Tuesday, January 5, 2016

Vorrei qualche Husky e una slitta

Vorrei qualche Husky e una slitta


Sui social network credo ci siano più foto di cani e gatti che di esseri umani o almeno questa è l'impressione che ho talvolta su Twitter nonostante i miei 662 following siano piuttosto elittari visto che si interessano di questioni sociali, politiche, filosofico-religiose e artistiche (musica, cinema, fumettistica, arti figurative ecc). Insomma gattini e cuccioli si sprecano, magari con filmatini gif di qualche secondo per creare atmosfere dineyane alla portata di tutti. Mi infastidiscono e cerco di evitare l'impatto con queste distorsioni della realtà addomesticata che non riescono ad intenerirmi neanche per un attimo.
Non mi piacciono gli animali? Assolutamente no, mi piacciono se sono al loro posto. 
Vorrei ad esempio avere qualche Husky ma a condizione di avere anche una slitta e vivere fra i ghiacci. Ho una simpatia e forse una affinità atavica con gli Inuit e quindi probabilmente mi piacerebbe veramente avere un Husky, essere un Inuit e vivere sui ghiacci del polo. Per conoscere gli Inuit in modo poco impegnativo e piacevole ho in mente due bei film: Smilla's Sense of Snow del 1997 (Smilla e il senso della neve) e Chloe and Theo del 2015.

Un cane da slitta ha una sua dignità legata alla sua capacità e funzione di compagno dell'uomo con cui stabilisce un rapporto stretto e costruttivo finalizzato a realizzare cose utili e persino  alla sopravvivenza. Penso che potrei affezionarmi molto a un cane in quelle condizioni proprio sulla base di quel riconoscimento e rispetto della dignità dell'animale armonicamente inserito in un ordine della natura.
Ma fuori da quel contesto o da una situazione analoga dove la dignità dell'animale si configura in stretta relazione con la sua funzione, (cani pastore, da catastrofe ecc), mi riesce molto difficile immaginare una relazione se non improntata alla "pietà" per un animale assolutamente fuori posto. Faccio già molta fatica ad immaginare un cane da compagnia abitando in piena campagna con kilometri di prati e boschi intorno, ma in una realtà cittadina o paesana come le nostre proprio non capisco cosa ci stia a fare quel poveretto se non quale schiavo delle varie, più o meno gravi, patologie umane. Mi sono soffermato velocemente a guardare gli umani che frequentano i parchetti per cani, cessi a cielo aperto regolamentati e molto curati, dove i temi di conversazione, codificati precisamente, sono rivelatori di un orizzonte compromesso da una serie di fattori di cui nè sono coscienti, nè sono responsabili direttamente gli umani in questione. Quelli della protezione animale non godono delle mie simpatie visto che manifestano spesso tratti maniacali operando sostituzioni di specie fra quella umana e quella animale. Ciononostante ho un senso di pietà per quella schiera di animali umanizzati in modo distorto, non solo nei nomi e nelle modalità di comunicazione, ma nella sostanza del rapporto con l'umano che li schiavizza, trattandoli benissimo come se fossero umani. La mistificazione collettiva fa apparire come una prova di affetto e di dedizione all'animale ciò che è solo una imposizione innaturale di comportamenti modellati sulle esigenze del padrone: bisogno di affetto, di dominio, di prestazioni, di competizione ecc. Si fanno corsi per imparare ad addestrare i propri animali ma sarebbe più interessante creare dei corsi per imparare a gestire i propri guai senza farli pagare a un animale che non ne ha nessuna colpa o responsabilità.

Il film di Spielberg del 2001 A.I. Artificial Intelligence metteva a tema l'idea della sostituzione di entità artificiali come persone-copia con tutte le conseguenze persino nella proiezione 1000 anni dopo: penso a uno scenario analogo dove potersi procurare cani e gatti prodotti artificialmente in funzione delle esigenze di giocattolo per umani adulti che stanno meglio se hanno a fianco il PET (animale da compagnia) su misura. E perché no! Se potessimo stare meglio guarendo magari un po' dalle diverse nevrosi, avendo il Pet artificiale su misura, potremmo addirittura farlo pagare dalla cassa malati. In questo caso io sarei considerato un assicurato che costa parecchio coi miei Husky, la slitta e l'igloo in Alaska con l'allacciamento online via satellite per poter continuare a sproloquiare sul mio blog.


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