Saturday, January 4, 2020

Pensieri sul Natale

Il mio Natale 2019

Presepe davanti a casa a Vaglio

Natale dovrebbe essere considerato da tutti, credenti, praticanti e non, come l'inizio della cultura cristiana che per un europeo significa il bagaglio ontologico, originale, da cui derivano, con disastri e distorsioni di natura diversa, tutti i sistemi in cui siamo immersi: il sistema giuridico, sociale e politico. C'è chi invece ama pensare che sia la rivoluzione francese ad aver costruito la cultura europea, c'è chi è terrorizzato dal presepe "confessionale" e chi preferisce ignorare la storia nascondendo con renne e babbi natale l'unico significato del Natale sostanzialmente perché non reggerebbe il confronto delle idee. Ho sentito di uno che dice che il Natale è la festa degli amanti del fantasy. Mi è piaciuta!

Quindi il Natale è prima di tutto la nascita di un personaggio carismatico all'origine della cultura cristiana che per almeno  un miliardo e mezzo di persone è figlio di Dio, morto a trentatre anni e risuscitato dopo tre giorni.


Giacomo Contri nel suo Think di Natale ha scritto: Per natale, ai bambini solo oro incenso e mirra, cose da adulti ricchi.


Interpreto che gli adulti siano ricchi quando sono capaci di un pensiero sano, che permette loro di cogliere la straordinaria eccezionalità del Natale.


Ho fatto alcune considerazioni all'incontro natalizio dell'équipe di Caritas Ticino il 18 dicembre 2019, che riporto registrate e trascritte. 

Trascrizione dell'intervento
Ieri con Dani abbiamo finito il presepe, che è a grandezza naturale perché ci facciamo prestare dalla Mara dal PO di Giubiasco due manichini che loro hanno battezzato Prisca e Davide; infatti dicono che Prisca Davide vanno in trasferta a Vaglio a fare la Madonna e San Giuseppe ma poi in gennaio tornano a lavorare al CATISHOP di Giubiasco. Allora è il secondo anno che facciamo questo presepe con queste figure di grandezza naturale, lo facciamo davanti a casa dove abbiamo una vecchia stalla rustica, molto molto pittoresca, molto bella, quindi l'ambiente è veramente suggestivo, poi le luci eccetera eccetera; e quindi la gente passa e inevitabilmente si ferma a guardare questa scena che è molto bella, che è molto suggestiva. E la riflessione che faccio è proprio sulla gente che passa davanti a un presepe: si tratta di persone che grosso modo, tagliando un po' grossolanamente, appartengono a due categorie, cioè quelli che sono cattolici praticanti e quelli che non lo sono. Non entro in merito alla fede visto che la fede è un dono ed è una questione personale, ma il dato oggettivo è che se sei praticamente vuol dire che frequenti la chiesa, se non la frequenti non sei praticamente. Queste due categorie di persone possono guardare al presepe in modo diverso. I presenti, qui oggi, fanno parte di queste due categorie che convivono bene in Caritas, ma oggettivamente vuol dire che ci sono posizioni diverse di fronte all'esperienza religiosa. 

Mi veniva da dire questo: chi fa un'esperienza religiosa, a Natale ha un'opportunità, una opportunità speciale, perché l'atmosfera, il clima, la storia, quella che raccontava Dante insomma, permette di fermarsi un attimo; e mi dicevo che in fondo sarebbe bello che davanti a quel presepe, chi è praticante possa in qualche modo domandarsi quanto viva profondamente questa sua esperienza di fede al punto tale che questa diventi testimonianza, che sia trasparente, che sia visibile da coloro che invece non la fanno e che ne siano interessati. Ma non sto pensando a questioni di tipo filosofico o teologico complicatissime, sto pensando alla vita di tutti i giorni. Mi chiedevo in fondo (è una domanda che ovviamente pongo anche a me stesso) quanto siamo capaci di essere testimoni di un esperienza di letizia, quanto siamo capaci di essere testimoni, alla mattina quando incontriamo le persone, quanto siamo capaci di testimoniare che l'esperienza di gioia e di letizia che dovremmo fare è autentica al punto tale che qualcuno guardandoci possa dire: “ma in fondo probabilmente quello lì ha la possibilità di fare un'esperienza interessante, che mi interessa”. Oppure un’altra considerazione. Per esempio per chi è sposato magari da 20-30 anni, nel mio caso 50 potersi dire ma quanto l'esperienza di amore fra due persone diventa testimonianza di un'esperienza bella che altri possano guardare con interesse. Intendiamoci bene, non ho mai teorizzato sul fatto che l'esperienza cristiana permetta un'esperienza di coppia che funziona, le statistiche comunque dicono che non è vero. Ho sempre pensato per esempio nella mia bella storia con Dani che principalmente sia dovuta al fatto che io ho incontrato una persona straordinaria e che abbiamo avuto la fortuna di poter camminare assieme e costruire una storia assieme; allora cosa c'entra l'esperienza Cristiana io sono certo che l'esperienza Cristiana ha aiutato moltissimo ed è stato un valore aggiunto in quello che è la qualità di questa costruzione di rapporto. Quindi sono certo che se da una parte brutalmente potrei dire che far funzionare la coppia è affar nostro, dall'altra tutto quello che è un cammino che aiuta a ricentrare, a mantenere vivo quell’elemento fondamentale nel rapporto della coppia che è che la curiosità di uno verso l'altro, è di grande aiuto. Allora la domanda davanti al presepe è: ma quanto sono capace di testimoniare questa cosa in modo tale che un altro possa essere interessato? Dico questo perché ho la profonda convinzione che le chiese si svuotano non perché c'è in atto un processo di secolarizzazione inarrestabile ma semplicemente perché quelli che le frequentano non sono affascinanti. Lo dico brutalmente, ci sono lodevoli eccezioni ma mediamente chi frequenta le chiese non è abbastanza affascinante da interessare gli altri. Il cristianesimo si è diffuso perché qualcuno trovava che questi cristiani erano interessanti, erano affascinati, lo è stato all'inizio delle comunità cristiane ma è continuato. Mi ricordo che a vent’anni con Dani abbiamo cominciato a fare un'esperienza di una certa radicalità di fede solo ed esclusivamente perché avevamo incontrato delle persone che ci sembravano interessanti, che avessero nella loro vita qualche cosa in ordine alla felicità, alla possibilità di essere felici, non in ordine a chissà che cosa. Tu le incontri e allora poi dici potrei provare anch'io. Allora mi dico che chi ha, mi permetto di dire, la fortuna di fare un'esperienza come quella religiosa, davanti al presepe sarebbe bello che si domandasse quanto sia capace di questa trasparenza per essere interessante per gli altri. 


Vengo invece a una considerazione più di tipo laico e mi dicevo: ma il fondo molte persone che non fanno un'esperienza religiosa potrebbero pensare che quel presepe fa parte delle feste, fa parte di un certo contesto, ma non è affar mio. Evidentemente è un errore, ma perché? Non perché tutti debbano essere condizionati dall'esperienza religiosa che in quel presepe inizia, ma per il fatto che siamo figli di una cultura Cristiana e questo non ce lo toglie nessuno. Ora questa cultura Cristiana è fondata su questa esperienza che nasce in un momento storico che è quello del presepe  Sono 2000 anni che questa storia segna una cultura, che vuol dire segnare un ordine di valori di riferimento; poi magari se ne fanno di tutti i colori però è pur vero che il riferimento per esempio al rispetto della vita in una cultura, si traduce in leggi, si traduce in sistema sociale, in sistema politico. Sono cose che nella nostra cultura europea hanno un'origine precisa, sono stati marcate fortemente. Allora anche chi non fa un’esperienza religiosa credo che a Natale di fronte a quell'immagine lì, ha comunque una possibilità di porsi delle domande importanti. Mi permetto, visto che sono appassionato di cinema di citare un film straordinario che uscito nel 1982 che è Blade Runner. (Post del blog da cui sono tratte le considerazioni relative a Blade Runner).Chi non l'ha visto è gravemente colpevole di questa mancanza e spero che prima o poi possa colmare questa lacuna imperdonabile. Questo film del 1982 è ambientato il mese scorso, cioè il film inizia con “Los Angeles novembre 2019”. Di questo straordinario film sono state fatte parecchie versioni, rovinandolo sostanzialmente, perché il regista, sono convinto, che gli sia venuto questo capolavoro suo malgrado perché Infatti ne ha fatte di tutti i colori per rovinarlo. Ma la prima versione che uscita al cinema aveva un commento off, cioè il protagonista continua a raccontare delle cose che aiutano, da una parte a capire la storia nei dettagli ma dall'altra a fare delle considerazioni molto profonde. Il plot di questo di questo film è che un gruppo di replicanti, cioè di esseri umani costruiti in laboratorio, ne fa di tutti i colori per riuscire a raggiungere il creatore cioè lo scienziato che li hai inventati, un certo Tyrell della Tyrell  Corporation che reclamizzava questi replicanti dicendo “più umano dell'umano”. Blade Runner è la definizione di coloro che eliminano questi replicanti pericolosi dicendo che li ritirano, non che li ammazzano ma che li ritirano e quindi il protagonista del film è un Blade Runner. C'è una una scena verso la fine da cui prendo spunto per una questione molto profonda e molto seria che è questa: il Blade Runner dopo aver fatto fuori 5 replicanti col sesto ne fa di tutti i colori per riuscire a farlo fuori ma non ci riesce anzi il nostro eroe vola da un tetto di una casa di non so quanti piani e quindi si sarebbe sfracellato, ma il nemico, il replicante lo prendi al volo e lo salva, lo sbatte lì, si siede, sorride e muore. Muore perché la maggior parte dei replicanti erano fatti con una data di termine cioè solo 4 anni di vita. Arrivo alle considerazioni che fa il nostro Blade Runner dicendo: Non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto non l'avessi amata prima. Non la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita. Aveva voluto le stesse risposte che in fondo tutti noi vogliamo: da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. 



Da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. A me questo film ha sempre fatto riflettere molto, l'ho visto non so quante volte, perché attraverso i comportamenti di esseri “sintetizzati”, ci butta addosso evidentemente le questioni fondamentali per noi. E mi dicevo: chi non fa un'esperienza religiosa, davanti al presepe, ha comunque la possibilità, all'interno di una cultura impregnata di quella storia, di andare al fondo di se stessi, con quelle domande fondamentali; ma non tanto con la preoccupazione che qualcuno, magari il padreterno prenda il telefono e ti risponda dicendo da dove vieni, dove vai, quanto ti resta. Ma perché il porsi delle domande esistenziali vuol dire sostanzialmente mettersi in modo serio davanti a se stessi, e magari guardando il presepe ma anche guardando la propria moglie, guardando i propri figli, i propri amici, chiedendosi quindi in fondo di essere più veri, più autentici e più radicali nella propria esperienza vitale per quanto riguarda le cose importanti cioè le cose veramente importanti della nostra vita. Io credo che il Natale possa in qualche modo essere un'occasione interessante per tutti quindi da un certo punto di vista. Io spero che succeda a Vaglio quando le persone passano davanti al nostro presepe, ma spero in generale che le persone abbiano la possibilità, magari in questo clima un po' romantico che va benissimo, di essere presi per farsi delle domande importanti su se stessi. Poi se volete la formulazione di questo Blade Runner nei confronti del replicante è una delle tante sintesi. Insomma: da dove vengo, dove vado e quanto mi resta. Per cui come esperienza personale cerco di fare a me stesso queste domande e mi auguro che anche voi abbiate questa possibilità. Quindi buon Natale. 


Il mio Natale è quello della famiglia che riesce a ritrovarsi per un giorno almeno, con scambi di racconti, di doni, di esperienze, di approfondimenti, dove ognuno porta la sua ricchezza di vita e per un attimo la scambia con tutti gli altri. Ci si racconta, si gioca, si preparano manicaretti e si risistema tutto, si ascolta musica e magari ci sta anche un film. 

Gioacchino ha scritto sulla chat di famiglia: Degli alieni direbbero che per potersi sedere da adulti si devono portare gli occhiali


Basilio si è portato la sua attrezzatura per fotografare il cielo e la notte di Natale ha registrato alcune foto spettacolari, ottenute dopo molte ore di elaborazione. 
Sul balcone ha piazzato cavalletto, motore per seguire il cielo, filtri per la diverse componenti stellari, sensore raffreddato a -41 gradi, e il tutto collegato via USB con un computer portatile all'interno.



Dal presepe davanti alla stalla a pochi metri dal balcone dove un po' di tecnologia cattura le immagini del cielo, la quarta, the Rosette Nebula, lontana 5219 anni luce. Il presepe ci riporta a duemila anni fa ma anche viaggiando alla velocità della luce bisognerebbe andare indietro due volte e mezza per essere davanti alla Rosette Nebula. Difficile rapportarsi con questi ordini di grandezza dove la relazione spazio/tempo deve essere ridefinita per rapporto a una incapacità congenita degli esseri umani a gestire la propria finitezza. Ridefinire un'idea di tempo metabolizzabile da esseri che esistono per una manciata di anni, un secolo al massimo che è una bazzecola per l'universo e per la storia. Sono sfide intellettuali affascinanti.

Ho scoperto, grazie a Cristiano, proprio in questi giorni natalizi, l'esistenza di un progetto musicale della durata di 1000 (proprio tre zeri) anni. E pur essendo una esperienza musicale la riflessione è sul tempo. Logplayer è iniziato a mezzanotte del 31 dicembre 1999 e continuerà fino alla mezzanotte del 31 dicembre del 2999 senza ripetersi mai. Il compositore inglese Jem Finer (conoscuto per la sua band irlandese Pogues) ha registrato 234 campane tibetane e gongs, per 20 minuti e 20 secondi, e un algoritmo le combina in modo che non si ripetano per mille anni. 


Se Natale è l'occasione per rifarsi delle domande importanti cercando di situarle nel contesto giusto, allora guardando the Rosette Nebula o ascoltando Longplayer, forse la terza domanda di Blade Runner "quanto mi resta?" apre una dimensione nuova, forse quella che fa dire a Dave Bowman (Odissey 2001/2010) "My God, it's full of Stars".

Friday, December 13, 2019

Riparare una Pipa cinese

Riparare una Pipa cinese con un tagliere dell'Ikea

Nella lista degli strumenti musicali che desidero, prevalentemente orientali ma non solo, c'è la Pipa cinese. Una sorta di liuto a 4 corde suonato con le unghie "aggiuntive" fissate alle falangi. Non mi ha mai entusiasmato la musica abitualmente suonata con la Pipa perché troppo romantica e da mandolino. Ma alcuni musicisti, prevalentemente donne come Wu Man, suonano la Pipa anche in forme ricercate con melting pot etnici vicini alla musica contemporanea e questo mi piace molto. E poi è uno strumento splendido nella sua elegante struttura riccamente decorata. Visto che la mia lista di strumenti è ampia e richiederebbe un budget imponente, cerco di arrangiarmi costruendo e riparando visto che ho una certa abilità nel bricolage se non proprio nell'artigianato. Così trovando una Pipa in pessime condizioni da restaurare su ebay ho pensato di comprarla. Volevano 80£ ma ne ho offerte 60£ e hanno accettato. Ho chiesto informazioni e mi hanno scritto che dalla Cina è finita in Giappone e da lì in Svizzera da me. Su un'etichetta c'è scritto 2002. Ecco come mi è arrivata.


All'inizio ho restaurato la parte alta del manico che era andata in pezzi nel viaggio. Ho comperato su ebay le corde e 4 Peg (manopole per tirare e accordare le corde), e poi si trattava di costruire i 6 tasti mancanti di Bamboo. Ma trovare del bamboo alle nostre latitudini non è evidente. La nostra amica Cristina che aveva costruito degli oggetti in bamboo mi ha trovato all'Ikea un tagliere da cucina che è di bamboo anche se non c'è scritto da nessuna parte di che materiale sia fatto. 
Da questo assetto ho ritagliato i tasti cercando di ricostruire la scala originale dell'inclinazione con le diverse misure, un'operazione tuttaltro che scontata.
Con molta pazienza poi ho ricostruito la tastiera cercando le posizioni originali dei tasti.


Alla fine ho ritoccato con carta vetrata i leggeri dislivelli che causavano vibrazioni sbagliate dopo il montaggio delle corde. E ora ho una Pipa di cui sono fiero che suona discretamente.


Monday, November 11, 2019

Blade Runner, in questi giorni

Blade Runner Novembre 2019



In questi giorni, a novembre del 2019 è ambientato Blade Runner il film cult del 1982 che ha cambiato la rappresentazione della fantascienza, che ci ha fatto riflettere sulle questioni esistenziali attraverso lo sguardo dei "replicanti", esseri non umani fabbricati industrialmente ma "più umani degli umani" come recitava lo slogan della Tyrrel Corporation che li costruiva.

Un capolavoro "malgrado" Rydley Scott, il regista, che credo non si sia nemmeno reso ben conto di quello che aveva per le mani, visto che nel corso degli anni ha cercato di rovinarlo con correzioni e versioni addomensticate tutte ben poco felici. (Attenzione quindi alla versione: non director's o final cut o international o US Broadcast ma la "US Theatrical Cut")

Soprattutto non voleva il commento (voiceover fuori campo) di Deckart, il protagonista, che accompagna con annotazioni e considerazioni varie, tutto il film: glielo aveva imposto la produzione perché altrimenti "non si capiva cosa stesse succedendo" e si dice che "svogliatamente" Harrison Ford l'avesse registrato proprio perché bisognava farlo! Invece queste considerazioni intime e colloquiali, improvvisate, scanzonate e apparentemente raffazzonate, sono il legante di classe che completa il gioiello. 


Come nella scena della morte di Roy Betty, il replicante che ha lottato con Deckert cercando di ammazzarlo in tutti i modi ma che alla fine gli salva la vita, c'è un passaggio efficacissimo nel commento off di Deckard: 

I don't know why he saved my life.
Maybe in those last moments, he loved life more than he ever had before.
Not just his life. Anybody's life. My life.
All he'd wanted were the same answers the rest of us want.
Where do I come from?
Where am I going?
How long have I got?
All I could do was sit there and watch him die.

(Non so perché mi ha salvato la vita. Forse in quei momenti ultimi, amava la vita più di quanto l'avesse mai amata prima. Non solo la sua vita. La vita di chiunque. La mia vita. Quello che aveva voluto erano le stesse risposte che vogliamo tutti noi. Da dove vengo? Dove vado? Per quanto ne ho ancora? Quello che ho potuto fare è stato ster lì seduto a guardarlo morire.)




E Ridley Scott non voleva neppure il finale Happy End, anche questo imposto dalla produzione, che invece permette una conclusione "molto umana" con la riflessione di Deckart "Who does?" (chi lo sa?) riguardo alla durata dei rapporti di coppia, non solo il suo con la replicante Rachael, ma quelli di tutti; 
sullo sfondo della sequenza di un volo in elicottero sulle montagne (dove finalmente c'è il sole dopo tutto il film di notte con la pioggia), presa "in prestito" dal materiale girato da Stanley Kubrick nel 1980 per Shining. Per chi adora Kubrick è un cammeo, ma per Ridley Scott era una sequenza da eliminare appena è stato possibile. 


Ho sognato molto rivedendo Blade Runner innumerevoli volte, forse perché mi è sempre sembrato che si potessero porre quelle domande esistenziali caricandole del desiderio di trovare un senso in generale all'esistenza anche senza ricevere davvero le risposte; probabilmente perché il senso c'è al di là della possibilità di trovare le risposte corrispondenti alle domande.
Roy Batty, il replicante morente dice a Deckard "time to die"(è tempo di morire), poi sorride, ripiega la testa e lascia andare una colomba che vola via, per un'istante in uno squarcio di cielo quasi azzurro nonostante la pioggia e l'atmosfera notturna. 
Il sorriso in primo piano è netto ed è l'ultimo gesto prima di morire.

Tuesday, October 22, 2019

Forever and ever and ever

La saggezza di una bimba che sta morendo

Continuo i pensieri relativi alle stelle del post precedente sui miei settant'anni, partendo da una sequenza cinematografica che mi ha colpito particolarmente.

Il film belga del 2012 è un capolavoro: The Broken Circle Breackdown conosciuto anche col titolo di Alabama Monroe che in fondo è il titolo migliore per questo gioiello di infinita tristezza.
A 1h 34 minuti e 18 secondi inizia una sequenza struggente con un dialogo che riporto (dalla traduzione inglese dell'originale fiammingo).

Maybelle, la piccola protagonista gravemente ammalata, in ospedale in una camera asettica, chiede al papà di raccontarle ancora la storia di quando le stelle si spengono. 
E il papà dopo un po' di esitazione:Una piccola stella come questa è infatti un sole molto molto lontano
E la sua luce deve camminare e correre molto lontano e molto a lungo per raggiungere i tuoi occhi.
E quindi a volte è possibile che la piccola stella sia già spenta, prima che la luce sia arrivata ai tuoi occhi. Succede che tu veda qualche cosa che non è più lì.
Ma non importa perché la luce di una piccola stella come quella continua a viaggiare, al di là dei tuoi occhi. Sempre più lontano. E quindi quella piccola stella esisterà per sempre.
 

Per sempre, nei secoli dei secoli! Forever and ever and ever. 

Thursday, September 26, 2019

70 years old & 7'000 light-years

70 anni & 7000 anni luce (in inglese suona meglio!)

Il 29 luglio ho compiuto settant'anni e sono stato ampiamente festeggiato con una grande simpaticissima festa e un mucchio di regali e di auguri. 

Un gruppo di famigliari e amici ha persino realizzato un disco vinile 45giri con musica elettronica e voci. E un libretto fantastico di pensieri e immagini. Un'impresa non da poco anche solo trovare chi stampa un solo vinile 45 giri nel 2019!
 Booklet vinile 45 giri Roby 70
Booklet disco vinile 45 giri Roby 70


E poi fra i tanti regali due strumenti musicali orientali (non ci sono nella foto), Un Ajaeng coreano e un Satar cinese degli Uyghur (Xinjiang).

Ecco l'Ajaeng

E il Satar, in un filmetto bucolico girato da Dani alla Picheta (vicino a Gola di Lago) dove sembra di essere in una valle dello Xinjiang!

E siccome la festa continua fra i regali ho anche due costruzioni Lego per occupare qualche settimana: il mitico furgone VW anni sessanta e il Taj Mahal. Se riuscirò a montarli facendo un time laps lo pubblicherò qui.

70 anni sono un bel numero visto che i numeri hanno nella nostra cultura una certa importanza e il tempo è una dimensione che ci interessa e ci interroga molto.
Durante tutta la vita cambia la percezione di cosa siano 70 anni di vita fino a quando non ci si arriva, prima sono lontanissimi e chi li ha ti sembra vecchissimo, poi la distanza si accorcia e i settantenni ti sembrano meno anziani e infine arrivi al traguardo e hai 70 anni, e ti si chiede come sia. Evidentemente ciò che conta è il proprio status, cioè cosa si fa, e da pensionato da due anni e mezzo, questa è la condizione che mi determina di più rispetto agli anni anagrafici. Una condizione gradevolissima dove non sono più condizionato dall'agenda ma dal piacere di far delle cose che mi interessano, e dal poter stare giornate intere con Dani con cui sto benissimo. 

Evidentemente è maggiormente presente una riflessione sulla finitezza, sulla morte, che razionalmente so essere più vicina di prima, ma che non mi preoccupa. Mi pare infatti di aver la fortuna di vivere un'esistenza armonica con la realtà spazio-temporale, nel senso che trovo una sorta di equilibrio fra la percezione soggettiva di me stesso, che considero ovviamente moltoimportante, e il fatto oggettivo che ciò che mi circonda è infinitamente grande e rende la mia presenza relativamente trascurabile. Non sono deluso nel constatare che conto così poco o quasi nulla nello spazio e nel tempo perché mi pare ci sia una sorta di saggezza in un disegno ampio di cui anche io faccio parte. 

Mi colpiscono le splendide fotografie astronomiche che Basilio (mio figlio) realizza con una sofisticata tecnologia e che mi manda regolarmente, soprattutto per un aspetto, gli anni luce di distanza a cui le immagini si riferiscono. 7000 anni luce significa infatti che l'immagine che guardo descrive una situazione come era 7000 anni fa. Forse oggi quelle stelle non ci sono più o sono qualcos'altro, o magari sono ancora lì tali e quali. Comunque io con i miei 70 anni ho vissuto 100 volte meno dell'intervallo di tempo a cui la fotografia si riferisce. 
Guardare questa immagine mi aiuta a ricentrare i miei 70 anni, soprattutto se penso che 7000 anni sono una bazzecola per l'universo.

Friday, July 5, 2019

Troppo giovani per un funerale ma troppo vecchi per ignorarne l'esistenza

"The garden helping to heal the pain of pregnancy loss" (Il giardino che aiuta a curare il dolore per una gravidanza interrotta)


Nelle News della BBC trovo un articolo che può far riflettere su diverse questioni esistenziali tra vita e morte. 

Non sono particolarmente entusiasta del progetto in questione che può nascondere anche risvolti patologici ma ci sono due aspetti interessanti che l'iniziativa canadese, come raccontata nelle Stories della BBC, solleva. 

Il primo è che la morte è difficile da gestire in qualsiasi condizione in cui essa ci si presenti. La morte degli altri, magari molto vicini e cari, ci ripropone il tema della nostra morte e della finitezza in generale, cosa per la quale siamo sprovvisti di un'adeguato strumentario, siamo disarmati. Abbiamo bisogno di metabolizzare la questione con mezzi e artifici di ogni genere: dobbiare fare il lutto che in ultima analisi è il mezzo maggiormente lenitivo che le diverse culture abbiano inventato nel corso della storia umana. E poi dobbiamo seppellire i morti perché abbiamo bisogno di luoghi di riferimento per pensare alle persone che ci hanno lasciato collocandole in un luogo come se fosse una porta che apre verso una realtà diversa, a seconda delle credenze religiose a cui si fa riferimento. Una porta per il paradiso o una porta per il ricordo eterno.

Il secondo aspetto più legato al carattere particolare dell'iniziativa di un giardino per ricordare degli esseri umani abortiti, invece ripropone la questione dell'inizio della vita. Un passaggio dell'articolo mi sembra metta a fuoco in modo molto concreto e umano la questione dal punto di vista di una madre: 

What do you do with the remains of a child lost during pregnancy? How do you honour their memory? A miscarried child can exist in a kind of limbo, thinks Debbie."They are too young for a funeral, but too old to ignore they existed. We didn't know where to place Victoria, so we just left her in the hospital. She was actually referred to as 'biowaste'. It broke my heart in pieces." 
(trad. Cosa fare con i resti di un bambino perso in gravidanza? Come onorarne la memoria? Un bambino abortito può esistere in una specie di limbo, pensa Debbie. "Sono troppo giovani per un funerale ma troppo vecchi per ignorarne l'esistenza. Non sapevamo dove mettere Vittoria, così l'abbiamo lasciata in ospedale. In verità ci si riferiva a lei come a un "rifiuto biologico", mi fa a pezzi il cuore).

Il giardino per i bambini abortiti è stato realizzato da un architetto canadese che avendo vissuto qualche anno in Giappone ha preso ispirazione da una tradizione buddista, Mizuko Jizō, la creazione di statuette votive per marcare la morte di un bambino. Il cimitero canadese non ha un riferimento religioso esplicito e tutti presumibilmente possono utilizzarlo credendo quello che vogliono. Le casette con bamboline ricordo che dovrebbero rappresentare la tomba, sono brutte, di cattivo gusto e hanno poco a che vedere con le statuette buddiste giapponesi, ma in una cultura occidentale livellata verso il basso, che nasconde e mistifica sia vita che morte, questo è probabilmente il meglio che si sia potuto inventare privati di radici e di tradizioni adeguate.


Mi pare però che questa vicenda esprima un bisogno profondo di affermare il valore e la dignità della vita anche se una cultura in auge la considera un "biowaste". E mi è piaciuta perché tutti rischiamo per motivi diversi, magari perché costiamo troppo alle casse malati, di essere considerati prima o poi dall'ideologia dominante dei "Biowaste" e non ci piacerebbe per niente.

Wednesday, June 5, 2019

Costruirsi una Kalimba elettrica

Costruirsi una Kalimba e non una Mbira, che comunque è quasi uguale!

Avevo una vecchia Kalimba che è stata inglobata negli strumenti di mia figlia Alice che essendo una musicista professionista ha più diritto di averla di me. Però, soprattutto dopo aver sentito due musicisti che suonano con Antonio Zitarelli che la utilizzano elettrificata come secondo strumento (uno è saxofonista e l'altro percussionista) mi è venuta voglia di averne una elettrificata da usare con effetti elettronici.
Allora su ebay con 5$ ho comperato i 17 tastini e gli attacchi metallici e di legno per montarli, e su Aliexpress (Amazon d'oriente) il sistema di tre pickup per 3/4$. Per la base dello strumento ho trovato un blocco di legno abbastanza duro che per sei mesi ha avuto l'utile ma poco dignitoso compito di sorreggere il sacco della spazzatura nella nostra cucina (un sistema di carrello inventato da Ikea che però non ha pensato ai sacchetti su misura!).

Ho deciso di costruire una Kalimba con cassa piena pensando che tanto per elettrificarla non c'era bisogno di una cassa e poi comunque ho visto che esistono le Kalimba fatte così. Ma mi sbagliavo sulla possibilità di captare le vibrazioni con il tipo di pickup scelto.
Ho forato e scavato a scalpello la sede per la presa jack dissaldando i tre cavi, facendoli passare da una parte all'altra del legno/cassa e risaldati. Ho montato tutto
Il suono acustico era buono ma la vibrazione della cassa piena era troppo bassa per essere captata sufficientemente dai tre pickup piezoelettrici. Bisognava aumentare moltissimo il volume avendo come risultato aggiuntivo un insopportabile rumore di fondo. Ci voleva una cassa e soprattutto una superfice che trasmettesse le vibrazioni, non così spessa. Preso il coraggio a due mani (e due piedi) ho deciso di lanciarmi in un'impresa di scavo della cassa con una fresa elettrica che si manovra con due mani. Ho disegnato le parti da scavare.
Non avendo molta esperienza la faccenda è stata lunga e faticosissima anche perché i pickup e la presa jack erano montati e non volevo ricominciare prorpio tutto da capo. Con qualche incidente di percorso, la presa jack è saltata, sono arrivato in fondo.
Ho pensato di fare anche un coperchio ma di forarlo per far uscire meglio il suono
Ed ecco lo strumento finito recto/verso
E adesso suona bene elettronicamente e con un po' di effetti ci si può proprio divertire
Ecco un assaggio

Thursday, May 23, 2019

La vita è bella

Dalle 20:17 alle 24:00 

Una sera davanti al camino


Alle 20.17 di ieri Dani è arrivata da Zurigo alla stazione di Lugano come fa settimanalmente da 7 anni andando a passare alcune ore da nonna con la nostra nipote Mila. Ma ieri c'era anche il compleanno di Elia, il nostro primogenito, papà di Mila.

Normalmente se arrivo in tempo e trovo posteggio, aspetto Dani alla salita della scala del sottopassaggio che porta ai binari, altrimenti, come ieri sera, le vado incontro e da lontano ci sbracciamo salutandoci come se non ci vedessimo da mesi. Andando verso la nostra auto ne vediamo una bianca posteggiata con la scritta in corsivo "La vita è bella...". Sorridiamo.La mia vita è bella. la mia vita con Dani è bella: sono affermazioni che descrivono oggettivamente la mia realtà. In pensione abbiamo anche in regalo un mucchio di tempo da spendere assieme. Sono molti i momenti piacevoli e alcuni sono davvero speciali come ieri sera.

Dani non ha fame e quindi cucino solo per me del fegato alla griglia con formentino, il camino è acceso, chiacchieriamo mentre lei mi racconta della sua giornata a Zurigo e di Mila che era molto preoccupata perché il sole alla fine esploderà e sarà la fine della terra e quindi della nostra famiglia. D'altra parte suo Papà a 5 anni per un po' era angosciato dal fatto che Giove sarebbe diventato una stella e avrebbe mandato in tilt il sistema solare.
Finita la cena mi siedo anch'io al camino e Dani mi legge dal suo Ipad un passaggio di Pasternak dal Dott Zhivago che sta rileggendo e che oggi l'aveva colpita. 


"Aspettate, ve lo dico io quello che penso. Penso che se la belva che dorme nell’uomo si potesse fermare con una minaccia, la minaccia della prigione o del castigo d’oltretomba, poco importa quale, l’emblema più alto dell’umanità sarebbe un domatore da circo con la frusta, e non un profeta che ha sacrificato se stesso. Ma la questione sta in questo, che, per secoli, non il bastone ma una musica ha posto l’uomo al di sopra della bestia e l’ha portato in alto: una musica, l’irresistibile forza della verità disarmata, il potere d’attrazione dei suo esempio. Finora si riteneva che la cosa essenziale del Vangelo fossero le massime e le regole morali contenute nei comandamenti, mentre per me la cosa principale è che Cristo parla con parabole tratte dalla vita d’ogni giorno,"

Si tratta di unariflessione che il personaggio principale esterna a un altro, e l'ascoltatore se ne va dicendo al protagonista di provare a scrivere quanto ha detto visto che lui non aveva capito nulla. E questi. rimasto solo, si adira contro se stesso per aver svelato una parte intima di sé a uno che non ha colto nulla, le perle ai porci. 
Il Dottor Zhivago, non è infatti il polpettone melodrammatico che il film ha raccontato ma un testo di profonde riflessioni sullo sfondo di una storiella che è solo lo spunto per un'introspezione di grande valore; Dani aggiunge che diversi grandi scrittori russi hanno fatto lo stesso, cioè utilizzavano una storia magari non particolarmente speciale come canovaccio su cui imbastire un percorso complesso di approfondite considerazioni esistenziali. Nel suo viaggio, l'anno scorso, sulle tracce degli scrittori russi fra San Pietroburgo e Mosca, la casa di Pasternak è quella che l'aveva colpita di più, forse perché c'è una certa vicinanza visto che lui è morto quando lei era già nata, una sorta di legame privilegiato, chissà.

Mi ricorda che oggi sono tre mesi dalla morte di Giovanna, una amica che ha fatto i conti tutta la vita con un cromosoma impazzito.
Ha scritto alla mamma che non si dà pace per la scomparsa della sua "piccola sfortunata figlia", un pensiero, me lo legge, ricordando un episodio con l'amico saggio, il vescovo Eugenio Corecco: 


quando in una nostra colonia (vacanze integrate che abbiamo fatto per decine di anni) un incidente aveva causato la morte di un bimbo di tre anni, dopo una lunga agonia e un momento in cui sembrava riprendersi, ci eravamo trovati in tanti amici nella sala adiacente la chiesa di San Rocco a Lugano ad aspettare i genitori di quel bimbo morto a San Gallo; Corecco ci aveva detto che nasciamo per compiere un destino e che quel bambino in tre anni l'aveva sicuramente compiuto.

E intanto Dani si ricorda di un altro amico down che proprio sei mesi fa anche lui se ne è andato, Dani scrive qualche parola alla sorella che, praticamente appena partito il messaggio in whatsapp sta già rispondendo. Sistemo la legna che brucia nel camino. Sono le 22.30. 


Dani si chiede se sarà già finito il Barbiere di Siviglia che Mila e genitori sono andati a vedere per festeggiare il compleanno di Elia. Ne cerco una versione su youtube, credo buona, del 1988 con la locarnese Cecilia Bartoli giovanissima. 
Ne ascoltiamo qualche passaggio.

Dico a Dani che sarà bene che si studi il libretto perché Mila probabilmente vorra costruire qualche storia a partire dal Barbiere di Siviglia, visto che con Dani hanno passato anni a raccontare e interpretare storie spesso partendo da testi esistenti. 

Se poi Dani non sa bene il testo originale lei si arrabbia, come ha fatto con Narnia che Dani non conosceva bene e lei le diceva che non poteva mica dirle tutto raccontandole sei libri in un minuto, insomma la rimproverava di non essersi preparata. 
(E Nora, mamma di Mila, ci conferma che la bimba è entusiasta dell'opera di Rossini).


- Dovresti scrivere queste cose sul suo blog perché altrimenti andranno perdute -, ma Dani mi sorride dicendo che lo faranno i suoi biografi.
Finisco di sorseggiare un magnifico absinthe francese a 60 gradi. Intanto è arrivata mezzanotte.

Thursday, May 9, 2019

Awakenings

Risvegli particolari

Risvegli, Awakenings, film del 1990, è un film drammatico con un buon cast che fa venire i brividi, mentre i nostri risvegli quotidiani sono decisamente più banali e senza sussulti, salvo qualche rara eccezione in cui anche noi, comuni mortali, siamo confrontati con l'imprevisto. Ecco un esempio.
Vaglio, via  Vaglio di sotto 15, primo piano, letto triangolare, Giovedì 9 maggio 2019 ore 10:00:
Dani è sveglia dalle 8:00 e legge, scrive e organizza, tenendo sotto controllo coi suoi device portatili, se non l'intero pianeta, almeno la parte di ecosistema digitale a cui ha accesso. Io non so bene se sia già ora di svegliarmi essendo andato a letto alle 3:20 dopo aver riordinato (e scaricato alcuni mancanti) una ventina di film di Ridley Scott. Sonnecchio con la testa teneramente appoggiata al braccio destro di Dani che armeggia con l'Ipad e tento di fare un calcolo difficilissimo in quel momento, cioè quante ore abbia dormito, e quindi se sia davvero ora di alzarsi. Mentre cerco di dare una formulazione razionale a questo quesito che nella mia vita da pensionato sto formulando in piena notte, mi pare di sentire una goccia d'acqua fra naso e occhiali che ho comunque indossato anche se non sono sveglio. Dopo poco la sensazione si riconferma, un'altra goccia mi raggiunge, e a questo punto immaginando cose strane, da uno scherzo di Dani e qualche altro fenomeno, farfuglio una frase che credo sia stata "ma cosa sono queste gocce d'acqua?" e Dani credo abbia risposto come si risponde a uno che sta sognando; però insisto e allora lei accetta che ci sia qualcosa di reale in questa conversazione anomala, guarda in alto verso il soffitto e sentenzia: "ma è pipì di gatto".

Parentesi informativa ad uso di chi non ha tutti i dati relativi alla nostra situazione. 
Noi abbiamo in pensione per un mese i due gatti di nostra figlia Alice che abita a due km da noi a Bigorio, ma essendo musicista, quando è in giro per il mondo a beare il suo pubblico della grazia e della maestria con cui gestisce il suo trombone, pensa giustamente che i suoi micetti stiano meglio da noi dove non si sentono abbandonati. I due quadrupedi sono Marie Curie, madre, piccola e intelligente, e Rambo, figlio, 7/8 kg di muscoli, ossa e pelo, che non brillano per acume.
Rambo in un angolo luminoso a Bigorio


Marie Curie e Rambo in ambiente dark a Vaglio

Tornando agli avvenimenti: siccome Marie Curie è da tempo dormiente nel nostro letto, si deduce che a urinare sulle nostre teste dalla camera di sopra sia Rambo. Risveglio improvviso, adrenalina, corsa verso il piano superiore e conferma dell'ipotesi. Ormai sono ben sveglio e prendo della carta igienica per asciugare il pozzetto che attraverso il pavimento di travi della nostra vecchia casa filtra di sotto, mentre Dani agguanta Rambo e procede all'operazione educativa che consiste nel mettere il naso del gatto nella pipì e poi nella lettiera dove avrebbe dovuto farla. L'animale non si divincola pur avendo la muscolatura e l'energia per evitare di subire la lezione e sembra accettare costernato il quadro coercitivo. Mi chiedo se non abbia sviluppato una sorta di coscienza della colpa.

Poco dopo, come documentato dalla foto, la situazione è normalizzata e anche Dani schiaccia un pisolino. Intanto sono le 11 am.