Monday, November 11, 2019

Blade Runner, in questi giorni

Blade Runner Novembre 2019



In questi giorni, a novembre del 2019 è ambientato Blade Runner il film cult del 1982 che ha cambiato la rappresentazione della fantascienza, che ci ha fatto riflettere sulle questioni esistenziali attraverso lo sguardo dei "replicanti", esseri non umani fabbricati industrialmente ma "più umani degli umani" come recitava lo slogan della Tyrrel Corporation che li costruiva.

Un capolavoro "malgrado" Rydley Scott, il regista, che credo non si sia nemmeno reso ben conto di quello che aveva per le mani, visto che nel corso degli anni ha cercato di rovinarlo con correzioni e versioni addomensticate tutte ben poco felici. (Attenzione quindi alla versione: non director's o final cut o international o US Broadcast ma la "US Theatrical Cut")

Soprattutto non voleva il commento (voiceover fuori campo) di Deckart, il protagonista, che accompagna con annotazioni e considerazioni varie, tutto il film: glielo aveva imposto la produzione perché altrimenti "non si capiva cosa stesse succedendo" e si dice che "svogliatamente" Harrison Ford l'avesse registrato proprio perché bisognava farlo! Invece queste considerazioni intime e colloquiali, improvvisate, scanzonate e apparentemente raffazzonate, sono il legante di classe che completa il gioiello. 


Come nella scena della morte di Roy Betty, il replicante che ha lottato con Deckert cercando di ammazzarlo in tutti i modi ma che alla fine gli salva la vita, c'è un passaggio efficacissimo nel commento off di Deckard: 

I don't know why he saved my life.
Maybe in those last moments, he loved life more than he ever had before.
Not just his life. Anybody's life. My life.
All he'd wanted were the same answers the rest of us want.
Where do I come from?
Where am I going?
How long have I got?
All I could do was sit there and watch him die.

(Non so perché mi ha salvato la vita. Forse in quei momenti ultimi, amava la vita più di quanto l'avesse mai amata prima. Non solo la sua vita. La vita di chiunque. La mia vita. Quello che aveva voluto erano le stesse risposte che vogliamo tutti noi. Da dove vengo? Dove vado? Per quanto ne ho ancora? Quello che ho potuto fare è stato ster lì seduto a guardarlo morire.)




E Ridley Scott non voleva neppure il finale Happy End, anche questo imposto dalla produzione, che invece permette una conclusione "molto umana" con la riflessione di Deckart "Who does?" (chi lo sa?) riguardo alla durata dei rapporti di coppia, non solo il suo con la replicante Rachael, ma quelli di tutti; 
sullo sfondo della sequenza di un volo in elicottero sulle montagne (dove finalmente c'è il sole dopo tutto il film di notte con la pioggia), presa "in prestito" dal materiale girato da Stanley Kubrick nel 1980 per Shining. Per chi adora Kubrick è un cammeo, ma per Ridley Scott era una sequenza da eliminare appena è stato possibile. 


Ho sognato molto rivedendo Blade Runner innumerevoli volte, forse perché mi è sempre sembrato che si potessero porre quelle domande esistenziali caricandole del desiderio di trovare un senso in generale all'esistenza anche senza ricevere davvero le risposte; probabilmente perché il senso c'è al di là della possibilità di trovare le risposte corrispondenti alle domande.
Roy Batty, il replicante morente dice a Deckard "time to die"(è tempo di morire), poi sorride, ripiega la testa e lascia andare una colomba che vola via, per un'istante in uno squarcio di cielo quasi azzurro nonostante la pioggia e l'atmosfera notturna. 
Il sorriso in primo piano è netto ed è l'ultimo gesto prima di morire.