venerdì 23 febbraio 2018

Alleati nel Giardino della Cura

Va in onda la serie video con l'Uomo Albero
Ed eccola finalmente dopo un lungo periodo di gestazione, di lavoro su più fronti, con sfide tecniche non indifferenti e con una preoccupazione di assieme piuttosto grande. Dopo un po' che lavori in progetti complessi di cui sai tutto e hai seguito ogni istante della lavorazione, non riesci più a distanziarti per capire se quello che percepirà il pubblico è davvero quello che volevi. Sono entusiasta del risultato perché è arrivato dopo molto tempo, due anni almeno che se ne parla e che si son fatte mille cose. Nel post di settembre sulla modellizzazione in 3D ho raccontato un po' il percorso per arrivare a realizzare il modello virtuale dell'Uomo Albero tratto dal capolavoro di Bosch Il Giardino delle Delizie che non posso evitare di riproporre.

La musica
La realizzazione della musica è stata una peregrinazione fra mondi diversi dall'oriente all'occidente, dall'analogico al digitale, dagli strumenti acustici antichi alla musica elettronica, cercando di costruirla sui passaggi iniziali della sigla della serie che serve a scoprire come dal quadro si arrivi alla modellizzazione 3D, cercando anche di creare l'atmosfera che enfatizzasse alcuni contenuti del complessissimo quadro. In particolare lo strumento sul cappello dell'uomo albero è una specie di cornamusa e simboleggia la depravazione e la vita dissoluta descritta dalla "bettola" ospitata nel corpo dell'Uomo Albero, alcool e musica. Allora ho voluto marcare l'entrata di questo oggetto simbolo, lo strumento musicale con un suono di Uillean Pipe, cornamusa irlandese, combinato con un flauto cinese, l'hulusi, mentre nel resto della passeggiata musicale si mescolano suoni orientali di campane tibetane di vario tipo, con un tappeto di suoni elettronici "spaziali" e le note di una cordiera di pianoforte picchiata con un martello metallico (per accordare Tabla nella foto vicino alla tastiera del PC).

La cordiera per inciso ho dovuto riaccordarla perché era un po' calante e il flauto non poteva essere accordato. Qualche ora a giocare all'accordatore di piano di cui ho la strumentazione autentica. Ma le corde sono 182!
La Uillean Pipe, come raccontavo nel post di settembre, l'ho cercata in Irlanda ma senza successo (prezzi alle stelle) e alla fine come sempre l'ho ordinata online e anche se non è uno strumento da concerto va benissimo per quello che mi serve. Il suono iniziale è una campana tibetana fatta risuonare ruotando sul bordo un battacchio di legno, come nella preghiera buddista. Il suono elettronico è prodotto con una tastiera midi (piano pesato!) con un vecchio software Hipersonic2 e l'effetto è Astral Strings, corde astrali!

E il tutto mixato e rimixato con cubase che permette di fare veramente di tutto.

Ed ecco il risultato audio Musica Alleati nel Giardino  della Cura


Lo schema o piuttosto lo storyboard della sigla di 24 secondi che mi è servito anche per programmare gli attacchi degli strumenti musicali immaginandomi la sigla con video e audio è questo:
Ma ciò che è sorprendente è che alla fine, quando abbiamo realizzato la sigla secondo lo schema funzionava davvero come me la ero immaginata.

Ed ecco la prima Sosta/puntata della serie Alleati nel Giardino della Cura
Ed ecco la seconda Sosta/puntata

terza sosta
quarta sosta
quinta sosta

sesta sosta
settima sosta
ottava sosta
nona sosta
decima sosta

martedì 2 gennaio 2018

Comunicare, cosa e come?

Comunicare, cosa e come?

Fine della comunicazione generalista e nuovi palinsesti individuali ancor più preoccupanti.

Tanto per deprimersi un po' vale la pena, se non si è già perfettamente al corrente del fenomeno dei blog video super seguiti, i vlog, di leggere un articolo del The Washigton Post di ieri 1 gennaio 2018 dal titolo: "This kid went to the mall to get sprinkles. He ended up with 90,000 new YouTube fans."
https://www.washingtonpost.com/amphtml/news/the-intersect/wp/2018/01/01/this-kid-went-to-the-mall-to-get-sprinkles-he-ended-up-with-90000-new-youtube-fans/
Un ragazzino 12enne va a comprare le patatine e incontra due famosi vlogger che gli danno spazio sul loro video del giorno e lui che è un piccolo vlogger con una manciata di followers in breve si vede seguire da 90'000 fans. I due incontrati dall'esterrefatto Joey erano Jenna Marbles (16,9 milione di subscribers) e Julien Solomita che hanno numeri spropositati per i loro sproloqui video tipo 5 milioni di visualizzazioni. Bella storiellina fiabesca. Ma se si va a vedere il video delle due star che ha lanciato il giovane  Joey ci si deve sorbire un noiosissimo video in cui i due portano un cagnetto "portatile" da Santa (Il nostro San Nicolao con vestito rosso e barba bianca), nel grande magazzino, per fare una fotografia ricordo che poi mostrano via phone alla mamma di Jenna, molto divertita. Poi vale la pena, per tirarsi su il morale, di guardare anche il vlog di Joey che non crede alla sua fortuna che lo porta ad essere un supervlogger anche lui che racconta storielline da preadolescente americano. Ma almeno lui ha 12 anni ed è nel range ragionevole per rapporto alle cose che trasmette nel suo vlog, ora a quasi 100'000 viewers, anzi subscribers (iscritti al canale).

La riflessione che ho fatto da neofita di questi vlog (che ha comunque abbandonato il genere dopo un'ora di consultazione e visionamenti vari) è che, se da una parte stiamo assistendo all'agonia lenta ma inesorabile dei media generalisti, dall'altra i nuovi "palinsesti" che milioni di persone si costruiscono da soli in alternativa con le possibilità offerte dalla rete e dai social network, sono altrettanto demenziali. Ma credo siano anche più pericolosi perché assolutamente fuori da ogni possibilità di controllo. I media generalisti infatti, che non guardo più e non sopporto più da molti anni anch'io, hanno almeno in via teorica una possibilità di controllo di natura democratica che quando funziona permette correttivi che alzano l'asticella del pensiero intelligente e sano. Mediamente il quadro è desolante ma si può sempre ipotizzare che un media pubblico possa ricevere degli imput affinché non spazzi via completamente la possibilità di accedere a cultura, arte, e pensieri intelligenti. In via teorica e ipotetica, ma almeno la possibilità c'è. 

Mentre se degli opinion leader che arrivano ad avere 50 milioni di videoascoltatori iscritti al loro canale possono fare e dire quello che vogliono avendo come sola condizione quella di non perdere l'audience, la possibilità che si inserisca un pensiero intelligente e sano è praticamente esclusa. Recentemente uno di questi comunicatori aveva rifiutato di replicare ad un attacco su una grossa testata americana perché il pubblico di solo qualche centinaia di migliaia di lettori non lo interessava visto che parla ogni giorno a milioni di persone col suo canale personale. 

La rete internet è democratica, almeno in una certa misura, visto che ciascuno può scegliere quello che vuole e gli interessa, ma per evitare una catastrofe di livello contenutistico bisognerebbe presupporre una maturità del pubblico che statisticamente non è assolutamente mai emersa in modo rilevante. Ci sono insomma le premesse per ogni deviazione di pensiero, ogni forma di dittatura intellettuale.

E a fronte dei vlogger gaudenti e di basso livello contenutistico, ci sono sempre più giornalisti e opinion leader che coi loro canali su youtube fanno informazione e analisi socio-economico-politiche con milioni di followers. Dave Rubin tanto per citarne uno famosissimo.

Fra questi comunicatori che hanno canali su youtube ce ne sono diversi che ascolto più che volontieri e questa evoluzione del mio palinsesto personale mi piace ovviamente, ma la riflessione più generale su questa modalità di comunicazione free rimane: la comunicazione fuori controllo può essere molto pericolosa. Posso infatti permettermi di scegliere e ho avuto la fortuna di fare un percorso pedagogico personale che qualche strumento di analisi e di selezione dei contenuti me lo ha dato ma mi considero da questo profilo un privilegiato.

Allora è da preferire la totale libertà rovesciata addosso a un pubblico che prevalentemente non ha gli strumenti per gestirla oppure una comunicazione sotto controllo democratico che lascia aperto un ipotetico piccolissimo spiraglio al "bene comune"? Purtroppo questa scelta è solo di principio perché l'evoluzione e la svolta epocale della comunicazione di massa è già ben oltre questa scelta.
I singulti della comunicazione genaralista morente anche in Svizzera hanno momenti di grande partecipazione emotiva come la votazione sull'iniziativa No Bilag, che indipendentemente dall'esito, segna un'altra tappa irreversibile verso un'universo della comunicazione completamente mutato.

Credo non ci rimanga altro che puntare sull'educazione degli individui affinche riescano a cavarsela, diventando più capaci di autocritica responsabile nelle scelte comunicative. Ma saranno sempre molto pochi quelli che accetteranno di fare la fatica necessaria, solo un'élite purtroppo.

martedì 19 dicembre 2017

Natale è per tutti


Contemplare la fragilità per vedere l’infinito


Natale è la nascita di Gesù e la sua prima notte di vita nel presepe è la rappresentazione dello stupore e della contemplazione da parte di alcuni che in modi diversi sono venuti a conoscenza di quell’evento. Dalle persone semplici, i pastori e i bambini, agli intellettuali, i magi d’oriente, che sono venuti da molto lontano. Sono venuti in quella stalla di Betlemme ad adorare un bambino che avrebbe assunto su di sé il male del mondo in una prospettiva di redenzione e di salvezza per l’umanità. Questa storia, raccontata e dipinta come poche, ha valenze diverse a seconda del contesto culturale e religioso a cui si appartiene: per il credente il bambino nella mangiatoia è Dio fattosi uomo, mentre per gli altri quella nascita segna l’inizio di una esperienza religiosa che dopo duemila anni conta un miliardo e mezzo di fedeli.

Ma ci sono alcuni elementi che indipendentemente dalla fede personale, mi sembra possano essere di un certo interesse per tutti.

Il fatto raccontato, descritto, dipinto, scolpito e rappresentato migliaia di volte, mette in evidenza l’elemento straordinario della condizione di quel bimbo portatore di una promessa di salvezza e di riscatto dal male per gli esseri umani, di cui, prendendo la natura, assume la condizione del neonato che non è in grado neppure di sopravvivere da solo. Paradosso e sproporzione fra la situazione del bambino appena nato e la sua promessa altisonante. Ma chi va a trovarlo per vederlo, per contemplarlo, per adorarlo, non sembra toccato da questa contraddizione, anzi il racconto descrive stupore e serenità da parte di tutti. E quelli che sono andati a Betlemme a vedere Gesù racconteranno ad altri quell’esperienza. Abbiamo motivi diversi per spiegare quel comportamento: dai segni astrali, come la stella cometa, interpretati dai saggi, alle apparizioni di angeli o persino all’autosuggestione per un bisogno innato di trascendenza. Ma in fondo contemplare una situazione paradossale dove fragilità e potenza coesistono è salutare, è saggio, perché evidenzia l’equilibrio della contrapposizione su cui si fonda la natura e in fondo tutta la realtà. Siamo situati ad esempio in mezzo fra l’infinitesimamente piccolo e l’infinitamente grande, dalle particelle che costituiscono la materia, quindi anche il nostro corpo, alle smisurate galassie, e l’incapacità di valutare questi salti di dimensione è solo un indicatore dei limiti della percezione di una realtà forse troppo complessa per gli esseri umani. E in fondo ogni processo dinamico e creativo si fonda su trasformazioni dove la fragilità estrema è una componente necessaria in un certo momento, alla stessa stregua della manifestazione della più grande potenza.

Contemplare ancora oggi in un affresco di Giotto o in un presepe antico quell’immagine di fragilità portatrice di una promessa grandiosa come la salvezza dell’umanità, mi pare possa servire a riproporre un pensiero aperto alla ricerca dell’equilibrio che la nostra persona deve trovare posizionandosi per rapporto alla realtà che la circonda.

Domandarci dove siamo e in che tipo di relazione siamo con la realtà, è il continuo lavoro necessario a farci avanzare nella conoscenza e a farci maturare nella coscienza di cosa siamo. Contemplare credo significhi aumentare la distanza da se stessi, allontanarsi da se stessi, per vedere meglio dove si è situati, per guardarsi come se fossimo “altri”, un po’ come nelle esperienze di premorte quando si ha l’impressione di uscire dal proprio corpo e di guardarsi.

Gli esseri umani sono speciali nel sapersi rovinare l’esistenza, cioè nell’impedirsi di raggiungere l’obiettivo della felicità. Credo che la chiave di volta per andare verso la felicità stia nel capire cosa sia il massimo bene per se stessi, che è la strada per raggiungere la pienezza, o il compimento, la risposta al più profondo bisogno di significato della propria esistenza. Credo possa servire contemplare il presepe e poi guardare le persone che si amano con lo stesso sguardo, prendendo quella distanza da se stessi necessaria per risituarsi nella posizione più armonica per cogliere le indicazioni e i segnali che aiutano a capire se siamo posizionati adeguatamente. Siccome è in gioco la nostra felicità e in fondo anche quella di chi amiamo, vale la pena di provare anche solo per qualche istante a contemplare un presepe, anche solo per vedere se funziona.


All'incontro natalizio degli operatori di Caritas Ticino il 19.12.2017 nella sede di Pregassona ho raccontato più o meno quello che ho scritto in questo post. Ecco la registrazione audio di 16 minuti e mezzo.

Ecco una aggiunta a questo post dopo qualche settimana, perché su un altro registro, quello della comunicazione attuale di atmosfere natalizie legate alla tradizione, ho avuto il piacere di collaborare attivamente alla realizzazione di un video prodotto da Caritas Ticino nel quadro della sua trasmissione televisiva settimanale su Teleticino e su youtube. Tre artisti con l'associazione Materiale Elastico hanno proposto in Capriasca alcune iniziative di cui raccontano nel video Natale: tradizione e comunicazione con Piera Gianotti, Alice Noris e Antonio Zitarelli. In onda il 6 gennaio 2018, è stato una occasione di riflettere su questioni di linguaggio.
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sabato 25 novembre 2017

La povertà e l'ideologia dominante

La povertà e l'ideologia dominante: dai media (RSI in primis) allo Stato e ai privati

Il 23 novembre 2017 a pag 25 del Giornale del Popolo ho avuto l'onore di un terzo di pagina per esprimere ciò che penso della povertà in Svizzera da raccontare in TV.

La giornalista che mi ha contattato mi ha scritto che aveva visto la trasmissione "60 minuti" della RSI2 del 20 novembre Il costo della Povertà 60-minuti/RSI2. Voleva sapere da me come si fa ad approfondire il tema della povertà vista l'esperienza televisiva di Caritas Ticino a cui ho dato il mio contributo fin dalla sua nascita nel 1994. Non so quanto fosse cosciente del fatto che "60 minuti" era agli antipodi della mia lettura della povertà e darmi carta bianca voleva dire dar voce a una posizione ben diversa sulla lettura della povertà da quella dominante e stravincente su tutti i media, fra i politici e fra le organizzazioni caritative/assistenziali. Nessuno se ne sarà accorto perché la mediocrità intellettuale è lo standard accettato incodizionatamente ma il discorso improntato sulle risorse delle persone che non sono mai definite dalla loro indigenza, povertà, penuria, handicap e mancanza, che io ho fatto mio e di Caritas Ticino partendo dal Vescovo Eugenio Corecco, poi da Muhammad Yunus, Amartya Senn e C.K.Prahalad, e dall'enciclica di Benedetto XVI del 2009 Caritas in veritate, non ha proprio nulla a che vedere con quello che hanno detto i partecipanti a "60 minuti" ne "Il costo della povertà".

La tesi dominante sulla povertà in Svizzera è stata esposta infatti nei primi minuti della trasmissione con alcuni dati di cui il conduttore ha detto, spazzando via ogni spazio di possibile obiezione: "sarebbe da incoscenti ignorare questa situazione". E la situazione che sarebbe da incoscienti ignorare è che in Svizzera ci sarebbero 75000 bambini poveri e più di 200000 a rischio di povertà e in Ticino una famiglia su tre se riceve una fattura di 2500 FR non prevista, non è in grado di pagarla. Tutta la trasmissione è stata uno sviluppo analitico con abbondanti scivolamenti pietistici per dimostrare la tesi della povertà dilagante e sostanzialmente del fallimento totale dello stato sociale al punto che oggi, secondo loro, le organizzazioni private devono sopperire ai buchi dello Stato inadempiente. Un quadro da catastrofe che però è estremamente gratificante perché fa sentire tutti buoni e protesi verso i poveri che finalmente ci sono. E verso Natale questo è proprio un bel ragalo!

Questo quadretto catastrofico non ha avuto la benché minima obiezione o accenno a ipotesi diverse in tutti i 60 minuti di trasmissione: i due ricercatori, con linguaggio dotto e piacevole hanno sciorinato la teoria della penuria che non ha vie di uscita se non in un miracolo economico in cui i poveri svizzeri di conseguenza diventerebbero ricchi! Uno dei due, spiegando i parametri per definire i poveri in Svizzera ha accennato alla difficoltà di paragonare il parametro della soglia di povertà in valore assoluto (franchetti sonanti) con quello degli altri stati europei e quindi la sostituzione di questo paramentro con quello "relativo" del 60% del reddito medio, e nessuno ha reagito e forse nessuno si è accorto di cosa realmente stesse dicendo: in realtà aveva messo il dito sulla piaga di un indicatore illuminante dei criteri molto relativi adottati in Svizzera. Se infatti si adotta la soglia di povertà in valore assoluto, cioè 2500 Fr per persona singola e 4000 per coppia con due figli, si deve aver vergogna ad andare a raccontarlo mettendo il naso al di là della frontiera, dove più aumentano i kilometri e più l'assurdità appare evidente. La povertà materiale infatti nel mondo esiste ma non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella svizzera sbandierata da media, dai politici e dalle organizzazione assitenziali private.

Quando avevo i miei 5 figli piccoli e mia moglie non lavorava probabilmente se ci fosse arrivata una fattura improvvisa di 2500 Fr non avremmo potuto pagarla interamente quel mese, ma non ci siamo mai sentiti poveri ed abbiamo sempre pensato di avere risorse e creatività per mantenere modestamente ma decorosamente il livello di vita della nostra famiglia. Questo perché la povertà ,materiale in paesi ricchi come la svizzera è prima di tutto nella testa delle persone ed è ideologica.

Non avere sempre tutto e subito può essere una palestra interessante per valorizzare le proprie risorse ed abituarsi a interrogarsi su cosa potrei prima di tutto fare io prima di aspettare che altri, lo Stato o chissà chi, si debbano preoccupare per me.

Ma poi quello che mi disturba in questo piagnisteo, che si aquisce ogni anno in periodo prenatalizio, è che questo non è mai da stimolo o da pungolo per affrontare il problema dei bassi salari, della mancanza di contratti collettivi per diverse categorie, del dumping salariale che creano disparità e disuguaglianze inaccettabili fra i lavoratori: una questione di giustizia sociale prima che di povertà. Quasi paradossale, per non dire grottesco, che fra gli ospiti di "60 minuti" ci fosse un ex esponente di spicco del mondo imprenditoriale ticinese riconvertito recentemente all'umanitario di stampo assistenzialista che oggi si commuove scoprendo i poveri svizzeri, con distribuzioni di zainetti scolastici ai bambini meno abienti. Mancava solo il frate delle mense dei poveri che forse non poteva quella sera.

La cosa più triste per me comunque in questa diffusione a macchia d'olio della visione pauperista dominante è l'assenza della contrapposizione di quella straordinaria saggezza che la Chiesa, quando pensa, è capace di proporre con una lettura dell'economia e del sociale come in Caritas in veritate.

lunedì 9 ottobre 2017

46 anni di matrimonio

46 anni sono 16790 caffè a letto

Oggi ho portato l'abituale caffè a letto a Dani e secondo un calcolo semplificativo è il 16790esimo.
In questo 46esimo anno di matrimonio c'è stata una nuova tappa/svolta della nostra vita in quanto siamo pensionati che possono organizzarsi la propria vita quasi senza agenda e senza obblighi particolari. Cioè scegliendo cosa fare o cosa non fare e quando. Con strane derive come quella di vivere da uccelli notturni che poi hanno qualche problemino a relazionarsi col resto del mondo che di notte dorme e di giorno è sveglio.
Un cambiamento anche molto visibile comunque è stata la trasformazione parziale della nostra casa di Vaglio con alcuni locali rinnovati e/o riarredati, alcuni con cambio di destinazione.
Quindi ad esempio il caffè di stamattina l'ho portato nella bedroom attuale che non è più quella dell'anno scorso diventata studio.




E poi cucina e bagno hanno cambiato faccia con i mobili fatti su misura con legno antico proveniente dal convento del Bigorio, da nostro nipote Stefano Piccardo, un falegname che fa esattamente quello che gli chiediamo, inventandone di tutti i colori per accontentare soprattutto le mie fisime sulle cose antiche, visto che il mio modello di riferimento spesso sono i castelli medioevali.





E ci ha rifatto le finestre riproducendo una delle nostre antiche originali con meccanica d'epoca, riprodotta adesso, e le "tapparelle" esterne secondo disegni tradizionali



Aspettando amici e famigliari per festeggiare...
...con la torta a forma di cuore
che nostra figlia Alice ha immortalato e postato sulla chat famigliare di WhatsApp con: 46 together

sabato 30 settembre 2017

Uomo Albero in 3D

Ho modellato un Uomo Albero virtuale

Tra i desideri, se non proprio un sogno ma quasi, da anni volevo imparare a disegnare in 3D, cioè modellizzare con un computer oggetti che, una volta realizzati esistono nello spazio virtuale e possono essere guardati da qualunque angolazione, facendoli girare o girandoci intorno. Si possono fotografare o filmare creando delle animazioni, come se esistesse davvero l'oggetto tridimensionale che si è disegnato/scolpito virtualmente. Ma quando lavoravo, a ritmi piuttosto elevati, il tempo non l'ho mai avuto. Mi limitavo a seguire quello che realizzavano alcuni dei miei figli, Basilio e Gioacchino, che si sono avventurati in quell'universo creativo e hanno realizzato gli sfondi per diverse serie video virtuali di Caritas Ticino nel corso degli anni.
Ma poi a gennaio, da pensionato, ho finalmente rispolverato questo desiderio da finalizzare a una nuova serie video che uscirà tra breve su youtube e sul canale viacavo Teleticino, a cui è dedicata la copertina della rivista di Caritas Ticino appena uscita.

http://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1703/Rivista_completa_R3_2017.pdf

Alla nuova serie video con lo psichiatra e psicoanalista Graziano Martignoni, sono dedicate alcune pagine della rivista. E Martignoni racconta cosa ha voluto fare in questo percorso chiamato "Alleati nel giardino della cura"
http://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1703/Noris_Martignoni_alleati.pdf

E nelle due pagine successive Chiara Pirovano, storica dell'arte, dà una panoramica del complesso universo che Bosh ci ha lasciato col suo capolavoro "Il giardino delle delizie"
http://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1703/Pirovano_Chiara_giardinodelizie.pdf

Ma torniamo indietro all'inizio di quest'anno per raccontare passo per passo cosa ho fatto per arrivare agli sfondi che accompagneranno le 26 puntate della rubrica "Alleati nel Giardino della cura".
Per alcuni mesi ho seguito e incrociato molte lezioni trovate online sul software Zeta Brush, un programma che permette di scolpire nello spazio virtuale, avendo l'impressione di modellare veramente le masse di materiale che man mano si prendono, si ricombinano e si deformano. Per un pò ho realizzato forme senza un obiettivo finale, solo per esercitarmi, cercando di capire la tecnica e tutte le infinite variazioni da scoprire in miriadi di menu e in un numero smisurato di procedure. Per un bel po' ho creduto di non farcela a gestire questo programma piegandolo a un 'idea che avevo da tempo riguardo all'ambientazione della nuova serie video di Caritas Ticino, l'uomo albero del Giardino delle delizie di Jheronimus Bosch.


Piano piano a furia di provare e riprovare, con la caparbietà o la testardaggine che si spolvera quando si vuole assolutamente realizzare qualcosa, riuscivo finalmente a modificare le forme e a trattarle secondo quanto mi raccontavano i vari esperti insegnanti online o secondo quanto mi veniva in mente.
E un bel giorno ho deciso di smettere di seguire i corsi base di Zeta Brush e di cercare, anche se molto lentamente, di realizzare il mio Uomo Albero, The Tree Man. Mi sembrava una sfida impari, complicatissima e ho avuto più volte il sospetto che non ce l'avrei mai fatta a realizzare qualcosa di decente. Allora ho suddiviso le tappe per cui step by step andavo avanti con piccoli traguardi, l'uovo del corpo centrale, tagliarlo e romperlo, poi una prima rudimentale gamba studiata in diverse parti, collegate a gruppi solo quando mi sembrava di aver fatto quello che avevo in testa come immagine.

Poi ho modellato la seconda gamba, quella dietro a sinistra, inventando quelle parti che il quadro di Bosch non mostra. Avevo intanto comperato una scultura di plastica dell'uomo albero che ho scoperto avere diversi errori, che ho corretto spostando i personaggi e la zampogna che erano posizionati scorrettamente. Ho passato ore a trafficare, guardare e rivoltare quel modello di plastica cercando di tradurlo nella mia testa in una visione 3D che mi aiutasse nella trasposizione virtuale. 

E sicuramente questo tempo passato con questo oggetto "reale" mi ha facilitato. E quando la modellizzazione si avviava verso le ultime fasi ho utilizzato la capacità di riflettere del materiale metallico che avevo adottato. Ho fatto riflettere la parte alta del lato sinistro del trittico di Bosch, il giardino dell'Eden perché la serie video che stavamo preparando sulla "cura" con Graziano Martignoni, ha uno sguardo sulla realtà carico di speranza e volevo che questo trasparisse anche se l'Uomo Albero nel quadro originale é a destra del trittico nella parte dedicata alla dannazione. 

Ora seguirà un gran lavoro di montaggio video, chroma key ecc ecc per il settore video di Caritas Ticino, utilizzando questi sfondi ripresi nelle diverse posizioni corrispondenti agli stessi angoli delle telecamere che in studio su green screen hanno filmato Graziano Martignoni. A me resta invece solo un altro compito da realizzare nel mio paese dei balocchi, il solaio di casa mia, dove ho moltissimi strumenti musicali e diversa elettronica per realizzare la musica che servirà per le sigle di inizio e fine di ogni puntata e magari anche da tappeto sonoro sotto il parlato. Ho alcune idee ma in particolare quella di usare anche una cornamusa visto che il simbolo usato da Bosch per rappresentare la "perdizione" è proprio una specie di cornamusa piazzata sopra al piatto/cappello dell'Uomo Albero. Ne ho una irlandese da studio con la quale forse registrerò qualche scaletta; ma visto che domani andrò a spasso per qualche giorno proprio in Irlanda, chissà che non trovi una Irish Uilleann Bagpipe più sofisticata per registrare la musica di "Alleati nel giardino della cura".
To be continued