 11 marzo 2014

Posti da sogno

Posti da sogno per il 2014 (2.1.2014)

Iniziamo l’anno con i sogni da avverare (o già avverati) per il 2014.
Quindi per cominciare vorrei andare ad abitare almeno per un po’ a New York




 
Oppure in questa isola/bar (Zanzibar) 

 dopo aver verificato che il tempo sia sempre quello della foto senza tempeste e ovviamente che ci sia una linea veloce. 


 Fra i sogni già realizzati invece c’è la nostra casa di Vaglio dove ogni tanto si vedono dalla finestra scene come questa



 o da una poltrona del salotto