Thursday, June 23, 2016

100 anni di una chiesa e di mio padre

100 anni di una chiesa e di mio padre

Domenica 19 giugno si sono celebrati i 100 anni della chiesa di Vaglio, dove abito. E lunedì 20 abbiamo ricordato in una Messa i 100 anni che avrebbe avuto quel giorno mio padre. La chiesa di Vaglio quindi veniva consacrata in maggio 1916 e un mese dopo nasceva mio padre Ignazio. Mi ha fatto un certo effetto scoprire questo legame insospettato fra due anniversari così vicini a me. Perché oltre ad abitare a Vaglio da trentaquattro anni, quella chiesa in gioventù mi piaceva molto e passando in moto con Dani, poco dopo che ci eravamo conosciuti nel 1968, le dissi che ci saremmo sposati lì. Cosa che poi non si è avverata perché ci siamo sposati a Friburgo. Per celebrare il centenario della chiesa si è fatta anche una processione col Vescovo per le strade del paese e nella parte vecchia dove abitiamo ho potuto fotografare il passaggio avendo come sfondo la nostra legnaia e stalla davanti alla quale Dani ha allestito un altarino con un'icona del volto di Gesù. Una espressione religiosa popolare che oggi risulta poco legata al contesto contemporaneo che in passato invece esprimeva il legame della vita della comunità in armonia con le stagioni e coi ritmi liturgici: ma questo in una società rurale fortemente caratterizzata dalle espressioni di fede. La banda davanti alla processione era l'orgoglio del villaggio e alla portantina con la statua di sant'Antonio si alternavano gli uomini forti, un onore portarla. Oggi può suonare anacronistico ma queste espressioni della tradizione religiosa ci ricordano un modello non secolarizzato di società che aveva forti punti di riferimento che si esprimevano nella rappresentazione scenica anche se oggi magari sembrano solo pittoreschi, come nelle foto dalle mie finestre.



Un secolo è una convenzione del sistema decimale, se ne usassimo un altro il numero 100 ci farebbe molto meno effetto. Ma per noi un secolo è una quantità di anni enorme, anche perché sono pochi a festeggiarne il compleanno. Del resto mio padre ci ha lasciati nel 2001 poco prima del cambiamento epocale segnato dall'attentato alle torri gemelle di New York (editoriale della rivista di Caritas Ticino).
Forti cambiamenti in un secolo su molti fronti, dal tipo di società all'esplosione delle possibilità di comunicazione, dalla tecnologia più sofisticata alla perdita di senso dell'esistenza. Oggi sono andato a salutare una cara amica che sta morendo e mi rendevo conto ancora una volta di quanto siamo disarmati di fronte alla finitezza, di fronte al confronto inevitabile con la morte. nel 1916 quando è nato mio padre non credo che avessero chissà quale strumentario per metabolizzare l'idea molto più concreta e vicina di ora, della morte delle persone care e della propria morte, ma avevano dei punti di riferimento inequivocabili in ordine alla fede e all'idea di destino personale "buono" perché amati da un Dio buono, per cui ad esempio la tragedia della mortalità infantile era accettabile nelle famiglie anche se dolorosissima. Noi a un secolo di distanza siamo completamente persi e solo in alcuni momenti speciali e rarissimi di vita comunitaria, riusciamo a sopportare l'idea del distacco.
Probabilmente è irriverente ma credo che un'immagine possa rendere l'idea del continuo disperato e goffo tentativo di scardinare l'idea della morte addomesticandola persino come un oggetto di marketing. Ma non funziona.
  

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