mercoledì 29 luglio 2015

Mila Song

Fare musica per "Una Scienza Malinconica" "Attorno alla Clinica della Precarietà"

Buon compleanno? A me? A me! (proprio oggi e come si fa a non scrivere un post in questa occasione!)

Sto cercando la strada per creare il pezzo musicale per la nuova serie video sull'economia e penso al violoncello elettrico con Wah Wah, un po' di Vichitra Veena (quella con il suono slide) e percussioni tipo Hang con un sottoprodotto  (il Garrahand). Vedremo. Alcune immagini virtuali dell'ambientazione.

(Nel frattempo il pezzo è finito: ascolta Economia Malinconica)(E anche la serie video "Una Scienza Malinconica" è partita: prima puntata)
Fare musica è un'esperienza creativa straordinaria indipendentemente dal fatto che uno sia uno strimpellatore e sperimentatore di suoni strani come me o un vero musicista come gli altri della lista SUISA. Insomma costruire suoni o vibrazioni musicali e lavorarci fino ad avere qualcosa che magari poi piace solo a te, è straordinario.
Non ho mai scritto su questo blog dell'esperienza che due anni fa ho fatto nella creazione della sigla per la serie TV "Attorno alla clinica della precarietà" partendo dai gorgheggi di mia nipote Mila quando aveva un anno (ora ne ha tre).
Ho avuto una registrazione da Iphone di Mila che canterellava un ritornello di chissa quale canzoncina cantatale da mamma o papà, oppure improvvisazioni spontanee. Ho preso questa base di poche note
e l'ho riprodotta con vari strumenti, in parte acustici e in parte elettronici, mantenendo la base cantata. Siccome la serie video in cui è utilizzata tratta del disagio e della precarietà, l'atmosfera è poco allegra e può lasciare sorpresi che il canto di una bimba di un anno crei un clima un tantino angosciante, ma credo si adatti bene all'ambientazione virtuale surrealista in cui si trova il protagonista, lo psichiatra e psicoanalista Graziano Martignoni, per 12 puntate. Ecco il link della prima puntata di "Attorno alla clinica della precarietà".
http://www.caritas-ticino.ch/media/rubriche/rubrica_attorno_clinica_precarieta.htm
Ed ecco il pezzo musicale "Mila Song". Comunque se dovessi stampare un CD con questa musica la copertina sarebbe questa foto di Mila a un anno, fatta dalla mamma Nora.
http://cativideo.dyndns.org/cati/altro/milasong.mp3


mercoledì 8 luglio 2015

SCHIAVITÙ moderna, un affare da 150 miliardi di dollari



SCHIAVITÙ moderna, un affare da 150 miliardi di dollari.


Stime da 20 a 36 milioni di persone.

(editoriale della rivista CARITAS TICINO luglio 2015)
http://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1502/riv_2015_R2_index.html

http://www.caritas-ticino.ch/media/rivista/archivio/riv_1502/Noris_Roby_editoriale_R2_2015.pdf




A ricordarlo è Mira Sorvino, attrice hollywoodiana, protagonista nel 2005 del film Human Trafficking (rivista no 2 luglio 2007 e rivista no 4 dicembre 2011),
diventata ambasciatrice dell’ONU per la lotta alla schiavitù, traffico di esseri umani, in un servizio (scritto e video) della CNN, del 24 giugno 2015 
che fa rabbrividire riportando alla ribalta il dramma del traffico di esseri umani, schiavi moderni, che tocca un numero impressionante di paesi, dall’India alle Filippine, dalla Thailandia al Brasile, dal Nord Corea alla Somalia. Le stime variano da 20 a 36 milioni di persone.
E negli stessi giorni mi è capitato di vedere uno stralcio di un documentario francese sulla prostituzione infantile in Madagascar, che in sintesi diceva: la povertà e la mancanza di prospettive fanno sì che solo i turisti bianchi siano la fonte di sussistenza, la prostituzione è quindi per molte bambine l’unica forma di sopravvivenza. Tutti lo sanno, dai politici alla polizia, agli organismi sociali, tutti deplorano ma non c’è niente da fare.
Mi colpisce sempre questa tragedia umana moderna, che sembra normale, ineluttabile, cioè “non c’è niente da fare”, e mi chiedo se la storia un giorno non si chiederà perché questo sia avvenuto sotto gli occhi di tutti. Come lo sterminio di milioni di ebrei, di dissidenti e di “diversi”, operato dai nazisti sotto gli occhi di tutti. 


Mira Sorvino mi è particolarmente simpatica perché sfrutta la sua notorietà come elemento positivo per veicolare azioni, giudizi e iniziative contro il traffico di esseri umani. Una lotta impari che, prima di avere i limiti imposti dai pochi mezzi di fronte all’immensità del fenomeno, deve fare i conti con la mancanza dei riflettori mediatici accesi a pieno regime. In altri termini la nostra generale indifferenza; ma perché il traffico di esseri umani non ha mai le prime pagine? Un po’ come succede col tema della fame nel mondo: si sa che c’è ma poiché si pensano cose diverse sui mezzi per farla sparire allora non succede granché (vedi articolo a pag 12). Siccome non possiamo piangere continuamente sulle stesse tragedie, pena l’assuefazione e poi l’indifferenza, i media si adoperano per cambiare periodicamente il programma dei drammi umani da mettere sotto i riflettori. Ecco allora che uno Tsunami con migliaia di turisti occidentali coinvolti diventa un affare colossale che dura mesi: senza turisti occidentali non sarebbe stato nelle headline delle TV mondiali per più di tre giorni.
Ancora per un po’, avremo i riflettori sui migranti del mare (vedi art. pag.10), perché il Mediterraneo è vicino, perché i profughi interrogano l’Europa intera e Brussels non sa che pesci pigliare, l’Italia fa un po’ di spettacolo politico, ma alla fine si cita Gaddafi che gestiva arrivi e partenze dei potenziali migranti africani, e adesso che non c’è più è il caos totale. E voglio ricordare anche i “Perseguitati dell’ISIS” che ormai sono mediaticamente inesistenti, ma che a milioni sono ancora tutti lì nei campi profughi. Ma non fanno più notizia e quindi non se ne parla più. I meccanismi della comunicazione di massa funzionano così anche se ci sono milioni di persone attente e attive per costruire un mondo migliore e molti lottano strenuamente contro il traffico di esseri umani. 

E come sempre è una questione di pensiero. 

È appena uscito il film “Woman in gold” con Helen Mirren, magnifica interprete di una ebrea scampata all’Olocausto che lotta perché l’Austria riconosca che il famoso quadro di Klimt (titolo del film) è stato sottratto dai nazisti alla sua famiglia. Interessante nella tesi del film è la forza devastante del politically correct, cioè che un quadro del valore di centinaia di milioni possa spostare la verità dei fatti - cioè il quadro di Klimt apparteneva a una famiglia ebrea di Vienna a cui è stato confiscato dai nazisti - su un piano politico di relazioni internazionali. Solo la caparbietà di un giovane avvocato di origine ebree, nipote del compositore Schoenberg, riuscirà a rimettere la verità al suo posto. Non è solo un film, è storia, quindi a volte l’happy end c’è anche nella realtà.

sabato 23 maggio 2015

I sogni di Elia

I SOGNI DI ELIA che ha 40 anni


Oggi 22 maggio 2015 Elia (mio figlio, il maggiore dei 5) compie 40 anni. Ha una figlia, Mila, di tre anni. Quando lui aveva la stessa età, cioè 37 anni fa avevo realizzato 10 fiabe televisive per l'allora TSI intitolate "I sogni di Elia" dove lui interagiva con diversi insetti sognando di diventare "piccolo piccolo". Un materiale in diapositive e nastri audio 6 mm che oggi non si sa più come utilizzare considerando quei supporti come reperti archeologici. La RSI conserva ancora 4 fiabe che ogni tanto vengono messe in onda.


In occasione di questo importante compleanno rotondo, ho pensato di digitalizzare tutto rendendolo fruibile coi mezzi attuali da offrire a Elia come regalo. Un lavoro piuttosto gigantesco nel riprodurre le diapositive con un macchinario antico e molto professionale che si chiama Illumitran (sostanzialmente un sistema di riproduzione con un flash interno), poi ritoccarle (10 min per ogni immagine, sono 400 dias che fa quindi circa 80 ore), poi copia dell'audio con un Revox enorme per i nastri 6 mm da passare in un minuscolo registratore digitale. In fine questo materiale audio e video l'ho importato in Avid Media Composer, il nostro sistema di editing video, dove con i riferimenti dei segnali di syncro delle dias ho potuto rimontare tutto aggiungendo dei piccoli movimenti che, 40 anni fa senza computer era ben più difficile realizzare.

Ecco il risultato su youtube (tutte le fiabe video durano 4 min): 

 Bruco
https://youtu.be/te0LWIXQcpc


 
 
 
(le altre 6 fiabe le sto preparando ma mi ci vogliono almeno 6 giorni solo per i ritocchi delle diapositive!)

Un po' di archeologia: la tecnica del passato pre digitale
Ma ritornando al 1978 quando le ho realizzate, senza computer perché non c'erano ancora,, dopo aver inventato e scritto le 10 storie dei sogni di Elia, l'ho fotografato per diversi giorni su uno sfondo nero (che utilizziamo ancora in studio TV a Caritas Ticino!) con diversi flash sincronizzati da una cellula. Gli raccontavo le storie e lui recitava senza nessun oggetto le varie scene. Era un bravo attore molto docile che sopportava lunghe sedute di ripresa dove doveva immaginare insetti che non c'erano con cui interagire. Parallelamente disegnavo su acetati (fogli di plastica trasparente formato A4) sia gli sfondi, l'erba, lo stagno, l'alveare ecc sia gli insetti nelle diverse posizioni. Una scena si componeva di diversi acetati sovrapposti per non dover ridisegnare tutto ogni volta che c'era un cambiamento.
Poi avevo dovuto sperimentare per diversi mesi la tecnica di ripresa fotografica che praticamente avevo dovuto inventarmi partendo dai sistemi di animazione classica (alla Disney) con gli acetati su cui disegnare. Avevo costruito un gigantesco trabiccolo avvitato al muro del bagno trasformato in laboratorio (piazza Indipendenza a Lugano) che permetteva di proiettare e fotografare con una doppia esposizione, sia Elia in diapositive, sia i disegni degli sfondi e degli insetti disegnati su acetati.
Questo è lo schema del macchinario che avevo costruito per realizzare la serie I sogni di Elia

Procedevo così:
1. mettevo in posizione gli acetati sovrapposti degli sfondi e degli insetti sul piano di ripresa, bloccandoli
2. proiettavo la dia di Elia corrispondente alla scena trovando la posizione giusta in rapporto ai disegni
3. al buio proiettavo la diapositiva su un nuovo acetato messo sopra a quelli dei disegni
4. disegnavo a mano con un rapidografo (penna a china per disegni di architettura) l'ombra corrispondente alla forma di Elia
5. fotografavo con una prima esposizione i disegni con sopra l'acetato della forma/ombra nera di Elia illuminati da lampade
6. fotografavo una seconda esposizione (al buio) solo la proiezione dell'immagine di Elia su sfondo nero

Se la diapositiva o qualcos'altro non si era spostato neanche di una frazione di mm allora l'immagine era buona. E in questo modo ho realizzato le 400 diapositive delle 10 fiabe.
Per il suono ho registrato la musica con alcune speci di flauto/launeddas, chitarra, sitar e forse anche qualche altro strumento, suonando da solo e sovrapponendo le piste dei diversi strumenti. Tutto analogico su nastri 6 mm. La TSI mi forniva il nastro con la lettura delle fiabe che io mixavo con la base musicale. Alla fine registravo su nastro 6 mm il suono dei bip/top syncro nella posizione dei cambi di diapositive. E alla fine consegnavo tutti i nastri e le diapositive ai tecnici della TSI che ricopiavano e mi restituiva tutto.

Ricordando Carlo
Durante l'estate passata in una casa nel bosco a Roveredo a fare i disegni delle fiabe, Carlo Doveri (l'amico che ci ha lasciato 5 anni fa) con cui negli anni successivi abbiamo collaborato per progetti sociali di vario genere e nell'elaborazione del pensiero sociale di Caritas Ticino, allora mi aiutava nel colorare gli sfondi che io preparavo con una base diseganta a pennelli e aerografo sui famigerati acetati. Ricordo che il lavoro era lungo e noioso, la parte creativa divertente era molto corta, e quindi Carlo oltre a dare un contributo tecnico mi sosteneva in quel percorso interminabile di produzione. Era stato un bel momento con lui.