Friday, October 12, 2018

sulla comunicazione televisiva

La TV di Caritas Ticino

In giugno mi è stato chiesto di rispondere a sette domande sulla comunicazione video di Caritas Ticino per il sito della CORSI. Poi mi è stato chiesto di ridurlo a 4 domande ma non è stato pubblicato. In una versione ridotta a 3 domande è apparso in ottobre su catt.ch

Ecco la versione originale per la CORSI mai pubblicata (titolo e introduzione non sono miei ovviamente).


Una tv attenta ai problemi di oggi

Roby Noris, entrato a Caritas Ticino nel 1980, l’ha condotta per una trentina di anni, arrivando anche a creare una propria produzione televisiva, conducendola e facendone il suo principale settore di impegno professionale fin dal 1994, con la possibilità di montare in proprio tutto quanto prodotto e di realizzare anche tutta la produzione virtuale su green screen. Da quando è in pensione, da gennaio 2017, collabora ancora per servizi o serie puntuali. I video di Caritas Ticino Tv vogliono essere una piacevole e distensiva opportunità per scoprire cose interessanti. I 1350 video sul canale di Caritas Ticino su youtube testimoniano questo tentativo.
1) Le vostre proposte sono seguite da che genere di utenza? A chi vi rivolgete?
Andando in onda su Teleticino e su youtube potremmo dire che la proposta è a 360 gradi anche se in realtà chi ci segue ha una caratteristica ben precisa: curiosità e desiderio di approfondire tematiche sociali, religiose, economiche e culturali. E fra questi molti non la pensano come noi ma credo trovino interessante il confronto con una organizzazione profilata che non teme di proporre ipotesi, talvolta scomode, che spesso vanno controcorrente. Con la rubrica Migranti del Mare, ad esempio, diamo una interpretazione politica spesso fuori dal coro. E la nostra lettura della povertà in Svizzera, che non sposa il catastrofismo dominante, penso possa piacere a chi desidera ascoltare un’altra voce.
2) È facile proporre dei contenuti anche orientati alla religione nel mondo odierno?
Più dei contenuti a carattere religioso ciò che spaventa è l’approfondimento, perché il pubblico ritiene che richieda molta fatica. Allora bisogna “barare” facendo credere che l’approfondimento non richieda sforzi particolari. In realtà tutti siamo disposti a fare fatica se questo ci produce piacere. Chi gioca ai videogames, ad esempio, fa uno sforzo enorme, di calcolo e di memorizzazione a una velocità incredibile, ma non dirà mai che è faticoso perché è divertente e gratificante. Noi cerchiamo di mettere in contenitori piacevoli, a volte virtuali e movimentati, anche contenuti difficili come quelli religiosi, presentandoli come più leggeri di quello che sono.
 3) Ricevete feedback dai vostri utenti?
La nostra produzione poco spettacolare non può generare le reazioni a caldo e le lettere al direttore. Ma in quasi 25 anni abbiamo raccolto molti feedback che confermano la bontà della scelta piuttosto speciale fatta nel 1994 di produrre TV in proprio e di creare un nostro studio televisivo. Ciò che mi colpisce sempre sono soprattutto i commenti che ci arrivano da persone lontane dalla Chiesa e dalle tematiche sociali che ci attestano fedeltà e apprezzamento al di là di ogni ragionevole aspettativa. La permanenza dei video in rete su youtube ha creato inoltre una situazione nuova: dopo anni, chi li guarda reagisce come se fossero stati realizzati e postati il giorno prima.
4) Migrazioni, disagi sociali, dipendenze: i problemi dell’odierna società vengono sufficientemente trattati dai mass media?
Vengono trattati solo se hanno le caratteristiche ben codificate per ottenere il successo mediatico. Giocano quindi in modo determinante aspetti di per sé secondari come la novità, la spettacolarizzazione, l’impatto immediato, l’emozione facile, la concorrenza fra media. Il paradosso sta nello scontro fra il desiderio originale di fare dell’informazione autentica e la pressione schiacciante del costo elevato pagato solo dall’audience. Talvolta traspare del buon giornalismo ed è quasi miracoloso. Si continuerà a parlare ad esempio di migrazioni fino a quando ci saranno notizie vendibili sul mercato dei media, finché non ci sarà assuefazione.
5) I mass media in generale sono coscienti del loro ruolo verso questi temi? Li affrontano nel modo giusto? Sono coscienti che “l’uomo è più del suo bisogno”, come diceva Eugenio Corecco?
Purtroppo no. Ci sono molti buoni professionisti, e una parte di pubblico, che vorrebbero un’informazione responsabile dell’immagine della realtà, cioè della verità, ma la macchina mediatica e il mercato hanno quasi sempre il sopravvento, persino sul servizio pubblico che dovrebbe essere l’oasi in cui ci si libera dal giogo dell’audience. Siamo lontani anni luce dall’idea di persona e del suo valore che ci ha insegnato il vescovo Eugenio Corecco che aveva le idee ben chiare sulla responsabilità dei media e del pubblico, e per questo ci ha incoraggiato a lanciarci nell’avventura televisiva.
6) Conosce la CORSI e il suo lavoro in seno alla RSI? Se dovesse fare una critica alla RSI, quale sarebbe? La RSI è attenta, ad esempio, ai problemi della società di oggi?
La RSI ha l’opportunità, come servizio pubblico, di non essere totalmente condizionata dalle fluttuazioni dell’audience, mostrando il “bello della realtà”. Lo fa sul piano culturale con la RETE DUE radiofonica. Televisivamente quasi tutto però è giocato sugli ascolti. I trentennali programmi occupazionali per disoccupati di Caritas Ticino ad esempio, sono stati attaccati da Patti Chiari (17.3.2017) sulla base di tre testimonianze di scontenti, a fronte di migliaia di partecipanti soddisfatti. La logica era chiara: una attività che funziona non è una notizia mentre scavare nel torbido da giustizieri, sì. Nel servizio pubblico sarebbe bello veder affiorare il coraggio della verità.
7) Quali vantaggi offre il fatto di essere una piccola realtà mediatica come la vostra in confronto alle grandi emittenti?
I vantaggi ad essere piccoli sul pianeta mediatico sono ben pochi ma nel nostro caso, a Caritas Ticino, c’è forse una caratteristica che è straordinaria ed affascinante per chi ama la comunicazione: noi abbiamo la libertà di poter dire ciò che crediamo giusto, anche se non ci porterà indici di ascolto particolari. Possiamo parlare di cose belle che funzionano bene anche se sappiamo che questo “non fa notizia”, e dar voce a visioni positive della realtà, a testimonianze di chi si è giocato la sua vita per ciò che crede, anche se non sono news molto quotate. E scoprire che un nostro video dopo anni su youtube ha migliaia di visualizzazioni ci dice che forse si può sperare.

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