Saturday, January 4, 2020

Pensieri sul Natale

Il mio Natale 2019

Presepe davanti a casa a Vaglio

Natale dovrebbe essere considerato da tutti, credenti, praticanti e non, come l'inizio della cultura cristiana che per un europeo significa il bagaglio ontologico, originale, da cui derivano, con disastri e distorsioni di natura diversa, tutti i sistemi in cui siamo immersi: il sistema giuridico, sociale e politico. C'è chi invece ama pensare che sia la rivoluzione francese ad aver costruito la cultura europea, c'è chi è terrorizzato dal presepe "confessionale" e chi preferisce ignorare la storia nascondendo con renne e babbi natale l'unico significato del Natale sostanzialmente perché non reggerebbe il confronto delle idee. Ho sentito di uno che dice che il Natale è la festa degli amanti del fantasy. Mi è piaciuta!

Quindi il Natale è prima di tutto la nascita di un personaggio carismatico all'origine della cultura cristiana che per almeno  un miliardo e mezzo di persone è figlio di Dio, morto a trentatre anni e risuscitato dopo tre giorni.


Giacomo Contri nel suo Think di Natale ha scritto: Per natale, ai bambini solo oro incenso e mirra, cose da adulti ricchi.


Interpreto che gli adulti siano ricchi quando sono capaci di un pensiero sano, che permette loro di cogliere la straordinaria eccezionalità del Natale.


Ho fatto alcune considerazioni all'incontro natalizio dell'équipe di Caritas Ticino il 18 dicembre 2019, che riporto registrate e trascritte. 

Trascrizione dell'intervento
Ieri con Dani abbiamo finito il presepe, che è a grandezza naturale perché ci facciamo prestare dalla Mara dal PO di Giubiasco due manichini che loro hanno battezzato Prisca e Davide; infatti dicono che Prisca Davide vanno in trasferta a Vaglio a fare la Madonna e San Giuseppe ma poi in gennaio tornano a lavorare al CATISHOP di Giubiasco. Allora è il secondo anno che facciamo questo presepe con queste figure di grandezza naturale, lo facciamo davanti a casa dove abbiamo una vecchia stalla rustica, molto molto pittoresca, molto bella, quindi l'ambiente è veramente suggestivo, poi le luci eccetera eccetera; e quindi la gente passa e inevitabilmente si ferma a guardare questa scena che è molto bella, che è molto suggestiva. E la riflessione che faccio è proprio sulla gente che passa davanti a un presepe: si tratta di persone che grosso modo, tagliando un po' grossolanamente, appartengono a due categorie, cioè quelli che sono cattolici praticanti e quelli che non lo sono. Non entro in merito alla fede visto che la fede è un dono ed è una questione personale, ma il dato oggettivo è che se sei praticamente vuol dire che frequenti la chiesa, se non la frequenti non sei praticamente. Queste due categorie di persone possono guardare al presepe in modo diverso. I presenti, qui oggi, fanno parte di queste due categorie che convivono bene in Caritas, ma oggettivamente vuol dire che ci sono posizioni diverse di fronte all'esperienza religiosa. 

Mi veniva da dire questo: chi fa un'esperienza religiosa, a Natale ha un'opportunità, una opportunità speciale, perché l'atmosfera, il clima, la storia, quella che raccontava Dante insomma, permette di fermarsi un attimo; e mi dicevo che in fondo sarebbe bello che davanti a quel presepe, chi è praticante possa in qualche modo domandarsi quanto viva profondamente questa sua esperienza di fede al punto tale che questa diventi testimonianza, che sia trasparente, che sia visibile da coloro che invece non la fanno e che ne siano interessati. Ma non sto pensando a questioni di tipo filosofico o teologico complicatissime, sto pensando alla vita di tutti i giorni. Mi chiedevo in fondo (è una domanda che ovviamente pongo anche a me stesso) quanto siamo capaci di essere testimoni di un esperienza di letizia, quanto siamo capaci di essere testimoni, alla mattina quando incontriamo le persone, quanto siamo capaci di testimoniare che l'esperienza di gioia e di letizia che dovremmo fare è autentica al punto tale che qualcuno guardandoci possa dire: “ma in fondo probabilmente quello lì ha la possibilità di fare un'esperienza interessante, che mi interessa”. Oppure un’altra considerazione. Per esempio per chi è sposato magari da 20-30 anni, nel mio caso 50 potersi dire ma quanto l'esperienza di amore fra due persone diventa testimonianza di un'esperienza bella che altri possano guardare con interesse. Intendiamoci bene, non ho mai teorizzato sul fatto che l'esperienza cristiana permetta un'esperienza di coppia che funziona, le statistiche comunque dicono che non è vero. Ho sempre pensato per esempio nella mia bella storia con Dani che principalmente sia dovuta al fatto che io ho incontrato una persona straordinaria e che abbiamo avuto la fortuna di poter camminare assieme e costruire una storia assieme; allora cosa c'entra l'esperienza Cristiana io sono certo che l'esperienza Cristiana ha aiutato moltissimo ed è stato un valore aggiunto in quello che è la qualità di questa costruzione di rapporto. Quindi sono certo che se da una parte brutalmente potrei dire che far funzionare la coppia è affar nostro, dall'altra tutto quello che è un cammino che aiuta a ricentrare, a mantenere vivo quell’elemento fondamentale nel rapporto della coppia che è che la curiosità di uno verso l'altro, è di grande aiuto. Allora la domanda davanti al presepe è: ma quanto sono capace di testimoniare questa cosa in modo tale che un altro possa essere interessato? Dico questo perché ho la profonda convinzione che le chiese si svuotano non perché c'è in atto un processo di secolarizzazione inarrestabile ma semplicemente perché quelli che le frequentano non sono affascinanti. Lo dico brutalmente, ci sono lodevoli eccezioni ma mediamente chi frequenta le chiese non è abbastanza affascinante da interessare gli altri. Il cristianesimo si è diffuso perché qualcuno trovava che questi cristiani erano interessanti, erano affascinati, lo è stato all'inizio delle comunità cristiane ma è continuato. Mi ricordo che a vent’anni con Dani abbiamo cominciato a fare un'esperienza di una certa radicalità di fede solo ed esclusivamente perché avevamo incontrato delle persone che ci sembravano interessanti, che avessero nella loro vita qualche cosa in ordine alla felicità, alla possibilità di essere felici, non in ordine a chissà che cosa. Tu le incontri e allora poi dici potrei provare anch'io. Allora mi dico che chi ha, mi permetto di dire, la fortuna di fare un'esperienza come quella religiosa, davanti al presepe sarebbe bello che si domandasse quanto sia capace di questa trasparenza per essere interessante per gli altri. 


Vengo invece a una considerazione più di tipo laico e mi dicevo: ma il fondo molte persone che non fanno un'esperienza religiosa potrebbero pensare che quel presepe fa parte delle feste, fa parte di un certo contesto, ma non è affar mio. Evidentemente è un errore, ma perché? Non perché tutti debbano essere condizionati dall'esperienza religiosa che in quel presepe inizia, ma per il fatto che siamo figli di una cultura Cristiana e questo non ce lo toglie nessuno. Ora questa cultura Cristiana è fondata su questa esperienza che nasce in un momento storico che è quello del presepe  Sono 2000 anni che questa storia segna una cultura, che vuol dire segnare un ordine di valori di riferimento; poi magari se ne fanno di tutti i colori però è pur vero che il riferimento per esempio al rispetto della vita in una cultura, si traduce in leggi, si traduce in sistema sociale, in sistema politico. Sono cose che nella nostra cultura europea hanno un'origine precisa, sono stati marcate fortemente. Allora anche chi non fa un’esperienza religiosa credo che a Natale di fronte a quell'immagine lì, ha comunque una possibilità di porsi delle domande importanti. Mi permetto, visto che sono appassionato di cinema di citare un film straordinario che uscito nel 1982 che è Blade Runner. (Post del blog da cui sono tratte le considerazioni relative a Blade Runner).Chi non l'ha visto è gravemente colpevole di questa mancanza e spero che prima o poi possa colmare questa lacuna imperdonabile. Questo film del 1982 è ambientato il mese scorso, cioè il film inizia con “Los Angeles novembre 2019”. Di questo straordinario film sono state fatte parecchie versioni, rovinandolo sostanzialmente, perché il regista, sono convinto, che gli sia venuto questo capolavoro suo malgrado perché Infatti ne ha fatte di tutti i colori per rovinarlo. Ma la prima versione che uscita al cinema aveva un commento off, cioè il protagonista continua a raccontare delle cose che aiutano, da una parte a capire la storia nei dettagli ma dall'altra a fare delle considerazioni molto profonde. Il plot di questo di questo film è che un gruppo di replicanti, cioè di esseri umani costruiti in laboratorio, ne fa di tutti i colori per riuscire a raggiungere il creatore cioè lo scienziato che li hai inventati, un certo Tyrell della Tyrell  Corporation che reclamizzava questi replicanti dicendo “più umano dell'umano”. Blade Runner è la definizione di coloro che eliminano questi replicanti pericolosi dicendo che li ritirano, non che li ammazzano ma che li ritirano e quindi il protagonista del film è un Blade Runner. C'è una una scena verso la fine da cui prendo spunto per una questione molto profonda e molto seria che è questa: il Blade Runner dopo aver fatto fuori 5 replicanti col sesto ne fa di tutti i colori per riuscire a farlo fuori ma non ci riesce anzi il nostro eroe vola da un tetto di una casa di non so quanti piani e quindi si sarebbe sfracellato, ma il nemico, il replicante lo prendi al volo e lo salva, lo sbatte lì, si siede, sorride e muore. Muore perché la maggior parte dei replicanti erano fatti con una data di termine cioè solo 4 anni di vita. Arrivo alle considerazioni che fa il nostro Blade Runner dicendo: Non so perché mi salvò la vita, forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto non l'avessi amata prima. Non la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita. Aveva voluto le stesse risposte che in fondo tutti noi vogliamo: da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. 



Da dove vengo, dove vado, quanto mi resta. A me questo film ha sempre fatto riflettere molto, l'ho visto non so quante volte, perché attraverso i comportamenti di esseri “sintetizzati”, ci butta addosso evidentemente le questioni fondamentali per noi. E mi dicevo: chi non fa un'esperienza religiosa, davanti al presepe, ha comunque la possibilità, all'interno di una cultura impregnata di quella storia, di andare al fondo di se stessi, con quelle domande fondamentali; ma non tanto con la preoccupazione che qualcuno, magari il padreterno prenda il telefono e ti risponda dicendo da dove vieni, dove vai, quanto ti resta. Ma perché il porsi delle domande esistenziali vuol dire sostanzialmente mettersi in modo serio davanti a se stessi, e magari guardando il presepe ma anche guardando la propria moglie, guardando i propri figli, i propri amici, chiedendosi quindi in fondo di essere più veri, più autentici e più radicali nella propria esperienza vitale per quanto riguarda le cose importanti cioè le cose veramente importanti della nostra vita. Io credo che il Natale possa in qualche modo essere un'occasione interessante per tutti quindi da un certo punto di vista. Io spero che succeda a Vaglio quando le persone passano davanti al nostro presepe, ma spero in generale che le persone abbiano la possibilità, magari in questo clima un po' romantico che va benissimo, di essere presi per farsi delle domande importanti su se stessi. Poi se volete la formulazione di questo Blade Runner nei confronti del replicante è una delle tante sintesi. Insomma: da dove vengo, dove vado e quanto mi resta. Per cui come esperienza personale cerco di fare a me stesso queste domande e mi auguro che anche voi abbiate questa possibilità. Quindi buon Natale. 


Il mio Natale è quello della famiglia che riesce a ritrovarsi per un giorno almeno, con scambi di racconti, di doni, di esperienze, di approfondimenti, dove ognuno porta la sua ricchezza di vita e per un attimo la scambia con tutti gli altri. Ci si racconta, si gioca, si preparano manicaretti e si risistema tutto, si ascolta musica e magari ci sta anche un film. 

Gioacchino ha scritto sulla chat di famiglia: Degli alieni direbbero che per potersi sedere da adulti si devono portare gli occhiali


Basilio si è portato la sua attrezzatura per fotografare il cielo e la notte di Natale ha registrato alcune foto spettacolari, ottenute dopo molte ore di elaborazione. 
Sul balcone ha piazzato cavalletto, motore per seguire il cielo, filtri per la diverse componenti stellari, sensore raffreddato a -41 gradi, e il tutto collegato via USB con un computer portatile all'interno.



Dal presepe davanti alla stalla a pochi metri dal balcone dove un po' di tecnologia cattura le immagini del cielo, la quarta, the Rosette Nebula, lontana 5219 anni luce. Il presepe ci riporta a duemila anni fa ma anche viaggiando alla velocità della luce bisognerebbe andare indietro due volte e mezza per essere davanti alla Rosette Nebula. Difficile rapportarsi con questi ordini di grandezza dove la relazione spazio/tempo deve essere ridefinita per rapporto a una incapacità congenita degli esseri umani a gestire la propria finitezza. Ridefinire un'idea di tempo metabolizzabile da esseri che esistono per una manciata di anni, un secolo al massimo che è una bazzecola per l'universo e per la storia. Sono sfide intellettuali affascinanti.

Ho scoperto, grazie a Cristiano, proprio in questi giorni natalizi, l'esistenza di un progetto musicale della durata di 1000 (proprio tre zeri) anni. E pur essendo una esperienza musicale la riflessione è sul tempo. Logplayer è iniziato a mezzanotte del 31 dicembre 1999 e continuerà fino alla mezzanotte del 31 dicembre del 2999 senza ripetersi mai. Il compositore inglese Jem Finer (conoscuto per la sua band irlandese Pogues) ha registrato 234 campane tibetane e gongs, per 20 minuti e 20 secondi, e un algoritmo le combina in modo che non si ripetano per mille anni. 


Se Natale è l'occasione per rifarsi delle domande importanti cercando di situarle nel contesto giusto, allora guardando the Rosette Nebula o ascoltando Longplayer, forse la terza domanda di Blade Runner "quanto mi resta?" apre una dimensione nuova, forse quella che fa dire a Dave Bowman (Odissey 2001/2010) "My God, it's full of Stars".

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